Annamaria Bernardini De Pace, avvocata vip

La difesa delle donne

Annamaria Bernardini De Pace, 59 anni, avvocata matrimonialista più famosa d’Italia e suocera dell’attore Raul Bova, è di origine leccese (ma non ama molto ricordarlo)

Per anni le donne separate hanno visto in lei un importante punto di riferimento per le sue sempre lucide e documentate posizioni a favore del coniuge debole. La sua notorietà si è rafforzata nelle cause di divorzio di diverse clienti Vip: Romina Power, Simona Ventura, Patrizia Reggiani (Gucci), Katia Ricciarelli, Rosanna Schiaffino. Chissà cosa ne pensa l’Avv.ta De Pace della recente sentenza della Corte d’appello di Firenze che, applicando la legge sull’affidamento condiviso, ha condannato una ricercatrice di 39 anni a risarcire l’ex marito (avvocato quarantenne), e soprattutto il figlio di 10 anni, per aver loro impedito di trascorrere insieme le vacanza e altre occasioni di tempo libero. “La condotta della donna – sentenzia la Corte – arreca implicitamente danno alla corretta crescita della personalità del minore, ledendo anche il rapporto del padre con il figlio”. Abituati dalla cronache a padri pronti a qualsiasi espediente pur di sottrarsi ai propri obblighi morali e materiali, finiamo con l’ignorare il dramma dei tanti papà privati dei propri diritti-doveri nei confronti dei figli. Nel 2005 quattro sentenze di separazione su cinque affidavano i figli alle madri. Nel 2006, con l’introduzione della legge sull’affidamento condiviso (la “joint custody” del sistema anglosassone), si è affermato il principio della bigenitorialità: in caso di separazione il figlio minorenne ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori. In caso di trasgressioni a dano dei bambini, il giudice può sanzionare la parte inadempiente modificando la precedenza sentenza sull’affidamento: insomma nei casi più gravi il giudice può cambiare l’affidamento condiviso e sostituirlo con l’affidamento esclusivo. Cade così quello che forse è l’unico punto di discriminazione in Italia che penalizza gli uomini rispetto alle donne. E paradossalmente questo deriva dalla collocazione tradizionalista che il Legislatore affida alla donna: quello di madre, unico soggetto deputato alla cura dei bambini nel nucleo familiare. L’augurio del Golem è che la parità riguardi anche il diritto dei bambini a crescere con entrambi i genitori anche ove questi non formino più una coppia. E soprattutto che, quando l’amore finisce, questo dolore non spazzi via tutto e tutti.

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Mario Maffei

Giornalista professionista

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