Veleni a Burgesi, terza puntata

Dopo i due carotaggi, ieri il prelievo nel sito della ex discarica

L’ispezione è stata realizzata lì dove era stato effettuato lo scavo lo scorso 11 febbraio: si sono raggiunti e riportati in superficie i teli già rinvenuti in quella data; poi sono stati prelevati dei campioni dei teli e del terreno sottostante. Saranno esaminati il 24 marzo

Sono stati eseguiti eri mattina i prelievi presso la ex discarica di Ugento. E’ la terza tappa, dopo le due fasi di carotaggio che si sono svolte nelle scorse settimane, finalizzata alla verifica delle dichiarazioni di Bruno Colitti, l’imprenditore titolare dell’azienda di movimentazione terra che si è autodenunciato rivelando la presenza di sostanze tossiche nel sottosuolo dell’area della ex discarica abusiva; secondo la parole di Colitti infatti la dovuta bonifica del sito non sarebbe mai stata realizzata e le sostanze pericolose, altamente nocive per l’uomo e per l’ambiente, sarebbero state semplicemente occultate nelle profondità del terreno. Ieri mattina, alle ore 9, sul luogo del prelievo c’erano tutte le parti interessate. C’era Colitti, accompagnato dal legale Antonella Russo; c’era Annamaria Ciardo, avvocato delle società Serveco, Italiana Ambienti ed Imperfoglia. E c’era il tecnico nominato dal pm Donatina Buffelli. L’ispezione è stata realizzata lì dove era stato effettuato lo scavo lo scorso 11 febbraio: si sono raggiunti e riportati in superficie i teli già rinvenuti in quella data (in particolare, uno era stato trovato aggrovigliato, possibile prova della veridicità della denuncia di Colitti); poi sono stati prelevati dei campioni dei teli e del terreno sottostante i teli. Tali campioni, sigillati e firmati dalle parti, verranno aperti ed analizzati il prossimo 24 marzo: allora si potrà stabilire la presenza di idrocarburi maggiori o inferiori a C12, policrorobifenili (la sostanza pericolosa contenuta nei fusti smaltiti illecitamente alcuni anni fa), fenoli e clorofenoli. 6 marzo 2009 Cromo a Burgesi L’unico dato reso noto è preoccupante. Esso si riferisce alla concentrazione di cromo totale nelle falde idriche di Ugento e Casarano. 292 microgrammi per litro su un limite consentito di 50 parti. Valori anomali riguardano anche il ferro, il nichel ed altri metalli. Ma sul cromo esavalente, che poi è quello cancerogeno, non si è detto più di tanto – solo che è nella norma – quando invece era proprio quello il valore più atteso, ieri, alla conferenza stampa durante la quale la Provincia di Lecce ha presentato i dati della prima campagna di monitoraggio delle falde dei due Comuni. Gli esami sono stati condotti su 19 pozzi di Ugento e 16 di Casarano da due società, la Spacedat e la Multilab della Camera di commercio. L’esito non è rassicurante, soprattutto per ciò che riguarda Ugento. “E’ necessario che i dati vengano verificati dall’Arpa”, ha dichiarato Gianni Scognamillo, assessore provinciale all’Ambiente, in conferenza stampa. Verificati. Perchè essi non lasciano ben sperare. Il dato relativo alla presenza del cromo e degli altri metalli è stato infatti rilevato in uno dei tre pozzi analizzati vicino alla discarica Burgesi; un pozzo che arriva in falda profonda. Ciò significherebbe, dunque, che il percolato presente in discarica si sta riversando nella falda sotterranea. Le analisi dell’Arpa, previste per aprile, potrebbero confermare o meno l’inquinamento. Il monitoraggio si riferisce al periodo maggio-luglio 2008, un arco di tempo durante il quale sono state effettuate circa 2700 analisi che andranno a costituire un database provinciale. Insomma, le analisi andranno rifatte; i dati saranno incrociati con quelli rilevati dall’Arpa il mese prossimo; la soluzione andrà programmata di concerto con l’Agenzia regionale per l’ambiente. Morale: i tempi per giungere ad un dato certo sull’inquinamento della falda si dilateranno. “Ma non disperiamo – ha annunciato Scognamillo – perché dai rilevamenti effettuati dall’Arpa nel gennaio 2009 nei pozzi accanto a Burgesi, i parametri risultano nella norma; tale difformità nei dati probabilmente dipende dal fatto che i prelievi sono stati realizzati a profondità differenti”. Parola d’ordine: confusione. E intanto i comitati cittadini lamentano uno scarso coinvolgimento nelle operazioni di controllo. “Ci hanno raccontato i dati ma non ce li hanno forniti – ha dichiarato Gilberto Stendardo, del comitato “Burgesi pulita” – e non ci hanno resi partecipi nella fase di analisi, contravvenendo in tal modo al quarto punto del documento firmato in Prefettura il 7 gennaio scorso. La situazione di Casarano, sulla base dei dati emanati ieri, sarebbe meno preoccupante. I rilevamenti sono stati effettuati nella zona “Vora”, dove si trovava l’ex depuratore delle acque reflue. In quella falda è stata riscontrata la presenza di batteri provenienti da sostanze organiche ma nessuna alterazione relativa all’esistenza di metalli. 