Il business della pazzia

Le condizioni in cui vertono i malati psichiatrici in Salento

I matti vengono rinchiusi e si butta butta la chiave. Ancora oggi. Infatti secondo il resoconto dell’Istituto nazionale della sanità: “La necessità di garantire un adeguato turn-over è fondamentale per non ricorrere ad un ulteriore incremento nella dotazione di posti residenziali. Le strutture residenziali hanno un ridotto turn-over di pazienti: il 23% delle strutture residenziali pugliesi non ha dimesso alcun ospite nel corso di un intero anno”

La canzone che ha vinto il Festival di Sanremo 200, parla di matti, “pianoforti con un tasto rotto, (che) per la società siamo sempre stati spazzatura”. All’indomani della vittoria di Simone Cristicchi abbiamo cominciato a chiederci quale sia, nella realtà, la condizione dei malati psichiatrici in Salento e per farlo abbiamo prima dovuto ricostruire un dedalo di leggi e competenze che, nella realtà, ci sembra che abbiano cambiato le definizioni ai malati e alle strutture che li ospitano, hanno definito dei percorsi terapeutici troncando però nei fatti la possibilità di portarli a termine. Insomma, prima di tutto di ci siamo dovuti liberare del linguaggio politically correct, spesso solo ritrosia nel guardare in faccia le cose, e autoimporci un piccolissimo elettroshock: chiamare i malati, pazzi, le strutture residenziali, manicomi. Dopo averlo fatto, tutto ha cominciato ad apparirci più chiaro: per diversi motivi, che cercheremo di spiegare, i matti sono ancora oggi rinchiusi in manicomi, belli, confortevoli, anche lussuosi, e viene gettata via la chiave. Ma questo non si dice, non si vuole ammettere, tutto è ovattato con il cambiamento della terminologia e censurato dai media e dall’opinione pubblica. Il matto è stato finalmente rimosso. Nonostante la legge preveda il reinserimento nella vita sociale in varie forme e a diversi livelli, questo non avviene, per diversi motivi. Secondo i tecnici, gli addetti ai lavori, che abbiamo sentito, i posti letto esistenti sarebbero sufficienti, ma piuttosto che dimettere gli ex matti, questi vengono in eterno ospitati e già si pensa a costruire nuove strutture (manicomi) dove ospitare (rinchiudere) altri matti. Infatti strutture più leggere, più flessibili, più aperte e meno costose, come i “gruppi appartamento”, che pure dovrebbero esserci per legge, ospitando persone autosufficienti ma che hanno bisogno di essere monitorate, in provincia di Lecce non esistono. E chi avrebbe interesse a farle? I rimborsi che si riceverebbero dalla Regione sono minimi rispetto alle strutture residenziali (i manicomi), che invece si vogliono incrementare. C‘è infatti un’incompatibilità strutturale tra diritti inalienabili della persona e legittimo profitto degli imprenditori. E’ un cozzare che si verifica quando lo Stato si apre al mercato anche per i servizi sociali alla persona che vorrebbe però garantire cercando di controllare il mercato. Ma se per lo Stato il matto è un paziente, per l’imprenditore il matto è un cliente. Servito e riverito, sì, ma perché rimanga. Altrimenti il “business della pazzia” non girerebbe. Perché il mercato è mercato, bellezza. (tratto da Il Tacco d'Italia di maggio in edicola)

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!