La generazione delle schiappe

Sempre più studenti chiedono l'esonero dall'ora di Educazione fisica

Per i docenti di Educazione fisica è difficile trasmettere agli studenti la voglia di praticare attività motoria. E, laddove ci riescano, devono fare i conti con il troppo poco tempo a disposizione e strutture inadatte o occupate da più classi contemporaneamente

Ecco quel che resta dello sport in diverse scuole secondarie superiori salentine. Tra giovani esonerati, svogliati o in sovrappeso, e palestre insufficienti, poco attrezzate o fatiscenti, l’Educazione fisica è considerata una materia di serie B. Il Tacco ha interrogato alcuni docenti per capire i principali problemi legati allo svolgimento dell’attività motoria nelle scuole superiori della provincia di Lecce. Uno su tutti: i ragazzi, all’attività fisica, preferiscono la Playstation. Educazione fisica e sport non si addicono alle scuole superiori salentine. Poco lo spazio e il tempo riservati all’attività fisica: una palestra che nella stessa ora accoglie due o tre classi di 25 alunni, magari anche di fasce d’età diverse, non può essere altro che un grande spazio in cui al massimo si possono fare due chiacchiere camminando o facendo qualche esercizio. Con un po’ di intraprendenza, gli insegnanti riescono ad arrangiarsi e le attività si svolgono ugualmente con buoni risultati. E con un po’ di fantasia, i ragazzi si adattano a campi non proprio regolamentari per giocare a pallavolo o a basket all’aperto, tempo permettendo. Cresce il numero degli studenti esonerati dall’ora di educazione fisica per motivi di salute certificati ma che in alcuni casi meriterebbero qualche approfondimento in più: un mal di schiena per non prendere un brutto voto alla fine dell’anno potrebbe essere in agguato. I ragazzi, per fortuna con le dovute eccezioni, sono pigri, svogliati e mostrano poco interesse nei confronti dello sport. Di base, lo stile di vita sedentario che conducono, associato ad una cattiva alimentazione, appiattisce stimoli e volontà. E il fatto che nel Salento non si sia mai radicata una vera e propria cultura sportiva, non aiuta. D’altronde, anche a livello nazionale, l’educazione motoria nella scuola materna ed elementare non esiste (esistono degli spazi a cura delle maestre curricolari e non d’insegnanti di educazione fisica) mentre nella scuola media è spesso relegata ad un ruolo marginale, “ricreativo”. Mentre il Parlamento europeo, di recente, ha raccomandato di ampliare l’offerta sportiva all’interno e all’esterno delle scuole e di indirizzare i fondi strutturali dell’Unione europea verso la creazione di impianti sportivi nelle aree sfavorite, in provincia di Lecce (fa eccezione Lecce città), siamo ancora all’anno zero. Ecco la testimonianza diretta di alcuni docenti. // Formeremo ragionieri sportivi. Unici in Puglia (Fernando Stomeo, docente di Educazione fisica Istituto tecnico commerciale “Calasso” di Lecce e specialista in Attività fisica e sportiva adattata) “Il maggior numero di studenti esonerati dalla mia materia si registra nel triennio. In una quinta classe, ce ne sono addirittura sei. Non sempre i ragazzi che chiedono e ottengono l’esonero presentano dei problemi seri. Da parte dei genitori c’è scarsa attenzione ad approfondire la patologia del figlio. Mentre l’esercizio fisico a scuola, in casi come una lieve asma, potrebbe essere una terapia. Di solito chi è esonerato ha problemi di diabete, respiratori o cardiopatie. In generale, negli studenti di oggi è assente lo spirito di sacrificio. Se gli dai un pallone, si mettono a giocare per un po’. Se gli chiedi di fare anche dieci minuti di corsa blanda, si fermano dopo 500 metri. Preferiscono andare nelle palestre a prendere tono più che dedicarsi agli sport di squadra o all’attività aerobica in generale. Poi li vedi prendere patatine e bibite gassate dal distributore tra una lezione e l’altra. Una buona percentuale di studenti è evidentemente in sovrappeso. Nel nostro istituto, da alcuni anni, abbiamo scelto di accorpare le due ore settimanali di educazione fisica, in modo da