Palazzo Carafa. Crisi del consorzio ASI

18 dipendenti senza stipendio da 4 mesi

Il sindaco di Lecce Paolo Perrone e Attilio Monosi, assessore alle Attività Produttive hanno ricevuto nella mattinata di ieri a Palazzo Carafa una rappresentanza dei 18 dipendenti del Consorzio Asi di Lecce

I lavoratori ASI prestano servizi (acqua, energia elettrica, ambientali ecc.) alle imprese che operano negli agglomerati industriali dei Comuni soci del Consorzio. Com’è noto il Consorzio Asi versa in una gravissima situazione finanziaria che non ha consentito, tra le altre cose, il pagamento degli stipendi degli ultimi 4 mesi ai dipendenti dell’ente. L’amministrazione comunale e la rappresentanza del personale hanno approfonditamente discusso della questione e tracciato congiuntamente un possibile percorso in vista della assemblea generale del Consorzio programmata per il 28 gennaio. “Esiste – puntualizza il sindaco Paolo Perrone – una precisa responsabilità della Regione Puglia sulla situazione dei consorzi industriali, dal momento che la legge di riordino si è rivelata una sorta di fallimento e a si sa, in generale, sul futuro di questi enti e sulla gestione di quella che è la complicatissima situazione contingente. Anche perché per i Consorzi non c’è traccia alcuna nella recente manovra finanziaria della Regione. Serve individuare un percorso ben definito di riorganizzazione dell’ordinamento istituzionale di questi enti ed è un percorso che noi possiamo certamente affiancare e sostenere, ma non determinare. Per venire incontro alle necessità assolutamente contingenti, invece, mi sento di assumere l’impegno di verificare la possibilità, assieme a tutti gli altri Comuni soci, di anticipare la quota associativa del 2008 e finalizzarla al pagamento degli stipendi e delle spese correnti, in attesa del piano di rilancio industriale complessivo della Regione Puglia. Il problema – conclude – è quello di evitare l’agonia dei Consorzi e l’interruzione dei servizi erogati alle aree industriali, che significherebbero stop alla produzione e vuoti occupazionali”.

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