“Vi spiego il senso del decreto Gelmini”

Intervento di Barba sulla riforma scolastica

Passare dalla scuola dei sindacati alla scuola degli studenti, valorizzando il ruolo chiave dei dirigenti scolastici, dei docenti e del personale non docente. Sono questi gli obiettivi del governo nel settore scolastico. Parola di Vincenzo Barba, deputato del PdL

di Vincenzo Barba* Il dibattito sulla scuola e le problematiche inerenti ad essa, alimenta una discussione quanto mai importante per i destini del nostro Paese, poiché affronta, con intelligente complessità, una tematica strategica con la quale la classe dirigente è finalmente chiamata a fare i conti. La scuola è considerata da questo Governo e dalla sua maggioranza un punto fermo intorno al quale far ruotare le strategie complessive di sviluppo socio-economico dell’Italia. Tuttavia, perché ciò accada, occorre fare una vera e propria rivoluzione copernicana: passare dalla scuola dei sindacati alla scuola degli studenti, valorizzando in maniera chiara ed inequivocabile il ruolo chiave dei dirigenti scolastici, dei docenti e del personale non docente. Chi nella scuola quotidianamente lavora per garantire la crescita umana e culturale degli studenti, sa perfettamente che i problemi del nostro sistema formativo non dipendono dalle riforme che di volta in volta mettono in pratica i governi che si succedono, ma sono tutte interne al mondo della scuola stesso, dove, spesso, troppo spesso, l’obiettivo primario della crescita degli studenti passa in secondo piano rispetto ad altre – talvolta comprensibili – priorità che con i giovani e con i ragazzi non hanno a a che vedere. Il maestro unico o il ripristino della valutazione numerica al posto di quella –incomprensibile – discorsiva dei giudizi non servono a banalizzare il rapporto docente-allievo-famiglie, bensì a semplificarlo e a renderlo più diretto. Mettere la scuola al servizio degli studenti e delle famiglie non è forse più necessario del metterla al servizio di qualche altra categoria, con il rischio di farla diventare vera e propria casta, che strumentalizza le manifestazioni spontaneistiche degli studenti dando ad esse un significato che non hanno e che non potrebbero avere? L’impressione che si avverte è che contro la Riforma Gelmini ci sia una battaglia pregiudiziale, ideologica e strumentale messa in essere da quel fronte del NO che in materia ambientale e sociale ha fallito in maniera indelebile. La società è cambiata e la scuola – ahinoi – non è più l’unica fonte formativa alla quale possono abbeverarsi i giovani; altre fonti la incalzano e la vogliono sostituire. Se non ci si mette al passo coi tempi, con i giovani e con le famiglie non si corre il rischio di fare come i gamberi che credono di compiere passi in avanti e, invece, marciano a ritroso? Ecco, confrontiamoci e discutiamo senza tabù su tutto, poiché ogni contributo è utile e necessario; ma non commettiamo il grave errore di pensare che tutto ciò che non va nella direzione voluta dalle corporazioni che ingessano la scuola sia inutile agli studenti e al Paese. Non si cresce senza discutere, ma ha senso discute se si è animati da pregiudizi che non hanno ragion d’esistere. *deputato PdL

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