Lasciar correre

Avevo scritto un pezzo diverso.
Un pezzo in cui parlavo di guerra, di poesia, di bombe vicino casa, di cronaca varia, di anni bisestili e anche un po’ di me.

Ma non posso.
Oggi non posso e non voglio lasciar correre.

Cosa succede? Nulla. E’ arrivato Sanremo.

E, ancora una volta, la tv di stato ha ribadito il suo spirito patriarcale, maschilista e misogino e la sua scelta di tutela del vecchio e stantio.
Hanno iniziato a farsi pubblicità spargendo in giro la voce che sul palco dell’Ariston preferiscono la cara vecchia Rita Pavone (oggi fiera razzista e sovranista) alla giovane scrittrice e giornalista italo-palestinese Rula Jebreal.
Poi però sono tornati sui loro passi, invitando anche la seconda, ma solo per una serata.

E infine hanno ufficialmente presentato il Festival più seguito dal popolo italiano con una conferenza stampa a dir poco agghiacciante, in cui il datato presentatore circondato dalle sue 11 vallette, era evidentemente compiaciuto di aver, altruisticamente, scelto di circondarsi di un harem di donne belle e, sopratutto, mute.

Infatti l’unico a parlare è stato lui, che sembrava non aver molto da dire se non continuare a ripetere che l’unico motivo che lo ha spinto a scegliere di portare tutte quelle donne sul palco dell’Ariston è perché sono tutte belle.
(Attenzione: Lui le porta su quel palco, le porta! Perché loro sono oggetti inanimati, utili solo a farlo splendere! E loro sempre zitte…anche se visibilmente pietrificate in sorrisi di sgomento).

Sarebbe già abbastanza offensivo e imbarazzante così, ma il presentatore ha poi rincarato la dose lanciando un messaggio molto chiaro: se siamo belle, facciamo le brave, ci facciamo trattare da oggetti e restiamo sempre un passo dietro ai nostri uomini, saremo premiate.
Proprio come la bella Francesca Sofia Novello, fidanzata del motociclista Valentino Rossi.

Evviva!

Sentivamo proprio il bisogno dell’ennesima figura femminile che non toglie luce al protagonista maschile al centro della scena, che non lo offusca con il suo talento ma anzi, da brava, sta un passo dietro di lui, zitta e sorridente, soddisfatta per il solo fatto di stare al suo fianco.

La cosa non è passata inosservata.

Giulia giornaliste, Cpo Usigrai e Fnsi hanno subito denunciato le frasi pronunciate in conferenza stampa dal conduttore, perché “in palese contrasto con gli articoli che riguardano la promozione della parità di genere e il superamento della rappresentazione stereotipata delle donne” .
Anche il popolo del web si è indignato. Se fosse tutta un’operazione di marketing sarebbe geniale e riuscitissima. Perché, si sa, bene o male, l’importante è che se ne parli. E il settantesimo festival della canzone italiana è da giorni sulla bocca ( e sulle bacheche di tutti).

Ma allora perché parlarne ancora?

Perché mi colpisce come ci sia concesso di parlare di un singolo evento, ma non di parlarne collegandolo ad altro, contestualizzandolo.
Io non amo la TV. Ma ha ragione Lorella Zanardo: se non sappiamo cosa succede in TV non sapremo mai cosa vede la maggioranza del popolo. Perché la Tv la guardano milioni di persone, ogni giorno.
E allora, sapere che Sanremo non è un caso isolato, che una famosa trasmissione Mediaset ha tra i concorrenti un cantante che inneggia alla violenza sulle donne, o che durante un famoso reality, in diretta TV, due concorrenti hanno insultato una donna e parlato di violenza, come fosse la cosa più normale del mondo, è importante.

Se parlo dell’esistenza di una sottocultura sessista e misogina che, ogni giorno, attraverso immagini e parole, rinforza e inneggia alla violenza di genere, mi accusano di essere pesante e mi invitano a rilassarmi e a lasciar correre.

Lasciar correre? Ancora?

Come la volta che non ho parlato dell’agenzia funebre TAFFO che, approfittando della giornata int. contro la violenza sulle donne, si è fatta pubblicità pubblicando sui suoi seguitissimi profili social un post il cui messaggio era: se non denunci muori ?
(in altre parole: se muori è colpa tua, donna senza palle che accetti la violenza e non denunci).
Avrei voluto replicare che la violenza economica, la violenza psicologica e la dipendenza sono spesso alla base della mancata denuncia.
E che, spesso, le vittime di femminicidio avevano già denunciato diverse volte, senza ottenere alcun risultato. E, proprio per questo, tante donne, purtroppo, scelgono di non denunciare, perché oramai prive di fiducia verso la giustizia.
Ma lasciai correre.

Come quando ho scelto di non parlare di Samantha Cristoforetti, prima donna del nostro paese reclutata negli equipaggi dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che, stanca del nostro paese corrotto e sessista, ha rassegnato le dimissioni dall’Aeronautica militare italiana per emigrare in Germania.
Oppure come le tante volte in cui ho dovuto assistere o sono stata vittima di battute e/o comportamenti fuori luogo e sessisti nel quotidiano? Sapeste quante volte mi auto censuro!

No, il cancro di questo Paese è proprio il lasciar correre, soprattutto da parte delle donne! Questo restare in silenzio e sorridere, per non perdere il lavoro, per non passare per pesantone…
Questo accettare mestamente le cose, comprese le mancate scuse. Perché TAFFO , dopo le critiche, non si è scusata e ha difeso la sua scelta. Così come non si è scusato il presentatore di Sanremo. Così come non si scuserà la RAI.

E io devo lasciar correre?
Stavolta no.

Però sai cosa? Resterei volentieri un passo indietro.
Sarebbe bellissimo fermarsi, poter delegare, smettere di essere continuamente impegnata a far quadrare tutto…
Invece, purtroppo, per riuscire a colmare un po’ la voragine dell’arretratezza culturale maschilista, siamo costantemente costrette a stare un passo avanti su tutto, vigili, attente e scattanti.

E allora spero solo che la RAI quest’anno abbia almeno il buon gusto di non portare sul Palco dell’Ariston l’ennesimo monologo contro la violenza sulle donne. A che pro?
La violenza è quella cosa che si perpetua giorno per giorno, in modo quasi impercettibile, facendoti sentire sbagliata, raccontandoti che le mogli sono delle rompiscatole, facendoti vergognare di aver un ciclo, accusandoti di essere isterica, dicendoti che se non stai un passo indietro ad uno famoso, bellissima, bianca, magra, e in silenzio, nella vita non ce la farai mai.
E’ questa la matrice di tutte le altre forme di violenza.

E io non lascio correre.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno.In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!