Omicidio Padovano. Due piste

Il passato ed il presente del boss al vaglio degli inquirenti

Salvatore Padovano potrebbe aver pagato con la vita il pugno in faccia sferrato a Pino Rogoli, boss storico della Scu, mentre entrambi si trovavano in carcere. Un'altra pista porta invece ad un riassestamento degli equilibri in quello che un tempo era l'asse criminale Padovano-Giannelli-Troisi

Sono due le piste più seguite dagli inquirenti per arrivare al movente dell’omicidio Padovano. L’ex boss gallipolino della Sacra corona unita, ucciso a copi di pistola calibro 9, sabato mattina, mentre si trovava nella pescheria di famiglia. La prima pista porta nel Brindisino; la seconda nel Basso Salento. Pare infatti che mentre si trovava in carcere “Nino Bomba” (con questo nome era conosciuto Padovano) abbia litigato con Pino Rogoli, boss storico della Scu, di Mesagne. E pare che dalle parole sia passato ai fatti, colpendolo con un pugno in faccia (in una situazione ancora da accertare dal momento che entrambi si trovavano in regime di isolamento). La seconda pista da battere riguarda invece il presente di Padovano e porta verso Sud, verso il vecchio asse criminale Padovano-Giannelli-Troisi, di cui primo avrebbe oggi dovuto prendere le redini. Interessato ad appalti, acquisizioni di terreni e di aziende, Padovano avrebbe voluto dare una svolta alla gestione dell’organizzazione; ma le nuove leve non avrebbero voluto riconoscergli la leadership.

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