La merla che non c’è

I mandorli in fiore e gli storni

Come è cambiato il clima nel nostro paese e tutto ciò che comporta tale mutazione. Una riflessione di Rocco Boccadamo

Si osserva ormai comunemente che le stagioni sono impazzite, che il clima del nostro paese, notoriamente mediterraneo e moderato, assume spesso connotati africani, che le temperature scorrono, per lunghi periodi, torride e insopportabili, che la siccità imperversa. Da siffatti scenari complessivi, penso che, una volta tanto, valga la pena di estrapolare, per via della loro attualità, alcune semplici riflessioni in senso favorevole, che suonano, insomma, benvenute. Stando ai valori, non dico semi primaverili ma sicuramente miti di questi giorni, salvo colpi di gelo dell’ultimo momento, si dovrebbe desumere che la simpatica merla tradizionalmente abbinata ai tre giorni, 29/30/31 gennaio, considerati i più freddi dell’anno non abiti più da noi. Come pure, che la rinomata Sagra del mandorlo in fiore di Agrigento, in certo senso sempre invidiata dai meno fortunati abitanti del continente ( in calendario dal 1° al 9 febbraio 2008), non costituisca ora una prerogativa esclusiva dell’assolata Valle dei Templi (invero assai prossima alle coste dell’Africa), dal momento che anche nella nostra Puglia gli alberi di mandorlo, e non solamente quelli, si presentano già da un pezzo fioriti, uno splendore di colori. In aggiunta al clima gradevole e alle belle chiome arboree fronzute, capita, frequentemente, di godere anche della sensazionale esibizione di sterminate colonie di storni che saettano sullo sfondo del cielo azzurro a guisa di nubi dalle forme mutevolissime, sicuramente milioni di minuscole creature brune, allietando gli occhi, specie degli spettatori non giovanissimi. Non v’è dubbio che la natura compie, continuamente, miracoli inimmaginabili. Mette però conto di porre l’accento che in questa stagione i nostri uliveti sono stati stracarichi di frutti, eccezionalmente sani e genuini, molti dei quali, sebbene la raccolta volga al termine, stanno ancora appesi ai rami alti e presumibilmente lì resteranno, senza cadere facilmente sul terreno: quindi, i piccoli storni hanno agio di piluccarne in quantità, traendone un prelibato nutrimento. Come si vede, da parte del comune osservatore di strada che scrive, oggi niente righe incentrate su crisi di governo, scandali politici, casi giudiziari o di gossip, ma dedicate ad elementi, visioni e riflessioni su ciò che ci circonda, decisamente leggere. Meglio, no? Rocco Boccadamo

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!