Tommaso Scarlino, imprenditore senza cravatta

Un esempio di perseveranza e tenacia

La prima tappa del salumificio Scarlino si colloca nell’estate del 1969: Scarlino torna a Taurisano e su suggerimento della moglie, allestisce per la festa patronale un banchetto di rosticceria dove fanno la loro bella comparsa i wurstel, meglio noti con il nome di “servole”. I compaesani gradiscono

Per raccontare la storia del salumificio Scarlino non sono sufficienti le poche righe di un articolo, tanto ricca di particolari è la vicenda legata alla sua nascita e alla sua ascesa quale protagonista a livello nazionale ed internazionale nella produzione e commercializzazione di salumeria cotta. I numeri parlano chiaro: negli ultimi anni l’azienda esibisce un fatturato medio di 24 milioni di euro l’anno, con una produzione giornaliera che nel 2004 superava i 450 quintali al giorno. Tommaso Scarlino, il padre fondatore del salumificio, è stato un uomo capace di perseguire fino in fondo le sue intuizioni, sfidando lo scetticismo con cui furono salutate all’inizio, finendo, così, per incarnare il modello-tipo dell’imprenditore puro, di colui cioè, che è capace di inventarsi un’industria dal a, seguendo il filo di un’intuizione, disponendo solo di una forte volontà e di indubbie capacità artigianali, che in un contesto di pressoché totale miseria, quale certamente era quello salentino posteriore alla seconda Grande Guerra, non avevano e non potevano avere, lo spunto per svilupparsi al meglio. (Continua in edicola sul Tacco d'Italia di dicembre)

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