La Caremma sulle terrazze e i dolci in tavola

Prima dei festeggiamenti pasquali, il lungo periodo di Quaresima offre l’occasione per purificare lo spirito e il corpo. Qualcuno rinuncia ad un alimento particolarmente gradito, qualcun altro si ripromette di compiere buone azioni. E così che si trascorrono 40 giorni di penitenza; e intanto le Caremme spuntano sulle terrazze delle abitazioni

E’ tempo di Quaresima. E anche il Salento archivia i festeggiamenti e le maschere di Carnevale per entrare in un periodo di penitenza e astinenza. Ma non c’è Quaresima che si rispetti senza Caremma. La Caremma o Quaremma (dal francese “Careme”, cioè Quaresima) è un fantoccio di paglia con le sembianze di una brutta vecchia vestita a lutto. Nella tradizione popolare, la Quaremma rappresenta la moglie del Carnevale e compare sulle terrazze delle case quando le festività carnevalesche sono finite e quindi il marito può dirsi morto. Le Quaremme fanno così capolino dalle terrazze quando inizia la Quaresima, che precede le festività di Pasqua. La Quaremma regge tra le mani il fuso e la conocchia, simboli della laboriosità e del tempo che trascorre e ha ai suoi piedi un’arancia nella quale sono conficcate sette penne, una per ogni settimana di astinenza e sacrificio che precede il giorno di Pasqua, quando sarà rimossa dalle terrazze e bruciata. Il fuoco purifica e rigenera realizzando così un nuovo ciclo destinato a ripetersi negli anni. E così, come col fuoco inizia, in molti paesi salentini, il Carnevale, così termina la Quaresima. E ci si può dire finalmente pronti per il periodo pasquale. Legata al culto della Quaremma è la “cuddhrura”, una sorta di pane dolce che si prepara durante la settimana santa e si consuma il giorno di Pasqua o il lunedì dell’Angelo. Il dolce è guarnito con uova sode e può assumere svariate forme, come un cestino, un pupazzo, una bambola oppure un cuore, giacché veniva regalato quale pegno d’amore dalle giovani donne ai futuri mariti.

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