Non voleva uccidere

Si è dimostrato dispiaciuto e mortificato; il giudice gli ha creduto

Ritorna a scuola il 15enne accusato di tentato omicidio di un coetaneo. Dall’interrogatorio cui è stato sottoposto è emerso che il coltello che aveva in tasca serviva solo per difendersi dalle band di piccoli rapinatori

Può ritornare a scuola il ragazzo leccese di 15 anni finito nel carcere dei minori dopo aver colpito alla gola un 13enne, fortunatamente non in modo da provocarne la morte. Il coltello che si portava dietro serviva solo a difendersi dai gruppi di piccoli delinquenti che avrebbero preso l’abitudine di aggredire i coetanei allo scopo di rapinarli di cinque o dieci euro alla volta. E’ vero, il giovane ha colpito il ragazzo di poco più giovane di lui, ma senza l’intento di ucciderlo. Così è emerso dall’interrogatorio al quale è stato sottoposto ieri mattina ad opera di Cinzia Vergine, giudice del Tribunale dei minorenni, e da Ferruccio De Salvatore, procuratore aggiunto, alla presenza di Donato Mellone, avvocato difensore e dell’assistente sociale. Così da ieri pomeriggio è ricominciato il processo di rieducazione del ragazzo. Le forze dell’ordine continueranno ad indagare per verificare se è vero che ci siano bande di piccoli rapinatori in giro per la città e ragazzi che per difendersi dalle aggressioni sono costretti a procurarsi dei coltelli da portare in tasca.

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