Enrico Letta a Lecce

Un incontro sul Partito Democratico

Ha fatto tappa anche a Lecce Enrico Letta, candidato alla segreteria nazionale del nascente Partito Democratico, per illustrare il suo programma e per rispondere alle domande dei suoi sostenitori, in attesa delle primarie che si terranno il prossimo 14 ottobre

Con il coordinamento di Ettore Bambi – che, partendo da personali riflessioni sul libro scritto da Enrico Letta, In questo momento sta nascendo un bambino, ha posto numerosi spunti di riflessione – si è sviluppato un confronto concreto tra Enrico Letta e alcuni ospiti-interlocutori, ovvero Ernesto Sticchi Damiani, professore ordinario di Diritto Amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Lecce, Paolo Stefanelli, presidente nazionale dell’Ordine degli Ingegneri, Adele Cavallo, avvocato, membro della Caritas diocesana di Nardò, Laura De Lorenzis, componente del Consiglio Europeo degli Studenti, Franco Surano, segretario generale della CISL di Lecce, Ennio Montinaro, presidente Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lecce. Ernesto Sticchi Damiani ha definito il libro di Letta “denso di una ideologia del pensiero delle nuove generazioni” e la sua una politica intrisa di generosità. “E’ il bambino che in questo momento sta nascendo nell’ospedale di Lecce, di Pisa, di Roma che è il vero portatore degli interessi generali di una comunità. – ha confermato Letta – E’ a lui che si deve pensare per poter realizzare il giusto rovesciamento di prospettiva di una politica troppo abituata a guardare solo al presente, se non addirittura alle diatribe del passato”. Nello specifico Letta ha affrontato il tema del debito pubblico, della scuola, dell’ambiente, e ha chiarito come non sia giusto che le nuove generazioni abbiano in eredità tutte le mancanze della politica odierna, come ad esempio le ingenti tasse da pagare per sanare il debito pubblico o le scuole che non funzionano. Con l’intervento di Adele Cavallo si è poi aperto un altro spinoso capitolo, quello relativo agli immigrati. In qualità di operatrice nella Caritas diocesiana di Nardò, la Cavallo si è fatta portavoce dei tanti immigrati che ancora, nel 2007, vivono profonde situazioni di disagio e di esclusione sociale. Secondo Letta si pone oggi la necessità di attivare una cittadinanza interculturale e, per far questo, bisogna superare la questione dello straniero da accogliere, per pensare a creare una reale comunione con chi entra nel nostro paese, garantendo dunque una effettiva integrazione degli stessi. “Purtroppo l’Italia è un paese in grado di attirare solo immigrazione clandestina. – ha affermato – Ci sono leggi che impediscono al dottore o all’ingegnere extracomunitario di fermarsi a lungo nel nostro paese, di diventarne cittadino. Non dare il giusto riconoscimento alle loro competenze e alle loro professionalità è una perdita per l’Italia stessa.”. Da queste parole si è potuto evincere come, secondo Letta, gli immigrati rappresentino una effettiva risorsa per il nostro paese. Non è un caso allora che nelle sue liste si sia finalmente data risposta a questa domanda di partecipazione da parte di cittadini extracomunitari. “E’ questa la strada da percorrere per far sì che ogni italiano capisca cosa vuol dire integrazione e che ogni cittadino extracomunitario capisca che la partecipazione attiva comporta una precisa logica fatta di diritti e di doveri”. E’ toccato poi a Franco Surano mettere sul tavolo il più pressante dei temi che la politica si trova ad affrontare in questi tempi, quello del lavoro. Letta ha colto l’assist di Surano per affrontare la precarietà del lavoro in specifica connessione con il “prosciugamento demografico” che sta caratterizzando l’Italia. “E’ necessario capire ed affrontare il perché l’attuale clima sociale e lavorativo è così sfavorevole all’idea di mettere al mondo un bambino. Il punto è che le donne sono fortemente discriminate nel mondo del lavoro, – afferma Letta – la metà di loro lavora con contratti parasubordinati che non danno garanzie per affrontare la maternità. Questo significa che spesso per una donna la scelta di avere un figlio equivale alla perdita del posto di lavoro. E questo non va bene in una società che dovrebbe rilanciare la natalità per pensare al futuro in termini di sviluppo”. Letta ha incalzato l’argomento ricordando come durante il boom economico ì trentenni di allora siano stati in grado di prendere questo paese sulle loro spalle per farlo crescere. Erano loro a mantenere economicamente i genitori e i nonni. Oggi la situazione si è letteralmente rovesciata e questo ha il sapore di un’involuzione piuttosto che di una crescita. “Sbaglia Padoa Schioppa a definire “bamboccioni” i nostri giovani – afferma ancora Letta –; è compito della politica creare le condizioni favorevoli affinché i giovani possano diventare autonomi quanto prima. La precarietà non li aiuta certamente.”