Blueprint. In 30 restano a casa

Continua la crisi del Tac salentino

Il preavviso di licenziamento per 30 operai dell’azienda casaranese è arrivato sabato scorso per via telefonica. Rifondazione comunista si schiera con forza al fianco dei lavoratori

Il declino del settore tessile-abbigliamento-calzaturiero non accenna ad arrestarsi. Una trentina di lavoratori della “Blueprint” sabato hanno ricevuto dall’azienda la comunicazione di non presentarsi, da domani e fino a nuovo avviso, sul posto di lavoro. La notizia, non ufficiale, è stata fatta filtrare dagli stessi dipendenti dell’industria tessile che ha come riferimento la famiglia Mita. I lavoratori interessati hanno fatto sapere inoltre che la comunicazione è stata ricevuta per telefono e che si sarebbe trattato, in tutto e per tutto, di un preavviso di licenziamento, da definire nei prossimi giorni con le consuete procedure. Sulla vicenda c’è da registrare il primo intervento a sostegno dei lavoratori, un intervento molto duro, da parte del circolo cittadino “Peppino Impastato” di Rifondazione Comunista. “Mentre tutta l’attenzione è puntata sul dio pallone e sulle sue vicissitudini annesse e connesse – si legge nel comunicato stampa – decine di operaie ed operai Blueprint, stanno per essere espulsi dal ciclo produttivo, stanno per essere ancora una volta trattati come un calzino da rivoltare. Come mai? Dove sono tutti i proclami di risoluzione della crisi occupazionale? Le persone devono vivere, non possono rimanere senza pane”. Secondo Rifondazione Comunista, “il modello di espulsione Filanto è chiaramente applicato pedissequamente a tutte le aziende della zona. Almeno 30 lavoratori hanno ricevuto una telefonata, la quale annunciava che da lunedì 21 non dovranno più presentarsi sul posto di lavoro. Cioè licenziamento. Ma stiamo scherzando? Anche se fosse, dove sono i 15 giorni di preavviso? Ed inoltre dove sono i nostri soldi con i quali avete costruito gli opifici?”. La “Blueprint”, insieme alla società-gemella “Tessiltech”, giunse agli onori della cronaca lo scorso mese di luglio quando la procura della Repubblica di Lecce effettuò l’arresto di due dirigenti dell’azienda, e di altri due professionisti, nell’ambito di un’inchiesta su un finanziamento concesso dal Ministero per le Attività Produttive. In quell’occasione, i circa 250 dipendenti del gruppo tessile casaranese, attraverso una lettera pubblica, manifestarono solidarietà agli arrestati e auspicarono che l’inchiesta non mettesse in pericolo posti di lavoro in una situazione già di per sé precaria dal punto di vista delle congiunture sfavorevoli dei comparti tessili.

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