INTERCETTIAMO il consenso dell'opposizione

La blanda opposizione contro il progetto di bloccare le intercettazioni telefoniche dei magistrati

Che Berlusconi ce l'avesse con i magistrati è cosa nota. Che molte inchieste per reati finanziari e di corruzione (da Mani Pulite fino a Unipol-BNL passando per Calciopoli, BPL-Antonveneta, Ricucci-Corriere della sera) siano partite, e siano giunte molto spesso alla condanna dei colpevoli, proprio grazie allo strumento delle intercettazioni è ampiamente risaputo. Forse risiede in queste e in altre analoghe considerazioni l'apparente linea morbida che anche il centro sinistra adotterà contro la maggioranza che intende limitare fortemente l'uso delle intercettazioni da parte della magistratura. Proprio in un momento in cui si parla di garantire una maggiore sicurezza per i cittadini e una maggiore attenzione contro chi commette reati. Solo alcuni reati, però. Chi ha soldi e potere potrà contare su strumenti di controllo molto molto più limitati.

Al telefono: “Allora Andrea, hai smesso di correre dietro a tutte le ragazzine? Guarda che se ti beccano ti sbattono dentro!” Risposta: “Sai che non mi trovano perché vado sempre al covo!”. “Quanto ti è costato questa volta: 100 euro per una serata?” Reati ipotizzabili: sfruttamento della prostituzione, pedofilia, sequestro di persona. Ora provate a rileggere la breve conversazione con un tono ironico: sono semplicemente due amici che si sentono dopo una serata, uno dei due si frequenta con una ragazza più piccola, magari che ha anche un’altra storia, per la quale non bada a spese (100 euro per ristorante e fiori). Se questa conversazione venisse riportata da un giornale, e fosse riferibile a personaggio famosi, sarebbe uno dei colpi giornalistici dell’anno. Oltre a rovinare la vita e la reputazione di persone magari rispettabilissime. Tutta la discussione in atto sulle intercettazioni telefoniche, però, non sta centrando il tema principale, come al solito. Perché un politico, un imprenditore, un medico, un cittadino, dovrebbero avere paura di essere intercettati? Credo le conversazioni della maggioranza degli italiani non offra indizi di alcun tipo di reato. Chi ha paura delle intercettazioni, evidentemente, usa parlare al telefono di cose “piccanti” penalmente rilevanti, che potrebbero rappresentare reato. Ecco spiegata l’ovazione degli industriali presenti all’Assemblea di Confindustria all’annuncio di Berlusconi che presto le intercettazioni saranno reato. Tutti gli industriali sono corruttori? Assolutamente no! Spesso sono indotti dalla politica a “ungere” per ottenere qualche appalto. Purtroppo, però, spesso, troppo spesso, non si ribellano a questo sistema. Tanto le plusvalenze occulte le pagano i cittadini. Cioè l’aumento dei prezzi al consumo dovuto alle tangenti percepite dai politici e dai funzionari e dai fondi neri accumulati all’estero dal mondo dell’impresa, è scaricato sui consumatori i quali, oltre a pagare le tasse per mantenere gli apparati dello Stato, e i rappresentanti istituzionali eletti, si vedono costretti a pagare anche per mantenere queste pratiche occulte che portano altri quattrini nelle tasche di politici, burocrati e imprenditori disonesti. Il costo di questo sistema che neanche Mani Pulite è riuscito a scalfire (anzi, come in un’evoluzione darwiniana si è raffinato ed è diventato ancora più invisibile) ammonta a qualche decina di miliardi di euro: all’incirca quanto una legge finanziaria. Qualcuno, anche dall’opposizione di centro sinistra, dovrebbe avere il coraggio di proporre un patto al Governo: non si toccano le intercettazioni, ma si punisce chi le rende pubbliche illegalmente (perché se c’è un processo in corso, è del tutto lecito pubblicarne gli atti). Difficile, però, che anche da parte della minoranza provengano proposte in tal senso: il più grande sogno di Fassino, D’Alema e di molti ex compagni negli anni scorsi, infatti, era quello di possedere una banca: ci hanno provato con la BNL per il tramite dell’Unipol di Consorte e la complicità dell’allora Governatore della Banca d’Italia Fazio. Purtroppo l’operazione finì come tutti sappiamo proprio grazie alle intercettazioni telefoniche predisposte dai magistrati. Così, oltre alle proteste dell’opposizione portate avanti per “atto dovuto” (con l’esclusione dell’Italia dei Valori che pare abbastanza convinta), difficilmente si potrà avere una vera battaglia in Parlamento e nelle piazze contro le intenzione del Governo di eliminare lo strumento delle intercettazioni telefoniche per i reati finanziari, di corruzione, di aggiotaggio, di concussione e affini. Tanto pagherà sempre Pantalone.

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