Crisi del Tac. Appello di Venuti al Governo

La lettera inviata dal sindaco di Casarano ai ministri Scajola e Sacconi

“Che fine hanno fatti i fondi promessi dal Governo per il rilancio del Tac nel territorio del Pit9? L'Accordo di programma firmato lo scorso 1° aprile non ha ancora avuto attuazione”. Lo ha scritto Remigio Venuti, sindaco di Casarano, Comune capofila del Pit9, in una lettera inviata ai ministri Claudio Scajola e Maurizio Sacconi

Il Sud Italia è solo manodopera e territorio da sfruttare per investimenti “mordi e fuggi” o esiste un programma concreto, da parte del Governo, per far ripartire un’economia nazionale che non escluda alcun territorio? Lo chiede Remigio Venuti, sindaco del Comune di Casarano, centro riferimento dell’Area Vasta del Pit9, in una lettera inviata ieri a Claudio Scajola e Maurizio Sacconi, ministri rispettivamente allo Sviluppo economico e al Lavoro, e, per conoscenza, anche Raffaele Fitto, ministro agli Affari regionali, e Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, esponenti salentini del Governo nazionale. La lettera di Venuti giunge a quasi un anno dalla sottoscrizione (1° aprile 2008) da parte del Governo dell’“Accordo di programma per l’attuazione coordinata dell’intervento nelle aree di crisi industriale, ad alta specializzazione nel Tac del Pit9”, con il quale venivano messi a disposizione del settore in crisi 20 milioni di euro per ripartire; la Puglia, dal canto suo, ne elargiva altri 20. Dei 40 milioni promessi, il territorio salentino del Pit9 non ha ancora ricevuto a. I lavoratori sono già sul piede di guerra. Riportiamo di seguito il testo integrale dalla lettera di Remigio Venuti. Egregi, sono trascorsi esattamente dieci mesi e cinque giorni da quel primo aprile 2008 in cui i ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro del Governo Italiano sottoscrissero, insieme a Regione Puglia, Agenzia per l’attrazione degli investimenti, Confindustria Lecce, Comune di Casarano, l’“Accordo di programma per l’attuazione coordinata dell’intervento nelle aree di crisi industriale, ad alta specializzazione nel settore tessile, abbigliamento, e calzaturiero, del Pit 9 Territorio salentino-leccese” e oggi, a distanza appunto di quasi un anno, ancora il Salento non sa se il Governo ritenga quell’Accordo carta straccia oppure atto effettuale in tutte le sue parti. Eppure in questi mesi si è levata forte, e senza alcuna ambiguità, la voce delle Istituzioni territoriali, dei lavoratori, delle imprese. Si è levata forte la voce dei rappresentanti parlamentari e anche di autorevoli esponenti del Governo, se proprio il sottosegretario Alfredo Mantovano ha suggerito l’emendamento da inserire nel provvedimento 1195 all’esame della X° Commissione del Senato e su cui proprio Lei, ministro Scajola, avrebbe – sia pure informalmente – concordato. Comprendo bene come in questo momento non solo il Salento, ma interi pezzi dell’economia italiana, rischino una debacle dalle dimensioni devastanti. Comprendo bene, anche, la necessità di dover disegnare provvedimenti organici e articolati, sia pure nell’urgenza evidente del momento. Nonostante questo, credo necessario, e addirittura prioritario che dinanzi a un intero territorio, e dinanzi a un settore strategico per noi e per il nostro paese come il tessile e l’abbigliamento-calzaturiero, il Governo dia risposte chiare e inequivoche. Ovvero se ritenga di dover dare concreto seguito a quell’accordo, destinandovi le risorse indicate ed impegnate, all’insegna peraltro di una continuità delle decisioni e degli obblighi assunti che mi sembra necessario e doveroso rispettare, oppure se – solo perché firmato da ministri di altra parte politica – quell’Accordo sia oggi per così dire “scaduto”, e dunque cassato dagli impegni governativi e dalla responsabilità che il Governo ha assunto nei confronti di un territorio meridionale. Un territorio dove peraltro, mi sia consentito affermarlo con orgoglio, sono in atto strategie di riposizionamento del Sistema Moda, confermate anche dai dati confindustriali e dell’Osservatorio Banche-Imprese, e che dunque trarrebbe quanto mai giovamento dal rispetto degli impegni assunti a livello centrale e regionale. Dico il Governo ma mi rivolgo anche ai parlamentari salentini del centro destra che, non oltre venti giorni fa, in un incontro urgente convocato dal presidente della Provincia di Lecce, senatore Giovanni Pellegrino, e in ogni caso anche nei ripetuti incontri in Prefettura, hanno sempre ribadito il loro impegno che, evidentemente, non incrocia una risposta adeguata. Ecco dunque le ragioni di questa mia. Di un sindaco, riferimento al contempo di un processo di sviluppo territoriale d’Area Vasta, che sa con certezza il rischio di tenuta sociale cui va incontro il Salento se in tempi brevi e certi non dovessero giungere risposte adeguate e che paventa un altro rischio, magari meno evidente, ma ugualmente pressante. A quell’accordo di programma si legava un percorso articolato e complesso di sostegno “delle imprese operanti e delle produzioni, nella prospettiva anche di una maggiore qualificazione del settore tessile, abbigliamento, e calzaturiero, al consolidamento delle produzioni in settori trainanti e allo sviluppo di nuovi comparti produttivi in funzione di nuovi livelli tecnologici e di competitività delle attività industriali”. Ebbene ignorarlo e ostacolarlo, o peggio impedirlo, significa, colpevolmente, innescare una spirale pericolosissima e dagli esiti al momento imprevisti. E significa anche, altrettanto colpevolmente, ritardare i processi di riconversione territoriale, mentre ancora si discute di come ridisegnare i Fondi Fas, quelli destinati strategicamente al Sud, in risorse utili per l’intero paese e soprattutto per intere aree settentrionali. Se una guerra tra poveri non fa bene a nessuno, di certo non può essere un paese selvaggiamente diviso a metà quello che fa ripartire un’economia nazionale. A meno di non immaginare ancora una volta il sud come sola risorsa di mano d’opera ed eventualmente territorio da ulteriormente devastare per scellerati investimenti mordi e fuggi. In attesa di una risposta, che mi auguro sollecita, vogliate accettare i miei più distinti saluti. Remigio Venuti sindaco di Casarano

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