Lecce vista da destra

Questa strana campagna elettorale

Roberto Tundo, dirigente nazionale di An, esprime le sue considerazioni in merito alla campagna elettorale in corso e alla città di Lecce in questo periodo elettorale

Girando fra i paesi della provincia di Lecce è difficile accorgersi che è in corso una campagna elettorale. Non ci sono santini, mancano i fac simili delle schede elettorali, anche le plance sono desolatamente vuote. Questa campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento italiano è particolarmente ricca di novità e di sconvolgimenti. Dopo tanti tentennamenti, caduto il governo di Romano Prodi, nel centro destra tutti si attendevano di andare a votare con la squadra che, solo due anni prima, per appena 24 mila voti aveva perso le elezioni. Invece no. Tutto cambiato, tutto in discussione. Da una parte Berlusconi, Fini e Bossi, dall’altra Casini con i centristi della Rosa Bianca, dall’altra ancora Storace. Nello schieramento avversario, Veltroni, a capo del Partito Democratico corre da solo in contrapposizione con i partiti della sinistra ora raggruppati dell’Arcobaleno; e pensare che poche settimane fa erano tutti insieme impegnati (a contrastarsi) nell’azione di governo. Una campagna elettorale senza particolari stimoli, però. Dalla scheda sono scomparsi quasi tutti i simboli che per anni hanno acceso le varie tifoserie. Non ci sarà il simbolo di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell’Ulivo, del partito Democratico di Sinistra; va anche in soffitta la falce e martello. Non si esprimeranno preferenze per indicare i candidati, perchè le liste elettorali sono state elaborate dalle segreterie nazionali, che spesso hanno scelto i più amici al posto dei migliori. Insomma, dai partiti di plastica siamo passati agli elettori di plastica che, ovviamente, seguono con freddezza gli esiti della competizione elettorale. Basta guardare a cosa accade anche a Lecce ed in provincia. Per metà campagna elettorale tutte le forze politiche in campo si sono fatte notare per la loro assenza sul territorio, qualche convegno giusto per presentare la squadra. Mai campagna elettorale è stata così pudica: anche le plance elettorali, quelle che di solito vengono anzitempo riempite con i manifesti raffiguranti i volti dei vari candidati, questa volta sono rimaste intonse. E già, chi è in posizione utile per essere eletto non pensa certo ad affrontare un impegnativo sforzo elettorale, chi invece è in una posizione al di sotto della border line è inutile che si sprechi! Per la destra, poi, c’è anche l’incognita del dopo. Quale sarà il destino di Alleanza Nazionale dopo le elezioni. Oltre al gruppo parlamentare si farà necessariamente il partito unico? Chiuderanno le sezioni ed i circoli? Quale sarà l?assetto del nuovo partito? Chi ne sarà il presidente? Tutte domande in attesa di risposta, perchè, ad oggi, a è definito. In An ci sarà un Congresso nazionale verso la fine dell’anno, tutt’ora aperto ad ogni eventualità. In Forza Italia, questo problema del dopo elezioni, neppure se lo pongono. La militanza nel partito del Cavaliere, infatti, non è mai stata un tratto distintivo di partecipazione e di selezione della classe politica. Spesso, lo abbiamo visto anche in provincia di Lecce, le sedi di Forza Italia seguono l’andamento degli appuntamenti elettorali: se si vota si apre la sede che, nella maggior parte dei casi, è operativa giusto il tempo della campagna elettorale. Poi, è il caso di aggiungere, a differenza della destra attaccata ai simboli e alla propria storia, per quelli di Forza Italia un logo vale l’altro. Quando Berlusconi annunciò la fine della Casa della Libertà e successivamente propose l’individuazione di un nuovo simbolo, a milioni si recarono ai gazebo per esprimere il proprio parere, ma nessuno protestò per quell’atto di imperio. L’unica cosa certa, in definitiva, che unisce il Popolo per la Libertà è la determinazione a chiudere con l’esperienza del centrosinistra. Il governo di Romano Prodi ha deluso le attese degli elettori di centrosinistra tanto che il suo successore Walter Veltroni lo cita il meno possibile ed ha esasperato quelli di centro destra. Più che il futuro, è il passato che unisce, per ora, il popolo del centro destra. Roberto Tundo Dirigente nazionale di An

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