Non retrocessione, ma ricollocamento

L’intervento di Perrone sulle classifiche di Moody’s

Il Comune di Lecce retrocede da A2 ad A3 nella valutazione dell’agenzia di rating Moody’s. Paolo Perrone, vicesindaco e candidato per il centrodestra alle prossime Amministrative, risponde alle accuse di Carlo Salvemini

di Paolo Perrone* Non si smentisce mai, questa Sinistra: sempre pronta a lanciare accuse al prossimo senza guardare a ciò che accade in casa propria. E, soprattutto, sempre pronta a cogliere al balzo la palla dei conti comunali disastrati per avere poi la scusa pronta per aumentare le tasse. Mi riferisco ovviamente all’ultima sortita di Carlo Salvemini sulla retrocessione del Comune di Lecce ad opera di Moody’s: lezioni di alta economia, ma, se il consigliere diesse fosse un po’ più informato al riguardo, saprebbe come me che la valutazione dell’agenzia di rating che porta Palazzo Carafa da A2 ad A3 non è una retrocessione, bensì un ricollocamento della valutazione già fatta sulla base di una nuova metodologia di analisi, adottata già dall’ottobre 2006. Pertanto i valori di riferimento di Palazzo Carafa sono in linea con quelli rilevati lo scorso anno: il rischio sul credito, infatti, resta saldamente attestato su un valore di 7, in una scala che va da 1 (rischio o) a 21 (rischio altissimo). Dunque un risultato che, al di là di quanto sostiene Salvemini, dimostra al contrario la correttezza dell’operato dell’amministrazione comunale. Non a caso il Comune di Lecce è una delle poche amministrazioni locali che, come Milano, Roma, Napoli e Bologna, può vantare non un solo rating di bilancio, bensì due. Non a caso anche Fitch, seconda agenzia di rating internazionale che ha esaminato i conti di Palazzo Carafa, dà un giudizio in linea con quanto oggi affermato da Moody’s, il che ci colloca sullo stesso livello della Regione Lazio, del Comune di Napoli, della Provincia di Brescia, di una città come New York, di uno Stato come quello della California, nonché di istituti bancari prestigiosi come Capitalia, Monte dei Paschi di Siena, Unicredit, o di aziende come Poste italiane e Acea. Che non mi pare rischino la bancarotta. Inoltre, ed è un particolare non trascurabile, il principale valore che ha portato a questa rivisitazione del giudizio sul Comune di Lecce riguarda l’indice di indebitamento, che a Palazzo Carafa si attesta su un 125 per cento delle entrate correnti. Un risultato che avremmo potuto correggere, è vero, aumentando le tasse. Ma questa, come i leccesi ben sanno, non è la politica della nostra amministrazione, che ha invece deciso di intervenire su questo aspetto grazie a procedure di dismissione di cespiti patrimoniali non più strategicamente rilevanti per la città. Senza poi considerare che a pochi metri da Palazzo Carafa – leggi “Provincia di Lecce” – questo indice di indebitamento si attesta sul 160 per cento, ma nessuno si preoccupa minimamente di correggerlo. Anzi, nella bozza di bilancio di previsione già presentato, è previsto un incremento dello stesso per il prossimo triennio. Tanto poi sappiamo molto bene come pensa la Sinistra di rimediare a questi squilibri di bilancio: mettendo le mani nelle tasche dei cittadini. Cosa che accadrebbe anche a Palazzo Carafa se vincessero loro. Ma questo, per fortuna di noi tutti, non accadrà. *candidato sindaco di Lecce per la Casa delle Libertà

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