Le sentinelle dell’infinito

Da San Cataldo a Sant’Andrea

Oltrepassato il faro di San Cataldo,l’estrema punta del Salento è segnata dai fari del triangolo Otranto-Leuca-Gallipoli, interessanti esempi di archeologia industriale. Bianche e snelle torri ottagonali, poeticamente definite “sentinelle dell’infinito” o “ minareti sull’acqua”, svettano solitarie come “templi mediterranei” nel cielo del sud del sud… dal mare Adriatico allo Ionio

Costeggiando il perimetro della litoranea, di faro in faro, doppiamo il capo di finisterrae tra lidi sabbiosi, dune e scogliere, sotto lo sguardo delle torri costiere, custodi-sentinelle di un passato che viveva delle risorse, ma anche delle paure, del mare. Di tanto in tanto fermiamoci per ammirare un paesaggio di parchi e riserve naturali, di boschi d’ulivo, di serre e di pietre. Da una grotta preistorica all’altra, da un pajarune all’altro, la tipica architettura rurale in pietra a secco con i suoi “gradoni” tronco-piramidali o tronco-conici, fa da tramite verso l’entroterra, dove resti della civiltà megalitica e siti di origine messapica, si alternano a cripte e chiese medioevali, o a monumenti di inconfondibile stile barocco. Innalzati nel periodo post-unitario, i fari costituivano l’unica fonte di luce che poteva contrastare “l’eclisse”. La sicurezza di chi navigava era infatti affidata alla vegliosa delle lampade ad olio, provenienti da ditte francesi e custodite dal “capofanale”. Prima che venissero eretti, la costa salentina era segnalata soltanto dal fuoco di fiaccole e torce o dalle lucerne ad olio delle torri sul mare, in mancanza delle quali, il buio totale poteva segnare il destino di chi andava per mare. Allora le torri marittime, nella loro ininterrotta sequenza, erano abitate da una sola sentinella che aveva a sua disposizione il tipico armamento di artiglieria (cannone, caicco, palle di ferro, falconetto di bronzo,ecc.). Nel passaggio dalle torri ai fari, il guardiano rimarrà, con la sua vita solitaria, occasione narrativa di tanti racconti e leggende, in una struttura che somiglia- è stato notato -ad un monastero laico (P.Mayvejevic). Oggi “ gli uomini della luce” sono sostituiti dall’automazione e dai GPS,ma rimangono i fari, segnacoli della luce, fra terra cielo e mare. (Continua in edicola sul Tacco d'Italia di agosto)

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