Giù il cappello per il guerriero

Il ritratto del “Masaniello di Ugento” nel racconto dell’amico Salvatore Carluccio

Ad Ugento Peppino Basile era conosciuto da tutti, ma spesso più per il personaggio “colorito” e “rumoroso”, che in parte lui stesso aveva contribuito a costruire, che per le sue battaglie o per la sua vera e tanto poco conosciuta identità. Salvatore Carluccio, suo amico di infanzia, racconta chi era davvero

C’è voluto un episodio di violenza barbara e ripugnante perché l’opinione pubblica di Ugento e del Salento tutto venisse a conoscenza dell’impegno civile e politico di Peppino Basile. L’esponente politico di Italia dei Valori, massacrato nei pressi della sua villetta la notte del 15 giugno scorso con 19 coltellate, ad Ugento era conosciuto da tutti, ma spesso più per il personaggio “colorito” e “rumoroso”, che in parte lui stesso aveva contribuito a costruire, che per le sue battaglie o per la sua vera e tanto poco conosciuta identità. Purtroppo i mezzi d’informazione non hanno contribuito molto in questo senso. Anzi, spesso hanno rimestato nel torbido andando alla ricerca del gossip, incuranti del rischio di costruire, di una persona rimasta vittima di una violenza, brutale e ingiustificabile, un’immagine che non fa certo giustizia della verità. E’ così che si sono accavallate immagini diverse su quello che qualcuno scherzosamente aveva definito “il Masaniello ugentino”, immagini che ora lo vedevano come uno sciupafemmine incallito pronto a correre dietro al primo gonnellino che gli passasse davanti, ora invece lo vedevano accanito giocatore seduto intorno ad un tavolo verde, fino a descriverlo come uno squattrinato pieno di debiti ed in balìa degli usurai. Se è vero, come oggi sostengono in molti, che Peppino Basile non ha avuto giustizia da vivo, è altrettanto vero che rischia di non averla neanche da morto. Gli psicologi avranno parecchio da studiare per una specie di sindrome che si è manifestata in misura abbastanza diffusa in questa vicenda: una specie di manìa da parte di persone che pur di “apparire” sono arrivate a fare affermazioni infamanti o quantomeno molto lontane dalla realtà. Un atteggiamento cinico che probabilmente trae origine dai messaggi che la televisione di oggi propina quotidianamente, lasciando intendere che può bastare un’apparizione in video per cambiare la vita di una persona. Ed allora tutti alla rincorsa della cretinata più grossa da esternare pur di ricavarsi uno spazietto che dia notorietà. Una sindrome diffusa che non ha salvato nessuno, dalle persone semplici a quelle rappresentative. Ma chi era veramente Peppino Basile? Siamo andati a trovare una persona che lo conosceva sin dalla nascita e che ha vinto l’iniziale ritrosia a parlare solo grazie all’amicizia personale con chi scrive. Salvatore Carluccio, docente di filosofia negli istituti superiori in pensione, ha dovuto vincere a fatica la commozione prima di parlare di Basile, facendone un quadro sinora inedito. (Leggi il ricordo che Carluccio traccia del suo amico Basile sul Tacco d’Italia n.49)

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