Riparliamo di rifiuti

Alternative agli inceneritori

Torna il problema dei rifiuti. Ora bisogna solo pensare a come risolvere questo dramma sociale

Il problema dei rifiuti in Campania è un problema nazionale che va risolto al più presto. L’arrivo del caldo estivo rischia di trasformare un apparente problema locale in qualcosa di veramente tragico per i risvolti epidemiologici che comporta non solo per la popolazione campana. Qui in Puglia, ci sentiamo ancora abbastanza sicuri perché possediamo delle discariche non del tutto sature ma il perseguire nell’andazzo attuale, il non ricorrere con urgenza ad un’inversione perentoria di marcia ci farà ritrovare tutti, in breve tempo, a fare i conti con le stesse situazioni di Napoli e dintorni. Le istituzioni pugliesi, da tempo, hanno cercato di propinare delle soluzioni per risolvere quella che, a loro dire, è “l’emergenza rifiuti”. Una di esse era la realizzazione, tra Lecce e Foggia, di una ventina di impianti di inceneritori che, probabilmente per ovviare a macabri accostamenti con certe pratiche naziste, venivano eufemisticamente rinominati “termovalorizzatori”. Per grazia di Dio e per l’opposizione delle popolazioni, quelle realizzazioni sono state bloccate. Non vorrei però che, sull’onda emotiva dei fatti campani, i promotori e i fautori di questi impianti tornassero all’attacco. Questi signori, sulla cui buona fede lasciatemi dubitare, prospettando all’opinione pubblica numerose falsità come l’aumento del livello occupazionale, il contenimento dei rischi per l’ambiente e la salute (grazie alle nuove tecnologie), la riduzione dei costi delle bollette e nuovi sbocchi di mercato per i materiali recuperati, omettono di rivelare quali sono i reali danni che i fumi e le sostanze tossiche emesse dagli inceneritori causano alla salute. Omettono di dire che in alcuni Paesi come gli Stati Uniti, dal 1998 non vengono più costruiti e, anzi, vengono bonificate le aree sulle quali erano ubicati; omettono di dire che la costruzione degli inceneritori gioverebbe solo a un tornaconto economico di pochi e favorirebbe le lobbies che sostengono la creazione di tali impianti e che si sfidano per l’accaparramento delle varie gare d’appalto. Ovunque si scelga di costruire impianti del genere, nessuna tecnologia potrà impedire al vento di spostare nubi di gas velenose o evitare che sostanze inquinanti penetrino nel terreno contribuendo ad inquinare le falde, del resto, già inquinate per gli scarichi industriali. L’opposizione ad un inceneritore, come a qualsiasi struttura similare, è una questione comune che non può limitarsi alla richiesta che venga costruito lontano da casa nostra perché la loro realizzazione non è tollerabile né qui né altrove. Ma esistono alternative più sicure degli inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti urbani? Questa domanda (magica internet!) l’ho inserita in un motore di ricerca e la risposta non si è fatta attendere. La soluzione ce l’abbiamo, praticamente, in casa ed esattamente a Vedelago in provincia di Treviso. Basta collegarsi al sito www.centroriciclo.com . Attraverso un filmato viene spiegato come, senza bruciare alcunché, è possibile riciclare al 100% i rifiuti secchi urbani, gli assimilati agli urbani e, addirittura, gli speciali industriali. Si tratta di un impianto che impiega una cinquantina di dipendenti e con un fatturato annuo di 5/6 milioni di euro. Seleziona e lavora circa 100 tonnellate al giorno di frazioni secche riciclabili per un milione di abitanti serviti. Posto che il rifiuto biologico della raccolta differenziata viene avviato agli impianti di compostaggio, l’impianto riceve solo le frazioni secche dei rifiuti ottenute dalla raccolta differenziata di comuni veneti ed emiliani (Imola e Faenza), la città di Treviso, il Consorzio Priula e TV3, comunità Montana Feltrino oltre a 300 aziende private industriali e commerciali. Il residuo delle due linee di riciclaggio, (la prima riguarda il multileggero, plastica mista a metalli, bottiglie di plastica, plastica mista mentre la seconda è dedicata al trattamento di vetro/plastica/metalli), che dovrebbe finire in discarica o destinato alla produzione di CDR per inceneritori, viene passato ad altro impianto contiguo. Qui viene macinato e, quindi, essendo in prevalenza plastica, fuso a 180°C ed estruso in masselli di circa 5cm. di diametro. Una volta raffreddati i masselli, si procede alla loro macinatura in tre pezzature “sabbiose”: fine, media e grossa. Questa sabbia sintetica, in relazione alla pezzatura, viene utilizzata come granulato per manufatti ad uso arredo urbano (panchine, sedie, fioriere ecc.) o inserito nelle miscele per la realizzazione di manufatti, massetti o cordoli stradali, pali per l’edilizia e asfalti a strati multipli. L’aggiunta di questo granulare plastico riduce drasticamente il consumo di inerti e aumenta la coibentazione. In sintesi, un elevato grado di differenziazione dei rifiuti consente di avere un prodotto che trova un completo collocamento sul mercato nazionale ed internazionale. Inoltre la trasparenza delle informazioni e delle procedure, unitamente alle certificazioni del Sistema Qualità, garantiscono la qualità del prodotto in uscita e, soprattutto, la chiusura del ciclo di rifiuti. Queste informazioni, prelevate direttamente dal sito internet su indicato, le pongo a disposizione dei lettori di ViviMaglie e di chiunque intenda affrontare seriamente la questione dei rifiuti solidi urbani nel nostro Salento ma non solo. Poiché nei programmi elettorali dei vari schieramenti a ho potuto leggere di alternativo alla realizzazione dei termovalorizzatori (inceneritori), mi auguro che questo mio contributo venga preso in considerazione da chi, tra breve dovrà assumersi l’onore e l’onere di risolvere questo tipo di problema. Enzo Lattante

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