Don Tonino Bello. Grande profeta

La gioia degli incontri decisivi

Don Tonino Bello visto dagli occhi di Francesco Lenoci, docente Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano) e Vicepresidente Associazione Regionale Pugliesi (Milano)

L’ultima volta che ho parlato a Martina Franca è stato il 27 ottobre 2007. Nella Sala Consiliare del Palazzo Ducale ho svolto una relazione dal titolo “L’eccezionale valenza del made in Italy”. Ho parlato di economia: PIL, PMI, EXPORT …… Tornerò a parlare di economia in Puglia il 9 maggio, presso la sede di una softwarehouse, a Lecce: parlerò di Rating, Probabilità di default, Risk management. La domanda che mi pongo e che mi pongono tutti è perché, stasera, sto parlando in una Chiesa e non sto parlando di economia. La risposta è semplice. Nel mese di febbraio 2007 sono stato nominato Vicepresidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano. Tra i miei compiti rientra quello di promuovere libri di scrittori pugliesi e non. L’ho fatto, in data 11 novembre, con riguardo ad un libro di poesie in dialetto salentino di Fernando Rausa, il 20 gennaio con riguardo alle opere in dialetto milanese di Franco Loi e il 29 marzo in relazione a tre libri di Francesco Giuliani concernenti la Capitanata. Ho saltato volutamente il mese di dicembre. Perché? Perché a dicembre Agostino Picicco, responsabile culturale dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, mi ha chiesto di intervenire alla presentazione del suo ultimo libro su don Tonino Bello, due giorni dopo Natale, a Santa Maria di Leuca. L’ho detto a Santa Maria di Leuca, lo ripeto adesso: “Attribuisco merito al libro di Agostino Picicco di aver fatto emergere sensazioni bellissime nella mia anima, nel mio cuore e nel mio cervello. Grazie di cuore, Amico mio”. Ho avvertito il bisogno di dirlo a tutti. Da Milano ho inviato più di 1.000 e-mail che cominciavano così: “Con grande gioia segnalo che giovedì 27 dicembre avverrà la presentazione del libro di Agostino Picicco” e che terminavano con delle meravigliose richieste di don Tonino: “Donaci Signore la grazia dello stupore; restituiscici il gusto delle esperienze che salvano; non risparmiarci la gioia degli incontri decisivi che abbiano il sapore della prima volta”. Ho inviato a tutti coloro che mi hanno fatto gli auguri per il nuovo anno le richieste di don Tonino che ho appena letto. Ho rifatto la stessa cosa a Pasqua. Chiunque mi ha fatto gli auguri ha ricevuto in cambio un meraviglioso pensiero di don Tonino sulla pace: “Il Signore è sceso sulla terra assetata di pace e ha scavato il pozzo artesiano della pace, servendosi della Croce come se fosse una trivella. Adesso è compito nostro portare l’acqua in superficie e farla arrivare fino agli estremi confini della terra”. L’ultima volta che ho parlato di don Tonino Bello, ma adesso sapete che era anche la prima volta, è stato, quindi, il 27 dicembre 2007 a Santa Maria di Leuca. Il mio intervento è diventato la postfazione de “I roghi accesi dal maestro. La cultura nell’azione pastorale del vescovo Antonio Bello”, ED INSIEME e di ciò sarò sempre grato a Renato Brucoli e Agostino Picicco. Ripeto l’ultima frase pronunziata a Santa Maria di Leuca: “Come Vicepresidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano assicuro che abbiamo fatto e facciamo di tutto, faremo di tutto di più perché al Dono che il Padreterno ha fatto alle nostre terre di Puglia, facendovi nascere ed operare un grande profeta come don Tonino Bello, possa accedere il maggior numero di persone in ogni parte del Mondo”. Quella sera a Santa Maria di Leuca c’era anche Nando Marzo, assessore del Comune di Castrignano del Capo. Io e Agostino Picicco l’abbiamo nuovamente incontrato a Milano, il 21 febbraio, in occasione della presentazione di “Gemme d’Italia”, un’iniziativa di promozione turistica che accomuna Santa Maria di Leuca, Porto Cervo, Portofino, Positano e Taormina. L’assessore ci ha confidato la sua devozione per don Tonino e il suo attaccamento ad una meravigliosa poesia di don Tonino: “La lampara”. Il 18 marzo, non riuscendo a trovarla, ho chiesto aiuto ad Agostino e, pochi minuti dopo, ho potuto leggerla anch’io. È dal primo febbraio, giorno in cui abbiamo deciso con Don Franco Semeraro che stasera saremmo stati qui, che penso a cosa avrei potuto e dovuto raccontare su don Tonino, per onorare l’impegno assunto il 27 dicembre a Santa Maria di Leuca. Mi è bastato leggere poche righe della “poesia” per capire di cosa avrei dovuto parlare stasera. La “poesia”, in realtà è una preghiera: “Preghiera sul molo”. Don Tonino l’ha scritta a Tricase nel 1982, prima di partire per Molfetta. Nel 1982 prestavo il servizio militare a Cagliari pesavo 76 chili, avevo i capelli