I samari chiedono aiuto

Pericolo crollo per l'abbazia bizantina

Le piogge aumentano il rischio che la chiesetta bizantina crolli definitivamente. A poco sono serviti gli appelli contro lo stato di abbandono in cui verte il monumento. Questo è di proprietà privata. Gli enti pubblici, quindi, se ne disinteressano

“Dalla parte australe della Lizza, a quattro miglia distante da Gallipoli, ed un altro circa dal mare vi è un luogo detto San Pier dè Samari, di cui rimane ora un’antica Chiesa, dove Stefano Catalano dice, che l’Apostolo San Pietro vi abbia celebrato Messa, reduce da Levante. E’ piantata questa su di una terra duna, presso cui si vede una valle tagliata nel monte, dalla quale scorre tutta l’acqua del nostro territorio, molti pozzi, molti cenotafii e macerie…”. Così Liborio Franza scriveva della chiesetta bizantina di “San Pietro dei Samari” nel suo libro intitolato “Colletta istorica e tradizioni anticate sulla città di Gallipoli” del 1836. // La leggenda Una leggenda vuole che la chiesa di San Pietro dei Samari, chiamata così perchè nel XII secolo si trovava presso il Fosso dei Samari, risalga al periodo in cui San Pietro attraversò questi luoghi. La chiesa anticamente custodiva un dipinto, realizzato dal maestro Coppola, che raffigurava i Santi Apostoli Pietro e Paolo. // L’abbazia nel parco naturale La piccola abbazia bizantina, che insiste su un terreno di proprietà privata, risale al XII secolo e si trova fuori dal centro abitato di Gallipoli, in un terreno adiacente alla statale 274 Gallipoli-Taviano (nei pressi del Fosso dei Samari). La zona in cui è situata ricade nell’area del Parco naturale di Punta Pizzo-Isola di Sant’Andrea. Per accedervi bisogna percorrere a piedi un tratto di strada statale. L'interno della chiesa è ad una sola navata, divisa in due scomparti quadrati da un arco a tutto sesto. La volta è formata da due cupole costruite in mattoni. Sulla facciata si possono individuare le tipiche arcatelle cieche di stile romanico, mentre sulla porta principale si legge l'iscrizione “Pasce oves meas ” (Pasci le mie pecore). Interessante anche la zona circostante dove si trova la necropoli. // Crolli e crepe. L’inverno è un rischio Nel 2006 si è verificato il crollo un vasto tratto di paramento murario esterno (lato sud) della chiesetta tardo-medievale. Ad oggi, la chiesa è in condizioni a dir poco critiche: lesioni evidenti e spanciamenti della muratura ne fanno presagire un crollo totale imminente, soprattutto se l’inverno si confermerà piovoso. Evidenti sono le crepe sui muri esterni ricoperti da piante selvatiche in più punti. All'interno della chiesetta si intravedono lembi di affreschi sotto l'intonaco anch'essi a rischio. “La chiesa è allo stato di totale abbandono da molti anni” si legge anche sul sito internet della Provincia di Lecce (www.turismo.provincia.le.it). // Sos caduti nel vuoto Dal 2004 la sezione Sud Salento dell’associazione “Italia Nostra” ha avviato una battaglia per risollevare le sorti della chiesetta bizantina. Appelli e raccomandazioni non hanno portato ad alcun intervento da parte dei proprietari dell’edificio. E dell’impegno in difesa del monumento assunto dalla Provincia di Lecce nel 2005 con il progetto di recupero e valorizzazione del “Salento bizantino” sembra non esserci più traccia. Il presidente della Provincia Giovanni Pellegrino aveva sposato in pieno la causa di Italia Nostra, offrendo un contributo di circa 15mila euro per gli interventi necessari. Soldi che sarebbero stati erogati solo se il Comune di Gallipoli si fosse accordato con il proprietario della Chiesa, per consentire, a lavori ultimati, la fruizione pubblica del monumento. Ma l’amministrazione comunale (dal 2004 al 2007) non si è mai concretamente interessata alla situazione. Il presidente della sezione Sud Salento di “Italia Nostra” Marcello Seclì, ha personalmente presentato una richiesta di aiuto al ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli e al suo predecessore Rocco Buttiglione. Richieste cadute nel vuoto. A fine gennaio 2008, Seclì ha anche inviato una “richiesta di intervento sostitutivo” alla Soprintendenza regionale. “In sostanza – spiega Seclì – chiediamo ai rappresentanti territoriali del Ministero per i Beni e le Attività culturali, di procedere all’ esecuzione diretta delle opere necessarie per evitare il crollo del monumento. Le spese dei lavori, secondo la normativa vigente, saranno addebitate al proprietario della Chiesa. Se si rifiuterà di pagare, il Ministero dovrà procedere all’esproprio. Per scongiurare il pericolo del totale crollo dell’edificio – aggiunge – è necessario effettuare – quantomeno una copertura sull’intero immobile, nonché l’imbarcamento ed il puntellamento esterno ed interno dell’edificio”. A sostenere l’azione di Italia Nostra è intervenuto in più occasioni anche l’Osservatorio Torre di Belloluogo. Il coordinatore Beniamino Piemontese, di recente, ha lanciato un nuovo appello di aiuto su internet, prendendo spunto dalla segnalazione fatta da una semplice cittadina, Angela Paradisi, sul sito web www.tuttocasarano.it. Intanto la salvezza, la difesa, la tutela e la valorizzazione dell'antico monumento salentino sembrano ancora obiettivi difficili da raggiungere.

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