Gerhard Cerull, salentino per caso

Salentini d’elezione

Dopo gli studi di pedagogia e di teologia in Germania, decide di partire, senza immaginare che nel Salento avrebbe realizzato un diverso stile di vita, tanto da restarci

Gerhard Cerull è arrivato nel Salento una sera primaverile del 1975, all’età di trentatré anni. Partito da Regensburg con una vecchia Mercedes 180, aveva attraversato tutta l’Italia sotto la pioggia, alla ricerca di se stesso e di un luogo dove potersi dedicare completamente all’arte, a contatto con la natura. Lasciava un posto di insegnante (lingua tedesca, storia e geografia) in una scuola media statale, insieme a tutti quei condizionamenti che non gli consentivano di dedicarsi alla sua vera inclinazione: la pittura. Aveva compiuto studi di telogia, oltre a quelli di pedagogia, e da giovane aveva seguito la vocazione monacale,rimanendo per tre anni in un monastero. Evitato il giuramento monastico, prima di pronunciare quello di fedeltà come impiegato statale, decide di partire. Avrebbe dovuto salutare solo suo fratello, avendo perduto il padre in guerra e la madre quando aveva ventidue anni, ma gli serve un po’ di tempo per poter riflettere, meglio se in solitudine. Scartata l’idea di fermarsi in Toscana,dopo un’intera giornata al volante, si ferma a pochi chilometri dal capo di Leuca, presso un’antica masseria abbandonata, nella campagna di Presicce. Nonostante il freddo e i disagi, rimarrà lì per qualche mese con il consenso del proprietario. Finalmente lontano dalla società omologante e consumistica, può ora mettersi alla prova, davanti a un cavalletto, noncurante degli spifferi provenienti dalle finestre senza vetri, abituato, com’è, a una vita austera . Di lì a poco, grazie alla sua costanza e alla sua tenacia, dal suo primo rifugio (la masseria del Feudo) si trasferisce in una liama con attigua paiara-rudere , nei pressi della Masseria dei Fani (Salve), dove riesce a crearsi uno spazio più accogliente.Senza averlo mai immaginato, passano così i suoi primi dieci anni, vissuti da salentino “per caso”. Sono anni dedicati interamente alla pratica della pittura, durante i quali realizza finalmente un suo linguaggio espressivo, dapprima con disegni a china di ispirazione paesaggistica e surreale, poi con forme astratte dalla geometria caleidoscopica, sempre più intensamente cromatica. Insieme ai suoi sogni prendono corpo i suoi quadri, a contatto con Norman Mommens e Patience Gray e Maria Vittoria Colonna, vicini di casa, ma anche con Arno Mandello ed Helene Ashbee che abitano la Masseria Bufolaria (Gemini). “Ciò che mi ha attratto, fin dal mio arrivo in questa terra, è stata la particolare ospitalità dei salentini”, ci dice. Proprio grazie a un amico che cede la sua casa nei pressi del faro di Leuca per una mostra collettiva, il pittore ex-insegnante espone per la prima volta alcuni suoi lavori. Incoraggiato a proseguire la sua ricerca artistica dallo scultore Norman Mommens, è spinto a continuare: seguono altri contatti ed esposizioni ad Alessano e Casarano etc. Col tempo,diventano sempre più frequenti non solo le visite di amici locali, ma anche di quelli d’Oltralpe, dalla Germania in particolare, interessati all’acquisto delle sue chine, lavori pazienti e meticolosi in bianco e nero, e dei suoi quadri dai colori più accentuati. I Fani:luogo di attrazione per tanti ospiti E’ così che la modesta abitazione rurale riadattata, con splendida vista panoramica sulla vegetazione del canale, dalla serra di Spigolizzi fino al mare,non è più sufficiente ad accogliere i gruppi di visitatori, sempre più numerosi. Occorre ampliare gli spazi per poter assicurare vitto e alloggio agli amici che ne fanno continua richiesta, coltivare