12 febbraio 2009 Troppi dubbi. Burgesi sequestrata Per evitare che i luoghi vengano alterati in vista di ulteriori indagini, la Guardia di finanza, su disposizione della Procura, ha sequestrato l’area della discarica abusiva di Ugento. Durante il carotaggio di ieri, dal sottosuolo erano emersi rifiuti tossici ed un telo che, stando alla denuncia di Bruno Colitti, sarebbe stato usato per disporvi sopra i fusti di pcb. Scavo Burgesi. Rinvenuto il telone in polietilene La zona della discarica abusiva Burgesi, ad Ugento, è sotto sequestro. Il provvedimento, disposto dalla Procura della Repubblica di Lecce per verificare le accuse contenute nella denuncia dell’imprenditore Bruno Colitti, è stato eseguito nel pomeriggio di ieri dalla Guardia di finanza. Esso servirà ad impedire che i luoghi vengano alterati, in attesa di ulteriori indagini. Il sequestro è arrivato dopo che, in mattinata, nell’area era stato eseguito il secondo carotaggio, per verificare se, come aveva dichiarato Colitti, la ditta appaltatrice dei lavori, invece che bonificare la discarica abusiva dai resti di rifiuti inquinanti e tossici, li avesse soltanto occultati, nascondendoli ulteriormente nel terreno. E ciò che emerso dagli scavi di ieri potrebbe dare ragione alle affermazioni dell’imprenditore. Sono venuti alla luce infatti, rifiuti speciali che vanno smaltiti in appositi impianti: materiale di demolizione, terriccio, bottiglie di vetro, copertoni, una lastra di amianto e, soprattutto, un telone in polietilene dello spessore di 2 centimetri che potrebbe essere servito, proprio come Colitti aveva dichiarato, ad impermeabilizzare il terreno e a sistemarvi i fusti di pcb. Intanto le società incaricate della bonifica, la Imperfoglia, titolare dell’appalto, e la Serveco, che da questa ottenne il subappalto, hanno emesso una nota nella quale hanno dichiarato che il sopralluogo effettuato nella giornata di ieri non avrebbe rilevato alcunché di illecito e che la ditte avrebbero agito nel pieno rispetto della legge e degli accordi contrattuali. 11 febbraio Burgesi sotto sequestro Dietro mandato del pm Donatina Buffelli, in queste ore, i militari della Guardia di finanza di Lecce, guidati dal colonnello Patrizio Vezzoli, stanno sequestrando la discarica Burgesi. Le ruspe in azione, in mattinata, presso la discarica Burgesi avevano portato alla luce ciò che si temeva: il telo sul quale vennero appoggiati i fusti di pcb, sostanza altamante inquinante. La scoperta ha confermato ciò che Bruno Colitti aveva dichiarato nella sua denuncia: l’area non venne bonificata. 11 febbraio 2009 Il carotaggio conferma: Burgesi non venne bonificata Scavare è servito. Ciò che si temeva si nascondesse sotto il terreno di Burgesi, la discarica di Ugento, in effetti c’era. Il carotaggio diposto per oggi dalla Procura di Lecce nel sito della discarica non è andato a vuoto. Anzi. Ha portato a risultati che non si potranno trascurare e che certamente avranno conseguenze pesanti. Le ruspe in azione da stamattina nell’area di Burgesi hanno infatti rinvenuto il telo cui l’imprenditore Bruno Colitti aveva fatto riferimento nella sua denuncia. Si tratta del telo che venne steso sul terreno e sul quale vennero disposti i fusti di pcb, sostanza altamente pericolosa ed inquinante. La sua presenza sarebbe la prova di ciò che Colitti aveva sempre affermato e cioè che nella zona non sia mai stata realizzata la necessaria bonifica. Il fatto che sia stato rinvenuto in profondità, sarebbe invece la dimostrazione che si sia tentato di occultarne ogni traccia. L’ultima parola spetta al consulente della Procura. L’Italia dei valori ha già fatto sapere che se questi dovesse confermare ciò che si teme, allora, anche facendo seguito ad un’interrogazione del consigliere Coppola (Idv), chiederebbe le immediate dimissioni del sindaco Eugenio Ozza. 14 gennaio 2009 Rifiuti cancerogeni ad Ugento Il verdetto potrebbe essere davvero preoccupante: sostanze altamente nocive e materiali tossici per la salute, che se ingerite o respirate possono generare il cancro o accrescerne la reiterazione. Il materiale scoperto in località Burgesi, ad Ugento, si aggira intorno ai 260 quintali e si trova proprio a pochi chilometri dai centri abitati, nell’ex discarica abusiva, di fronte all’antica masseria “Tunna”. La prova si troverebbe in una bolla di trasporto del 13 gennaio 2006, in cui si legge: “terra e rocce contenenti sostanze pericolose”; tradotto: rifiuti pericolosissimi. Quintali di rocce e terriccio