Festa per il Crocefisso anche a Muro

Muro Leccese festeggia, dal 2 al 4 maggio, il Crocefisso

Muro Leccese fu una importantissima città messapica. La sua storia è scritta nello stemma civico. Che desta, però, non poche difficoltà interpretative agli studiosi

Anche a Muro Leccese, come a Galatone, si festeggia, dal 2 al 4 maggio, il Crocifisso. Secondo la tradizione, i primi abitanti di Muro Leccese sarebbero stati i Pelasgi Cretesi, popolo guerriero e avventuroso, che costruì possenti città munite di mura inespugnabili come Oria, Manduria, Vereto e, appunto, Muro. Questa fu una importantissima città messapica. Le sue mura si estendevano per oltre quattro chilometri ed ancora oggi si possono ammirare tratti di blocchi di calcarenite lungo il tratto nord-orientale, in prossimità della Masseria Sartina, e in quello sud-occidentale. Intorno al quinto secolo, sorse l’attuale centro, che prese il nome di Muro forse per via delle imponenti mura della città vecchia, della quale si ignora il nome, distrutta dai romani, o forse in ricordo della devastazione operata dai saraceni. Nel 924, infatti, il paese fu completamente raso al suolo dai musulmani, per la precisione dai mori che provenivano dalla Mauritania. Questo riporta al toponimo “Muro” e spiega lo stemma civico del paese. L’arma comunale rappresenta una testa di moro con una corona, situata su un muro di pietra. Questa immagine non è certo quella originaria perché, nel Seicento, lo storico Girolamo Marciano riferiva di uno stemma di Muro con un’immagine diversa, ossia un liocorno (mitico cavallo con un corno sulla fronte) con due leoni. Successivamente (ma non sappiamo la data precisa), vi fu la sostituzione dello stemma e si volle rappresentare i due momenti più importanti della storia di Muro: quello della disfatta, rappresentato dalla testa del moro, e quello della grandezza, rappresentato dalla muraglia. Molte perplessità ha suscitato negli studiosi, però, il fatto che si volle rappresentare sull’arma civica il nemico della città, vale a dire i Mori o Mauri. E’ probabile che, in questo modo, gli abitanti di Muro abbiano voluto esorcizzare un momento difficile per la collettività, cioè quello della disfatta. Durante la dominazione dei normanni, re Tancredi concesse il feudo ad Alessandro Choti. Poi, si succedettero i De’ Monti, i Protonobilissimo, i Pignatelli e i Belmonte, che tennero il feudo fino al 1806, anno di soppressione della feudalità. Oltre alle mura messapiche, in ogni angolo della città di Muro, è visibile la storia passata: epigrafi murarie, una necropoli e monumenti di inestimabile valore artistico, come la chiesa di San Domenico, con il convento dei Domenicani, costruita, per volere di Giovan Battista Protonobilissimo, dall’architetto neretino Giovanni Maria Tarantino; la chiesa del Crocifisso di Brongo, iniziata nel 1573 e terminata nel 1613, situata al centro del parco comunale; la chiesa dell’Annunziata, situata nel centro storico; la chiesa di Santa Marina, splendido esempio di architettura bizantina, risalente al nono-decimo secolo, in cui si trova il ciclo di affreschi di San Nicola di Myra più antico di tutto il Mediterraneo; infine, in aperta campagna, la chiesa di Santa Marina di Misciano, della seconda metà del 1300.

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