ricci, non avevo ancora preso il mio primo stipendio è passato tanto tempo sono cambiate tantissime cose. Perché vi sto dicendo questo? Perché le parole di don Tonino non sembrano provenire dal passato ma dal futuro e ho nuovamente avuto la sensazione che don Tonino quelle parole le rivolga a me, proprio a me. È una domenica di ottobre, è sera e don Tonino si trova dietro il muraglione del porto. Di fronte ha un mare scuro, “di piombo” è l’espressione che utilizza don Tonino; un mare che mette paura. È solo e prega ad alta voce il Signore. Leggerò alcuni brani. “Stasera voglio pregarti per questa terraferma tenace, dove fluttuano ancora le mie vele e i mie sogni. Non ti annoierò con le mie richieste, Signore. Ti chiedo solo tre cose. Dai a questi miei amici e fratelli la forza di osare di più, la capacità di inventarsi, la gioia di prendere il largo, il fremito di speranze nuove.Il bisogno di sicurezze li ha inchiodati a un mondo vecchio. Dai ad essi, Signore, la volontà decisa di rompere gli ormeggi, per liberarsi da soggezioni antiche e nuove. La libertà è sempre una lacerazione! Non è dignitoso che, a furia di inchinarsi, si spezzino la schiena per chiedere un lavoro “sicuro”. Non è giusto attendersi dall’alto le “certezze” del ventisette del mese. Stimola in tutti, nei giovani in particolare, una creatività più fresca, una fantasia più liberante e la gioia turbinosa dell’iniziativa che li ponga al riparo da ogni prostituzione. Una seconda cosa ti chiedo, Signore. Fa’ provare a questa gente, che lascio, l’ebbrezza di camminare insieme. Donale una solidarietà nuova, una comunione profonda, una “cospirazione” tenace. Falle sentire che per crescere insieme non basta tirar fuori dall’armadio del passato i ricordi splendidi e fastosi di un tempo, ma occorre spalancare la finestra del futuro, progettando insieme, osando insieme, sacrificandosi insieme. Concedi, perciò, a questo popolo, la letizia della domenica, il senso della festa, la gioia dell’incontro. Liberalo dalla noia del rito, dall’usura del cerimoniale, dalla stanchezza delle ripetizioni. Fa’ che le sue Messe siano una danza di giovinezza e concerti di campane, una liberazione di speranze prigioniere e canti di chiesa, il diseppellimento di attese comuni interrate nelle caverne dell’anima. Un’ultima implorazione, Signore. È per i poveri, per i malati, i vecchi, gli esclusi. Per chi ha fame e non ha pane. Ma anche per chi ha pane e non ha fame. Per chi si vede sorpassare da tutti. Per gli sfrattati, gli alcoolizzati, le prostitute. Per chi è solo. Per chi è stanco. Per chi ha ammainato le vele. Per chi nasconde sotto il coperchio di un sorriso cisterne di dolore. Libera i credenti, o Signore, dal pensare che basti un gesto di carità a sanare tante sofferenze. Ma libera anche chi non condivide le speranze cristiane dal credere che sia inutile spartire il pane e la tenda, e che basterà cambiare le strutture perché i poveri non ci siano più. Concedi, o Signore, a questo popolo che cammina l’onore di scorgere chi si è fermato lungo la strada e di essere pronto a dargli una mano per rimetterlo in viaggio. Adesso, basta, o Signore: non ti voglio stancare, è già scesa la notte. Ma laggiù, sul mare, ancora senza vele e senza sogni, si è accesa una lampara”. Il tema di cui vi devo parlare è “La gioia degli incontri decisivi”. Lo faccio leggendovi un sms che ho ricevuto il 1° marzo da un collega, dottore commercialista, di Martina Franca, mentre gli chiedevo, sempre tramite sms, di aiutarmi a diffondere la notizia dell’incontro di questa sera. “Ho incontrato una vecchietta seduta sui gradini del mio portone e, vedendomi, mi ha chiesto scusa per aver occupato il passaggio, ma era stanca perché a piedi era andata a portare due fiorellini di campo alla Madonna della Sanità. Mi ha guardato intensamente con due occhi azzurri, piccoli ma profondi. Le ho chiesto se voleva qualcosa. Mi ha preso le mani e sorridendo mi ha detto: abbiamo bisogno solo della Grazia del Signore”. E il mio Amico ha concluso il messaggio con la seguente espressione: “Ancora tremo dalla gioia”. Vengo alle conclusioni. Nella vita di un uomo ci sono alcune giornate indimenticabili. Io sono felicissimo che la Basilica di San Martino, la Fondazione Nuove Proposte Culturali, la Città di Martina Franca, tutti Voi ne abbiate regalata una ad Agostino Picicco. Grazie, grazie di cuore. Non so se faccio bene, né a pensarlo, né a dirlo, ma credo che a questa serata, presso la meravigliosa Basilica di San Martino, monumento Unesco messaggero di una cultura di pace, ben si adatti la bellissima espressione che, talvolta, illumina il volto di Renato Brucoli: “Don Tonino ci sorride dal Cielo”.

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