contaminati seppelliti nel sottosuolo scoperti sfortunatamente troppo tardi. Ora si ha la paura di dover fare i conti con malattie anche mortali. Il documento incriminato è firmato in calce dalla “Sotris” di Ravenna, titolare della discarica di smaltimento, e reca i codici H 7 e H 14, che come si legge nelle classificazioni di settore, indicano rispettivamente: “sostanze e preparati cancerogeni, che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro” e “sostanze e preparati che presentano rischi immediati o differiti per uno o più settori dell’ambiente”. Rifiuti cancerogeni ed ecotossici quindi: è se non altro la prova che i timori espressi a lungo dalla popolazione ugentina sono fondati. Smaltiti a Ravenna, in una delle poche discariche in Italia autorizzate a raccogliere rifiuti pericolosi: in parte nel suolo –come risulta dai codici D 1 e D 5 della stessa bolla- e in parte in una discarica allestita con appositi compartimenti stagni separati. Ma, allontanati i materiali inquinati, il pericolo non cessa. Quelle sostanze si trovavano in un’area assai vicina al sito autorizzato. 8 gennaio 2008 Allarme rifiuti. Accordo trovato L’emergenza rifiuti, che ha coinvolto nell’ultima settimana l’intero Salento, sembra tamponata. L’incontro che si è tenuto ieri mattina in Prefettura, al quale hanno preso parte oltre al prefetto anche amministratori regionali e provinciali, è servito a trovare un accordo tra i soggetti interessati. Tale accordo si riassume in tre punti: rimuovere i rifiuti dalle strade di alcuni Comuni salentini; chiudere entro il 30 giugno la discarica di Ugento; favorire l’entrata in esercizio a regime degli impianti previsti. In particolare, l’intesa prevede che la discarica di Ugento-Burgesi continui ad accogliere rifiuti anche dai Comuni dell’Ato Lecce 2, ma solo fino al 31 gennaio (che è il termine già indicato nell’ordinanza di Vendola); successivamente riceverà esclusivamente i rifiuti dei Comuni dell’Ato Lecce 3 ma solo fino al suo esaurimento previsto per il 30 giugno prossimo. Che fine faranno i rifiuti dei Comuni dell’Ato Lecce 2 dopo il 31 gennaio? Saranno trasportati in discariche di altri Comuni, probabilmente fuori dalla provincia leccese; ma non si esclude che essi possano essere conferiti anche nel territorio leccese attraverso un ciclo che verrà perfezionato tra Poggiardo ed il biostabilizzatore di Cavallino. Insomma l’ultimo step è da stabilire nei dettagli. Ma la pace (così sembra) è fatta. 7 gennaio 2009 Emergenza rifiuti. Oggi il vertice Si terrà oggi in Prefettura a Lecce un vertice tra amministrazioni comunali salentine, Ato, Provincia di Lecce e Regione Puglia. Il tema è quello scottante degli ultimi giorni: l’emergenza rifiuti. Una situazione divenuta ormai insostenibile per numerosi Comuni salentini. Metà della popolazione salentina sta soffrendo da circa una settimana il blocco delle discariche. Sono salite ormai a 3500 le tonnellate di rifiuti depositate lungo le strade o conservate nelle case. I Comuni che hanno attivato la raccolta obbligatoria porta a porta sono quelli che stanno reagendo meglio alla crisi: scomparsi i cassonetti dalle strade, i sindaci hanno chiesto alle famiglie di trattenere in casa l’immondizia, sia quella riciclabile (carta, plastica, vetro e alluminio), sia quella indifferenziata (umido e frazione secca) ed hanno distribuito, a questo fine, grandi buste per la raccolta. Gli appelli degli amministratori diventano sempre più serrati. La collaborazione dei cittadini non manca ma non risolve il problema: prima o poi si renderà necessario un intervento dall’alto. La questione è esplosa lo scorso 30 dicembre. A quella data risale l’ordinanza di Nichi Vendola, presidente della Regione e commissario per l’emergenza ambientale in Puglia, che dispone di conferire presso la discarica di Ugento-Burgesi i rifiuti prodotti da gran parte dei Comuni salentini (66 in tutto, quelli ricadenti nelle Ato Lecce 2 e Lecce 3). I sit in organizzati in questi giorni hanno bloccato la strada ed impedito di fatto agli autocompattatori di accedere al sito. Nonostante il Tar abbia confermato la legittimità del provvedimento i manifestanti hanno dichiarato non avere alcuna intenzione di sciogliere il blocco se il prefetto di Lecce non dovesse revocare lo smaltimento nella discarica di Ugento ormai praticamente colma (può ricevere solo altri 7.500 metri cubi di rifiuti). Intanto, la protesta di Ugento presso il sito di Burgesi in esaurimento, ieri si è estesa a Nardò dove 500 persone hanno partecipato alla marcia organizzata dal Comitato per la tutela del paesaggio, contro l’eventuale riapertura della discarica di Castellino.

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