un orto. Con travi di legno, canne ed embrici l’artista restaura di suo pugno tetti per altri vani, utili al soggiorno di gruppi di archeologi australiani, di musicisti americani e giovani artisti di varia provenienza.Capita perciò di trovare da Gerardo un’ intera equipe impegnata nel lavoro di scavo alla chiusa del canale o attiva nel laboratorio allestito per l’occasione, oppure un rabbino di Boston che, sorridendo, canta canzoni napoletane.In un habitat dalle lontane origini storiche, eppure abbandonato, si alternano stage di danza, di espressione corporea, di teatro, performances di musica rinascimentale, di cabaret o di pizzica nella suggestiva cornice della macchia mediterranea,meravigliosamente ancora intatta. “Ricordo che uno dei primi anni-racconta Rita Ciullo, insegnante di origine salvese e oggi moglie di Gerardo- il movimento e le performances vocali e canore di un gruppo di giovani ospiti, riecheggiando nel fondo del canale, hanno finito con l’ insospettire gli agricoltori dei campi vicini, i quali hanno segnalato le strane e inusuali urla alle forze dell’ordine. Si sono tranquillizzati, ovviamente, solo dopo il controllo effettuato.” Sotto la luna dei Fani si susseguono intanto serate estive e feste musicali, indimenticabili per tutti i presenti. Anche le ricerche archeologiche, condotte in modo continuato nell’arco di nove anni, risultano tanto soddisfacenti da essere riconosciute come prestigiose ed importanti ( premio Rotaty International “Colonie Magna Grecia” per i ricercatori dell’Univ. di Sidney). Con Rita, Andres e William Da un improvvisato ostello, occasionalmente allestito si giunge alla promozione di stage di creatività e di musica, fino agli incontri di cultura internazionale. I legami di amicizia con gli abitanti del luogo portano l’ artista a radicarsi a tal punto nell’ambiente di finisterrae da condividere con Rita , appassionata- tra l’altro – di yoga e di erboristeria, gli ideali e lo stile di vita “francescana” e campestre, secondo i ritmi della natura.Una decisione a cui segue quella di creare una famiglia con Andres e William, undicenni colombiani provenienti da Bogotà. L’ultimo periodo, tutto caratterizzato dagli impegni nel seguire da vicino la loro crescita fino all’Università, non ha alterato l’armonia e l’autenticità del luogo, la disponibilità ed il carattere semplice e cordiale dei coniugi Cerull.Chiedo a Gerardo quali sono le ultime novità al canale dei Fani.“ La varietà di questi funghi che ho in mano, mai visti prima di qualche anno fa’ .Sono cresciuti sotto gli alberi di pino piantati quando sono arrivato qui- mi risponde. Anche la processionaria, la malattia che infesta la pineta, è un cambiamento ultimo, sto facendo di tutto per contrastarla.” Guardo il boschetto di pini, a ridosso della sua casa e mi sembrano incredibilmente cresciuti.Con la loro chioma alta sembrano segnare gli anni trascorsi. Ora sono lontani i primi tempi, l’incredulità di chi lo osservava incuriosito a nella vecchia masseria disabitata e di chi veniva a visitarlo poi nella liama, sul cui camino era appesa una lunga muta di serpente (la sacara), per sentirlo parlare del suo lungo viaggio da Regensburg, alla ricerca di una diversa dimensione esistenziale.” Il mio è un racconto da scrivere a puntate”, mi dice, con un bicchiere di vino della vendemmia locale in mano. Lo stesso sorriso di quando ha messo piede nel basso Salento, una terra che fin dall’inizio lo ha affascinato per le sue contraddizioni e per le sue sorprese, per le sue bellezze nascoste, da scoprire col tempo.Risorse di cui Gerardo ha giurato di rimanere custode. Un giuramento finalmente a lui congeniale!

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