riuscire a portare i ragazzi anche in piscina. Con l’aiuto di alcuni sponsor, forniamo anche tute, magliette e borsoni ai ragazzi. Questa scelta è dovuta al fatto che un’ora di 50 minuti, tra appello e cambio di vestiti dei ragazzi, si riduce a una mezz’ora di attività fisica che serve a poco. Cerchiamo anche di evitare gli accavallamenti di classi in palestra durante la stessa ora. Con il nuovo anno scolastico, poi, l’istituto avvierà il nuovo indirizzo di studi ‘Iges’ ad orientamento sportivo, unico a livello regionale e tra i pochi a livello nazionale. Alle materie tradizionali si aggiungono Scienza dello sport e Pratica sportiva caratterizzate da un’ora di compresenza con esperti del mondo dello sport e della medicina, e anche Marketing ed organizzazione di eventi sportivi. L’obiettivo del corso di studi sarà quello di formare i nuovi ragionieri sportivi”. // C’è chi si arrende alle prime difficoltà. Con delle eccezioni (Gina Urso, docente di Educazione fisica Liceo scientifico “Vanini” di Casarano) “Ci sono classi in cui anche tre o quattro studenti sono esonerati dalla mia materia per la parte pratica. In una quarta, sette persone su 26 non svolgono attività fisica. Tendenzialmente le classi terminali sono le più sfaticate. Alle prime classi chiediamo sempre cosa hanno fatto di educazione fisica e la risposta è quasi sempre: ‘niente’. Dalle scuole medie arrivano schiappe: non hanno flessibilità, agilità. Alle scuole elementari e medie dovrebbero lavorare molto di più per essere stimolati a fare sport. Quando arrivano da noi è tardi. Molti ragazzi rifiutano di affrontare anche le prime difficoltà legate all’attività motoria: salto in lungo e corsa ad ostacoli, ad esempio, neanche a parlarne. Alcuni rinunciano in partenza. Rifiutano di avere un voto negativo, soprattutto i secchioni. Sono permalosi, non accettano il brutto voto. Pensano che esonerandosi dalla mia materia risolvono il problema, invece così lo aggirano. Genitori e medici, purtroppo, sono compiacenti. Riceviamo certificati medici per qualsiasi problema: asma lieve, mal di schiena, obesità. Di quest’ultimo problema, però, i ragazzi non parlano perché si vergognano. Il nostro liceo, poi, è superaffollato e spesso in palestra ci troviamo a lavorare anche con quattro classi nella stessa ora. In linea di massima la lezione dura 40 minuti effettivi, che bastano considerando il fatto che i ragazzi non hanno voglia e si stancano subito. Per fortuna, ci sono le eccezioni. È il terzo anno consecutivo che partecipiamo ai campionati nazionali studenteschi di atletica leggera”. // Preferiscono la Playstation: non sudano e vincono sempre (Biagio De Santis, docente di Educazione fisica del Liceo Classico – Scientifico – Socio psicopedagogico “Quinto Ennio” di Gallipoli) I ragazzi esonerati dall’attività fisica sono pochi nel nostro istituto e ogni caso per un motivo di salute evidente e certificato. Il problema dell’educazione fisica è strettamente legato alle strutture. Già nelle scuole medie di Gallipoli c’è pochissimo spazio a disposizione, tant’è che agli alunni capita di andare in palestra anche una sola volta al mese. Nelle scuole elementari, non esiste la materia, ci si affida a progetti saltuari realizzati da esperti esterni. Nel nostro liceo, abbiamo una palestra accettabile in cui si fa lezione con due o tre classi per volta. La gestione di tanti studenti in uno spazio ridotto è difficile. Qui a Gallipoli e in generale nel Sud Salento, poi, non esistono centri dove la sera i giovani possono riunirsi per fare sport. Centri che servirebbero anche a togliere dalla strada molti ragazzi. La cultura sportiva va coltivata ma se mancano le strutture noi docenti possiamo fare poco. Ecco che i ragazzi scelgono di sedersi a giocare alla play station per ore. Sono, come si dice qui, ‘camasci’, cioè pigri. In passato si faceva sport anche in mezzo alla strada. I ragazzi andavano sul lungomare a correre i 100 metri. Oggi l’assicurazione non copre gli studenti dagli eventuali infortuni che avvengono al di fuori delle mura scolastiche. Poi la lezione di