Fiducia e ottimismo nel discorso di Napolitano

Il principale assillo del presidente è l’insufficiente tutela della vita sul lavoro

Il bello e il brutto dell’Italia appuntati come in un diario di viaggio. Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, invita gli italiani a considerare il bicchiere mezzo pieno. La sua ricetta per il 2008 è puntare sulla cultura della creatività. E il Sud può essere protagonista della crescita, ad esempio attraverso la ricerca. Il laboratorio sulle Nanotecnologie dell'Università del Salento insegna

“A voi che mi ascoltate, e a tutti gli italiani in patria e all’estero, sento di dover dare una risposta alla domanda che più ci inquieta: come dobbiamo guardare all’anno che sta per iniziare, con quali preoccupazioni e con quali motivi di speranze e di fiducia?”. Ha esordito così Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, nel suo tradizionale discorso di fine anno che ha riservato ampio spazio al Sud, Salento incluso. Con l’ammissione di una necessità: dare risposte. E rinvigorire nel popolo italiano la voglia di sperare; di considerare, come il presidente ha dichiarato, che se il bicchiere è mezzo vuoto, allora è anche mezzo pieno. E poi ha parlato di fiducia (termine che ha ripetuto per ben quattro volte) e di ottimismo. Ha toccato gioie e dolori di un anno intero; ha nominato le cose belle e le cose brutte di un’Italia visitata in lungo e in largo, appuntate come in un diario di viaggio. Ha elogiato le eccellenze di alcuni centri di ricerca, come quello che si occupa di Nanotecnologie presso l’Università del Salento; ha riconosciuto l’urgenza di problemi come quello relativo ai rifiuti, in Campania. Infine ha rivelato il suo principale “assillo”: l’insufficiente tutela della vita sul lavoro, cogliendo l’occasione per comunicare ancora una volta il suo dispiacere e la sua vicinanza alle famiglie degli operai morti nel rogo della ThissenKrupp di Torino (uno dei quali, Rocco Marzo, era di Alezio). Si è rivolto all’Italia intera. Di questa ha elogiato i punti di forza sui quali puntare per crescere. “Uno di questi – ha detto – è la cultura della creatività, che deve far considerare grande il potenziale delle nostre imprese e del nostro lavoro”.

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