Vive la France

E’ stato impossibile per gli appassionati dei fenomeni mediatici non soggiacere al fascino di uno zapping multicanale, multilingue, multimedia, per assaporare a fondo la spettacolarizzazione dell’essenza della democrazia. Il popolo che senza ombre, senza contorti meccanismi di suffragio, sceglie con chiarezza chi o rappresenta. Tanti gli elementi positivi legati al ballottaggio tra Nicolais Sarkozy e Ségolène Royal per la poltrona da presidente della Repubblica francese. A cominciare dal rinnovamento delle classi dirigenti (entrambi sono appena cinquantenni, entrambi alla loro prima esperienza di presidenziali),all’affluenza record alla urne (85%), dall’assottigliamento del voto di protesta, alla prima candidatura al femminile (che come strategia comunicativa, con il suo slogan “La France presidente” si è appropriata della storica incarnazione femminile della Repubblica), al folto numero di candidati al primo turno, tutti con una precisa identità politica che andava dall’estrema sinistra trozkista all’estrema destra xenofoba. Un dinamismo politico che dopo molti anni ha aperto uno spazio al centro (18%), vera rivelazione di questo primo turno. Un ago della bilancia che non con l’arma del ricatto dell’1%, ma con la forza dei numeri che rappresenta, decreterà il vincitore. E veniamo a casa nostra. Alla chiarezza francese rispondiamo con il barocchismo italiano. Un sistema fantasioso, tipico del Bel Paese, che propone sei dico sei diverse leggi elettorali: una bifronte per legislative (diverse per Camera e Senato); a scendere, diverse leggi elettorali per Regioni (senza contare quelle a statuto speciale) e Province, diverse leggi elettorali per i Comuni, a seconda del numero di abitanti. Ecco, guardiamo ai Comuni con più di 15mila abitanti, dove i cittadini sono chiamati ad eleggere il primo cittadino: apparentemente un doppio turno alla francese, in cui i candidati di tutte le culture politiche si confrontano al primo turno, lasciando ai primi due “classificati” la possibilità della vittoria finale. E invece no. E’ un finto doppio turno, perché poi ci sono le coalizioni, con il proliferare delle liste con cui, legittimamente, i candidati cercano di raccogliere consensi fino al quinto grado di parentela (e in famiglia tutti sono candidati), a discapito della chiarezza del quadro. Per non parlare del bizantinismo del voto disgiunto: un colpo al cerchio ed uno alla botte, per non scontentare nessuno. In Francia si spinge all’aggregazione, tutelando le identità che, nell’aggregazione, non si sentono disperse e a rafforzare i partiti. Questo processo è in atto, finalmente, anche in Italia, ed è irreversibile. Anche in Italia si prospetta il formarsi di una sinistra e una destra chiare e nette e, finalmente, di un vero centro, con cui dialogare. Che sia dunque questa per noi elettori l’occasione buona per chiarificare il quadro politico, rinnegando le anomalie italiane, i ricatti, i voti disgiunti, chi si è buttato nella mischia per governare con lo 0,1%.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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