educazione fisica si riduce a una mezz’ora effettiva perché gli studenti si devono lavare, cambiare. Chiedere per due giorni ai ragazzi, soprattutto alle ragazze, di venire a scuola in tuta? Non sia mai, non sarebbe alla moda. Hanno poca voglia di sudare. Senza particolare sforzo, in fondo, alla Playstation vincono sempre”. // La palestra della scuola ha più di 40 anni (Tommaso Vergari, docente di Educazione fisica dell’Istituto tecnico commerciale “Vanoni” di Nardò) “Molti ragazzi frequentano circoli sportivi, palestre, scuole di calcio, basket e pallavolo e sono appagati. L’ora di educazione fisica per loro diventa quasi superflua, anche per il fatto che non si scatenano come si deve perché poi non possono usufruire delle docce. Bisognerebbe accorpare le due ore per consentire loro di fare tutto. Ma non ci sono le strutture quindi il discorso è inutile al momento. L’entusiasmo e la motivazione vengono meno per un buon 40 per cento dei ragazzi. Il nostro grande problema legato all’educazione fisica è la palestra che abbiamo a disposizione. Risale più o meno agli anni Sessanta e la pavimentazione nera è di un materiale inadatto, forse anche pericoloso. L’altezza di 6 metri, travi comprese, non è regolamentare. Lamentele al Provveditorato agli studi e alla Provincia di Lecce non sono servite. Lo scorso anno sono venuti degli ingegneri a prendere le misure della palestra ma ad oggi non è ancora stato fatto niente. Le prime segnalazioni sono partite dieci anni fa. Nonostante questo abbiamo creato degli spazi fuori dalla scuola, si tratta di campetti di basket, beach volley non omologati ma ci si accontenta. Siamo sempre tre insegnanti in palestra durante l’ora di educazione fisica, il che vuol dire 60-65 ragazzi. In qualche modo dobbiamo arrangiarci”. // I distributori di snack sono più frequentati delle palestre (Raimondo Orsini, docente di Educazione fisica dell’Istituto tecnico industriale “Mattei” di Maglie, ed allenatore nazionale di Atletica leggera) “La palestra della sede centrale dell’Istituto è a norma, mentre per la succursale si tratta di uno stanzone adattato a palestra. Per il 70 per cento delle ore, la palestra è occupata da due o tre classi contemporaneamente. La motivazione dei ragazzi a fare sport nelle ore curriculari è scarsa. Sono più motivati i ragazzi che partecipano ai gruppi sportivi nelle ore pomeridiane. C’è una buona percentuale di studenti in sovrappeso nell’istituto, tanto che stiamo per avviare un’indagine interna per approfondire il problema facendo una statistica precisa. Ci serviremo di uno strumento che misura la percentuale di massa grassa. In genere i distributori sono molto frequentati”. // Mens sana in corpore sano (Cristina Licchetta, docente di Educazione fisica del Liceo Scientifico – Classico “Stampacchia” di Tricase) “Su 1400 studenti, in media, un paio per classe hanno chiesto l’esonero dall’ora di educazione fisica. Tutti i motivi sono certificati. In alcuni casi, il problema è dovuto a sovrappeso e a depressione giovanile. Quest’ultima patologia porta i ragazzi ad avere scarsa fiducia in se stessi, una situazione che durante la mia lezione si nota facilmente. Dato il carico di lavoro delle altre materie, cerco soprattutto di far scaricare gli studenti, sottoponendoli ad attività mirate al raggiungimento di obiettivi precisi. Tutti lavorano con impegno ma da un’indagine svolta nelle classi abbiamo appreso che l’educazione fisica non è una materia importante per loro. Molti svolgono vite sedentarie. In classi da 30 studenti, solo quattro o cinque fanno attività sportiva extracurriculare. Con 1400 studenti è inevitabile trovarsi in cinque o sei docenti in palestra, ciascuno con una classe da 30 alunni. Gli alunni delle prime classi, poi, arrivano totalmente impreparati: le scuole media ed elementare non forniscono la base di partenza necessaria. L’educazione fisica è considerata materia di serie B. Non si è capito che se una persona sta bene fisicamente può rendere di più anche a livello intellettivo”.

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