Eminart. Buona la prima

Un bilancio della manifestazione

Ha animato per tre giorni l'Accademia di Belle Arti di Lecce parlando di artigianato, saperi, emersione di lavoro nero. Ed ha aiutato i giovani ad inserirsi nelle dinamiche aziendali. Tutto questo è stato Eminart. Maria Pia Panzera, coordinatrice dell'équipe Animazione, traccia un resoconto della prima edizione del progetto

Si è svolta a Lecce, presso l’Accademia delle Belle Arti, nelle giornate dal 26 al 28 settembre, la prima edizione di Eminart, un progetto volto a ricercare e promuovere un aggancio efficace tra tradizione ed innovazione nell’artigianato tipico salentino. Eminart ha parlato sia a giovani disoccupati, lavoratori precari o irregolari disposti ad apprendere le strategie e le tecniche di innovazione nell’artigianato, sia alle imprese artigianali che desiderassero innovare la propria attività, proponendosi come un laboratorio creativo di ricerca di nuove idee e strategie per innovare prodotti e processi produttivi artigianali. A manifestazione ormai conclusa, abbiamo incontrato Maria Pia Panzera, coordinatrice dell’èquipe Animazione di Eminart, alla quale abbiamo chiesto di tracciare un bilancio dell’edizione appena conclusa dell’iniziativa. Dottoressa Panzera, quale bilancio può dare della manifestazione? “Il bilancio è stato positivo. Abbiamo registrato una partecipazione inaspettata rispetto alle previsioni, considerato anche il fatto che il luogo in cui si è svolto l’evento non è un posto tipico per una fiera. Questo evento infatti è stato considerato come luogo in cui raccontare il progetto Eminart, che ha come oggetto l’innovazione delle piccole e medie imprese, delle imprese artigiane e l’emersione del lavoro nero. Dovevamo raccontare in tre giornate questo progetto attraverso le aziende che hanno partecipato, in particolare quelle che noi abbiamo ritenuto innovative per un prodotto o processo creato. Sono stati realizzati anche degli stand dai vari partner dell’iniziativa che hanno provveduto ad informare i partecipanti all’evento. Si sono svolti anche dei laboratori di formazione con stage in azienda che hanno permesso a molti ragazzi di entrare in contatto con il mondo del lavoro”. Che tipo di riscontro avete avuto dai ragazzi che hanno preso parte ad Eminart? “I giovani sono rimasti soddisfatti. Il nostro scopo era quello di formare con lezioni e stage i ragazzi che hanno potuto mostrare il loro lavoro ad un pubblico diversificato dando prova di ciò che ognuno sa veramente realizzare nel suo lavoro”. Avete in mente di ripetere l’esperienza Eminart in futuro? “Ci auguriamo di poterlo fare. Abbiamo realizzato in questa occasione anche una brochure che abbiamo chiamato “prima borsa dei saperi dell’artigianato innovativo” proprio perché speriamo che in futuro ci siano successive edizioni. Il nostro auspicio è che anche il Centro servizi nato in occasione di questo progetto possa continuare nella sua attività di informazione e di consulenza anche nei confronti delle stesse aziende”. Chi parteciperà alla prossima edizione di Eminart? “Saremo noi a contattare le aziende. Il contatto è frutto di una ricerca. La ricerca di aziende innovative e di quelle in crescita su tutto il territorio salentino. Per la prima edizione della manifestazione, ne sono state selezionate 200 e solo alcune hanno partecipato alla borsa dei saperi. Queste, tra l’altro, sono quelle che hanno ospitato i ragazzi nel periodo di formazione”. Suo cognato Raffele Fitto è venuto a visitare Eminart? “Certamente. Mi ha anche aiutata molto, nella prima fase di preparazione del progetto, a trovare i contatti con nuove aziende”.

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