Esce al cinema, “La Terra” salentina

Da oggi nelle sale il film di Rubini

Il Salento è di nuovo location di pellicole cinematografiche. E questa volta è Sergio Rubini ad averlo scelto per fare da sfondo alla sua storia. Un percorso umano e interiore, quello narrato da “La Terra” (nelle sale da oggi), che si intreccia ad un vero e proprio giallo, dal sapore tutto salentino. Nel cast, Fabrizio Bentivoglio, Paolo Briguglia, Massimo Venturiello, Emilio Solfrizzi e Claudia Gerini

“Quando sono partito da casa ero stato qualche volta a Parigi ma non avevo mai visto Lecce. Una cosa che accade spesso. Si arriva dall'altro capo del mondo e non ci si cura di quello che si ha dietro l'angolo.” Sono parole di Sergio Rubini, regista del film “La terra” che esce oggi nelle sale cinematografiche, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, Paolo Briguglia, Massimo Venturiello, Emilio Solfrizzi e Claudia Gerini. E, soprattutto, girato in Salento, che sta conoscendo un periodo d’oro come location di molte pellicole cinematografiche. Prendersi cura delle cose per liberarsene. E' la prospettiva di questo film, dal titolo semplice e forte: “La terra”. Nella luce accecante del Salento dove si sono svolte le riprese, la storia strizza l'occhio al “giallo”. Una scena tratta dal film E' la storia di Luigi (Fabrizio Bentivoglio), che fa ritorno al paese di origine, Mesagne (provincia di Brindisi), dopo averlo abbandonato tanti anni prima. Qui ritrova i suoi tre fratelli (Venturiello, Solfrizzi e Briguglia) che conducono esistenze molto diverse, strettamente legate alla realtà in cui vivono, quella tipica delle piccole città di provincia, alle prese con le ingiustizie del signorotto del paese, tra debiti, campagne elettorali, pettegolezzi e volontariato. Dopo tanti anni d'assenza, Luigi capisce subito di essere cambiato, di aver dimenticato le dinamiche di vita della terra di origine, tanto da sentirsi un estraneo e di conoscere davvero poco i suoi fratelli; ma il richiamo del sangue lo porterà a delle scelte e a dei comportamenti che nella vita condotta fino a quel momento a Milano non avrebbe mai pensato di assumere; e passato e presente gli si pareranno davanti cercando una riconciliazione. “Il film racconta come a un certo punto della vita si venga chiamati ad assumersi una serie di responsabilità – spiega Rubini – che mai avremmo voluto assumerci. Spesso queste responsabilità provengono dalla famiglia, da una dimensione ematica, dal sangue. Non è questione di proprietà, e tuttavia la terra può dividere; unisce, piuttosto, il non averla. Luigi, che io definisco 'il ragionatore' – prosegue il regista – entra in una spirale dolce e dolorosa, si riappropria della sua famiglia composta da due fratelli e un fratellastro divisi dalla terra ereditata dal padre benestante, fino a compromettersi e a trasformarsi. C'è un omicidio, viene ucciso una specie di usuraio e arrampicatore sociale e Luigi dovrà risolvere la situazione scabrosa. Succede: quando te ne vai lontano da casa, i familiari, gli amici, gli altri, ti perdono di vista. Poi un giorno torni, ti fermi e gli altri finalmente ricominciano a vederti e ti chiedono delle cose, spingono perché tu ti prenda cura di certe situazioni”.

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