Porto Cesareo non piglia pesci

L’appello di Giuseppe Fanizza, assessore comunale alla Pesca e consigliere nazionale di Lega Pesca

Dopo Gallipoli, il problema mucillagine si estende anche a Porto Cesareo. Qui i pescatori richiedono lo stato di calamità ed inscenano proteste. Intanto vorrebbero un sussidio per arginare la crisi del momento

Ormai la mucillagine è un problema che riguarda l’intera area ionica. Il settore pesca risente irrimediabilmente della situazione di disagio. Tra i pescatori di Porto Cesareo e non solo sta crescendo la preoccupazione per un fenomeno inconsueto, ma che da gennaio sta mettendo in ginocchio l’intero settore ittico. Barche e pescherecci, ogni mattina prendono il largo, ma “al momento di tirare a bordo le reti – spiegano alcuni pescatori -, di pesce neanche l’odore; solo e soltanto decine e decine di chili di microalghe che le appesantiscono a dismisura, col rischio nella stragrande maggioranza dei casi, d’essere costretti a abbandonarle in mare. Come dire – concludono – oltre al danno, la beffa”. Ieri mattina, dopo l’ennesima pescata a vuoto, si è diffusa la volontà collettiva di avviare una protesta. E così, 230 pescatori si sono dati appuntamento alla banchina di Riviera di Levante di Porto Cesareo insieme a Giuseppe Fanizza, assessore comunale alla Pesca e consigliere nazionale di Lega Pesca. “Abbiamo enormi difficoltà ed il settore rischia il collasso – ha dichiarato Fanizza –. Sollecito interventi sul problema dal 12 gennaio quando in Lega posi il problema mucillagine. L’amministrazione comunale sente il disagio ed è vicina ai pescatori ma cosa può fare se non rimandare il problema al ministero competente? Qui – ha continuato – bisogna richiedere lo stato di calamità naturale. Il ministro De Castro e gli assessori provinciali e regionali competenti devono intervenire”. I pescatori ora chiedono un sussidio che li faccia uscire dalla crisi del momento.

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