Veleno ai randagi

Cani randagi vittime di sconosciuti assassini

Cresce il numero di cani randagi avvelenati a Casarano. L'Adev, l'associazione che si occupa dei randagi sul territorio, chiede al Comune di accelerare le pratiche per la realizzazione del canile

Mentre si avvia con notevole ritardo l’iter amministrativo per la realizzazione di un canile comunale, i cani randagi continuano ad essere vittime di crudeltà inverosimili. La scorsa settimana, nei pressi di piazza Giovanni Paolo II (zona ospedale), quattro animali, tra cui uno non randagio, sono stati avvelenati da uno o più sconosciuti. La denuncia parte dai volontari dell’Adev, un’associazione molto attiva in città che si cura dei randagi del territorio, che stanno preparando una campagna di sensibilizzazione nella zona per informare i cittadini che anche gli animali cosiddetti “padronali” sono in pericolo. Gli avvelenamenti si sono concentrati in due giorni ed hanno interessato quattro cani, di cui tre di sesso femminile. “Erano delle randagie che stazionavano vicino ad un noto locale – racconta Maria Rosaria Scorrano dell’associazione Adev – tre femminucce sterilizzate e microchippate, cioè catalogate dalla nostra associazione. Una di queste è sparita ormai da diversi giorni e l'ultima volta che è stata vista, stava vomitando una sostanza verde, quindi tutto fa presupporre che sia morta da qualche altra parte. Le altre due invece sono state salvate appena in tempo, ma comunque bisogna tenerle sotto controllo. Il quarto cane avvelenato, invece – conclude la volontaria – è un cane padronale che, vivendo nella stessa zona, veniva lasciato libero per strada qualche ora al pomeriggio”. L’Adev segnala, inoltre, un altro triste “fenomeno” che riguarda i cani: lo spostamento di randagi da una zona in un’altra distante diversi chilometri. “Per questo motivo, negli ultimi tempi – sostiene Maria Rosaria Scorrano – sul nostro territorio si vede un numero di cani sempre più alto”. Ma la volontaria rivela un caso clamoroso. “Tempo fa è stata rinvenuta una nostra randagia nei pressi di Bari, a centinaia di chilometri di distanza. Prima del rinvenimento – spiega – la cagnetta stazionava sulla provinciale per Supersano, era sterilizzata e veniva accudita regolarmente. Poi, ad un certo punto è sparita per mesi. L’hanno identificata attraverso la lettura del microchip. Come si spiega uno spostamento del genere? E’ sicuro: l’animale non si è spostato da solo”.

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