. Si è continuato poi a parlare di giovani con Laura De Lorenzis, Rappresentante degli Studenti nel Consiglio Europeo, che ha posto in luce la perdita del valore della meritocrazia, evidenza confermata dagli ultimi accadimenti, in cui raccomandazioni e test truccati l’hanno fatta da padrone. E dunque è emerso anche il problema della fuga dei cervelli, di quei giovani che non riescono a trovare spazio lavorativo nel proprio paese. “Il Partito Democratico vuole parlare ai giovani e coinvolgerli – le ha risposto Letta – e sono orgoglioso che le nostre liste siano piene di giovani che hanno l’occasione di esserci, di fare esperienza: partecipare a una riunione o ad un consiglio, iniziare a parlare in pubblico, sono i piccoli passi con cui si inizia a fare politica.”. Letta ha poi affermato come risulti importante che i giovani sviluppino una cultura della curiosità, intesa come voglia di varcare i confini in cui si è nati, per fare esperienza e arricchirsi grazie al confronto con realtà diverse. Allo stesso tempo, ha affermato il candidato, è un diritto di tutti poter tornare e spendere il proprio bagaglio esperenziale nel luogo in cui si è nati. Questo significa dare ai giovani uno spazio che spetta loro di diritto e “lo si può fare – afferma Letta – solo se i concorsi iniziano ad essere vinti dai più meritevoli e se le aziende iniziano a vedere nel giovane una risorsa da far crescere e non da sfruttare in uno dei tanti stage.”. “Spazio ai giovani” è dunque il messaggio principale del programma di Enrico Letta. A detta del candidato questo stesso messaggio deve altresì essere recepito da una politica che necessita di essere svecchiata. Si pensi che se non fosse per le liste di Letta, l’età media dei candidati per le primarie del Partito Democratico sarebbe di sessanta anni. “Su questo versante io rappresento lo scandalo – afferma Letta – sono diventato ministro a 32 anni nel 1998, il più giovane in assoluto. Anno 2007, nasce il Partito Democratico e sono ancora l’esponente più giovane. Il più giovane politico del 1998 non può essere il più giovane del 2007, questo significa che l’Italia non pone minimamente attenzione alle giovani generazioni grazie alle quali può davvero crescere e svilupparsi”. Il confronto si è chiuso con gli interventi di Ennio Montinaro, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lecce, e di Paolo Stefanelli, Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, che hanno allargato il dibattito ai temi dello sviluppo e dell’economia, dichiarando, a tal proposito, una totale condivisione delle intuizioni e dei propositi espressi da Letta. “I tempi e i modi di fare economia stanno cambiando: fino a pochi anni fa l’Italia era un paese grande in un mondo piccolo. Oggi siamo un paese medio in un mondo grande”. Con questa frase Enrico Letta ha evidenziato la necessità che l’Italia si attrezzi in tempi di gobalizzazione. “L’italia ha una tradizione millenaria sulla quale si basa il turismo, importante fonte di sviluppo territoriale. In più ha quattro milioni di imprenditori che nessun altro paese occidentale ha, gente che ogni giorno genera nuove idee, che cerca di internazionalizzarsi, che ha tanti lavoratori sulle spalle per crescere ed innovarsi. Ad esempio Il Salento è una terra che può dimostrare come, oltre alla tradizione, anche le attività industriali e le nuove idee sono speranza per il futuro. Il Partito Democratico si accosta agli imprenditori con volontà di dialogo, per aiutarli a crescere e a innovarsi, in quanto la loro crescita rappresenta la crescita economica dell’intero paese.”. “Il Partito Democratico – ha concluso Letta – è l’approdo finale per una politica nazionale che vuole tornare ad aspirare ai grandi partiti, puntando al 30 percento dei voti. I piccoli partiti, che hanno da sempre caratterizzato la politica italiana, prendendo solo voti di nicchia non possono che dare risposte solo ad una parte dei cittadini, perdendo così di vista la missione generale che dovrebbe abbracciare l’intera cittadinanza. In realtà il vero portatore dell’interesse generale è colui che non ha ancora diritto di voto, ovvero il bambino che in questo momento sta nascendo. Pensando a questo bambino faremmo grandi scelte, in prospettiva di un futuro migliore per le nuove generazione”.

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