Spazio alla cultura

Più impegno per l’arte

Considerazioni sull’arte. L'artista Vittorio Tapparini scrive al sindaco uscente e ai candidati alla poltrona di primo cittadino di Lecce per esortarli non solo a destinare più spazi alla cultura, ma ad impegnarsi a ricercare il nuovo nell’arte e ad esportarlo

Scrivo questa lettera per il mio bisogno personale di esprimere le mie considerazioni su un fenomeno a me assai vicino e sentito. Spesso mi trovo a pensare, trovandomi davanti a un dubbio comune a molta gente, sicuro che in tanti lo provino ma…. pochi ne parlino! La sensazione quando siamo davanti ad un fenomeno nuovo, inconsueto, moderno ed innovativo diverso dal tempo in cui viviamo, diverso dalla plasticità delle forme e dei colori, dei suoni o immagini, si è pronti immediatamente ad indentificarlo, inquadrarlo in una fascia o corrente o qualsiasi cosa ritorni alla nostra mente conosciuta, sentita, già vista, facendoci così sentire più vicini all'opera o alla situazione, ci fornisce certezze o, peggio, a liberare una fragorosa risata per giustificare la propria ignoranza e mancanza di conoscenza. I più arditi chiedono “cos'è?”, “cosa significa… o rappresenta?”, gli stolti ridono e basta..!! I colti la osservano, la studiano, scrivono su di essa per portarla alla conoscenza umana affinché sia un giorno alla portata di tutti, affinché un giorno ognuno di noi possa viverla come attuale e riconoscerla, convivere con essa. Io lo chiamo processo di crescita o meglio detto “progresso”! Il progresso aumenta la conoscenza umana e ne stimola le potenzialità. Questa serie di fatti ed eventi o produzioni, certamente non si limita ad una data ma… sicuramente ad un momento storico. Consideriamo, ad esempio, gli “Impressionisti “, sicuro movimento di crescita e di rinnovamento, di ricerca e di libertà. Facendo un salto indietro per cercare di spiegare il fenomeno, possiamo dire che dapprima l'arte rispettava regole precise, rigidamente definite, negando cosi la possibilità di agire liberamente dando spazio alla fantasia, il classico quindi con le sue “regole” imprigionava la creatività pur dando al fruitore la meraviglia e l'emozione nell'osservarla, subentrando però poi una certa stanchezza nel vivere sempre le stesse cose e nel guardare i soliti corpi, i soliti alberi, la solita natura a noi ormai già nota, bellissima ma conosciuta, vissuta contemporanea. Da qui che nasce il dubbio…..!!! Il rompere con gli schemi, con il passato, con il presente, guardando al futuro. Con l' arrivo del cubismo, del fauvismo e del dadaismo, le cose migliorano ma… nello stesso tempo si complicano in quanto si dà sfogo alla libertà assoluta di rappresentare la propria visone delle cose ma nel contempo ci si trova di fronte a persone che credono di spacciare l'improvvisazione facendo passare per arte il frutto della loro incapacità, perchè è vero che allontanarsi dalla realtà soggettiva e crearne una nuova è una sfida di grande interesse ma… è pur vero che venendo a mancare i parametri sai rischia di sbagliare. L'arte astratta crea così centinaia di pseudo artisti come ognuno di noi spesso dice “che ci vuole? lo posso fare anch'io” …. ma.. la risposta sta proprio qui, nel talento naturale che non necessita di scuole, accademie o altro ma viene dall'anima, dalla gestualità delle mani e del corpo, in alcuni casi anche dalla mente. La possibilità di giudizio nasce dall'intuizione del tratto, dalle linee morbide e composte in una loro fluidità e plasticità o geometrie, dalla scelta dei colori e non da meno dalla composizione naturale non studiata ma libera e riempitiva della tela e dello spazio. Ci sono fenomeni nell'arte moderna di grande validità e difficile definizione ed è questo, a mio avviso, caro Sindaco e cari candidati, che va incentivato e patrocinato dagli enti locali e dai cultori, la possibilità appunto non solo di regalare spazi a chi col suo talento crea fenomeni di cambiamento e quindi di cultura, ma soprattutto di leggerli e di capirli nel modo in cui si diceva prima, da farli entrare nella normalità delle cose, la stessa che appare guardando lo splendido barocco leccese classico, bellissimo ma superato solo però poi a condizione di continuare a ricercare e riproporre ancora “il nuovo” che non sempre in arte significa bello e di esportarlo! Vi saluto cordialmente. Vittorio Tapparini

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