Il ritorno del maestro Perboni

La scuola che cambia, tra riforme e bullismo

E’ arrivato sul mondo della scuola come un ciclone. Il decreto Gelmini che farà tornare il maestro unico, oltre che il grembiulino e il voto in condotta. Abbiamo cercato di capire come cambierà il volto della scuola salentina e quanti ragazzi potrebbero rischiare note, espulsioni, bocciature

“Cara, vecchia scuola. Quanto mi costi, soprattutto in stipendi per i docenti”. Deve aver pensato questo il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, quando, a due settimane dall’inizio dell’anno scolastico, è stato pubblicato il decreto che porta il suo nome (n.137, 1 settembre 2008, “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e Università”). Di urgente, a dire il vero, c’era soltanto il far sapere a tutti i laureati precari che aspirano all’insegnamento che, il ruolo di teacher, per loro, finisce qui. Perché l’applicazione di alcuni contenuti del decreto è rimandata al 2009. Le reazioni, neanche a dirlo, non sono mancate. “Noi siamo sul piede di guerra, perché questo decreto ci ha presi alla sprovvista – fa sapere Maria Rosaria Valentino, segretaria provinciale dello Snals, il più rappresentativo sindacato della scuola – in quanto ci auguravamo un processo che portasse a stabilizzare i precari, invece qui sono messe i discussione anche le rivendicazioni dei docenti in ruolo in altre province, che con questo provvedimento si troveranno a dover rimanere nel nord Italia, dove peraltro non li vogliono, chissà per quanti anni”. Ma di che cosa tratta in sostanza il decreto? A partire dall’anno in corso viene rispolverata la vecchia Educazione civica. In sede di scrutinio intermedio e finale, sarà valutato il comportamento dello studente. Il voto in condotta, perché di questo si tratta, sarà espresso in decimi e, se risulterà inferiore a sei, l’alunno dovrà ripetere l’anno. Sarà il ministero a specificare i criteri con i quali verrà attribuito il voto in condotta, in base alla gravità del comportamento. Nella scuola elementare saranno costituite classi affidate a un unico insegnante, che funzioneranno con un orario di 24 ore settimanali (oggi sono 27 ore). Dal prossimo anno verranno adottati soltanto i libri di testo per i quali l’editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per ameno cinque anni. Fra le direttive del ministro, anche l’uso facoltativo del grembiule nella scuola elementare. Continua la Valentino: “Il decreto ridurrà di un terzo l’organico della scuola primaria. Non ci saranno immissioni in ruolo dei precari e non ci saranno i trasferimenti dal nord al sud, di gente che insegna al nord e che spera di ritornare. Non si può più tornare al maestro unico. La scuola non è più quella di 20 – 30 anni fa o quella raccontata da De Amicis. Non ci può essere il maestro tuttologo”. Il vecchio sistema a moduli, secondo la segretaria dello Snals, funzionava meglio: “Noi chiediamo la figura del “Maestro prevalente”, un docente che ha 18 ore frontali in una classe e un altro docente che nella stessa classe ha 9 ore. In modo da avvicendarsi in più classi e non ridurre l’orario settimanale; i docenti avrebbero 18 ore frontali e 4 a disposizione per fare le supplenze. Siamo favorevoli al voto in condotta, perché i fenomeni di bullismo sono dilaganti. Il ministro Fioroni aveva programmato l’immissione in ruolo di 150mila precari che oggi sono stati bloccati. Il tasso docenti alunni, in Italia, è di 1 a 10, mentre in Europa è 1 a 15. Così ci hanno dato disposizioni di aumentare gli alunni nelle classi. Ma nella scuola non si può risparmiare. Si possono fare economie in altri settori, a cominciare da quello parlamentare”. (continua in edicola sul Tacco d'Italia di ottobre)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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