Tiggiano: fuochi e sagra per S. Ippazio

La festa tiggianese di mercoledì 18 e giovedì 19 gennaio

Due giorni di festa per S. Ippazio, patrono di Tiggiano. E il paese oggi gli dedica la “sagra della pestanaca”, la tradizionale carota salentina inserita, dalla Camera di Commercio, tra i prodotti agroalimentari tipici della Puglia

Mercoledì 18 e giovedì 19 gennaio, viene festeggiato a Tiggiano, il protettore Sant’Ippazio, molto amato e venerato nel piccolo centro del capo di Leuca. Il culto di Sant’Ippazio venne con tutta probabilità portato a Tiggiano dai monaci basiliani. Un’antica tradizione racconta che, mentre i tiggianesi costruivano la chiesa parrocchiale, apparve loro un vecchio con un rotolo in mano dove era rappresentato Ippazio, protettore della chiesa in costruzione. Ippazio, nato in Cilicia, vescovo di Gangres in Patagonia, fu uno dei 318 padri che intervennero al concilio di Nicea per condannare l’eresia di Ario. La “Biblioteca Sanctorum” ribadisce che si deve ammettere l’esistenza storica di un Ippazio vescovo di Ganga, ma non si può farlo per tutti i particolari riferiti dalla “Vita greca”, né ammettere tutte le esagerazioni che abbondano nella narrazione del martirio. Il culto di Sant’Ippazio è uno dei più forti nella chiesa bizantina, che celebra il santo in date diverse nel corso dell’anno. Ippazio, durante il concilio di Nicea, ebbe una violenta discussione teologica con altri padri e nella rissa che ne conseguì ebbe un calcio ai testicoli. La cosa valse ad Ippazio il protettorato sui genitali degli uomini e sulle ernie inguinali. Secondo la leggenda, sotto il regno di Costanzo, figlio di Costantino, un pauroso dragone entrò, non si sa come, nella regale tesoreria che custodiva tutto l’oro dello Stato e si sedette davanti all’ingresso, non facendo passare nessuno. L’imperatore, che conosceva le virtù taumaturgiche di Ippazio, lo mandò a chiamare. Ippazio si avvicinò al mostro, ma prima chiese all’imperatore di fare innalzare una grande pira proprio al centro della piazza dove sorgeva la colonna dell’imperatore Costantino, e di tenerla viva fino al suo ritorno. Quindi entrò nella tesoreria, con grande apprensione di tutti. Ma, nella meraviglia generale, il santo avvicinò una verga alla bocca del dragone e, in nome di Gesù Cristo, ordinò al mostro di seguirlo. Subito lo spaventoso dragone si fece arrendevole come un agnellino e seguì il santo che gli ordinò di passare attraverso la grande catasta accesa. Il dragone si lanciò in mezzo al fuoco e tutto lo cinse con le sue spire. Tutti riconobbero il miracolo e l’imperatore, per riconoscenza, volle far dipingere un grande ritratto del vescovo da appendere all’entrata della regia tesoreria, a ricordo di quel fatto prodigioso. Ma accadde che Ippazio, facendo ritorno nella sua sede, venne assalito da alcuni seguaci della eresia di Novario. Questi, nascosti in una rientranza della roccia, cominciarono a torturarlo ed a percuoterlo con bastoni, ricoprendolo di piaghe, come un tempo fecero i giudei con Stefano protomartire. Così lo buttarono in un dirupo e il santo, sfinito, sulle rive di un ruscello, stava invocando l’aiuto del Signore quando una donna spietata con una grossa pietra gli diede il colpo di grazia. Ippazio morì ma quella donna malvagia, forse invasata dallo spirito maligno, cominciò a percuotersi con quella stessa pietra che aveva dato la morte al santo e poi cominciò a colpire anche tutti gli altri carnefici. Nascosero quindi la salma del santo in un pagliaio e fuggirono via. Tempo dopo, un contadino, udendo una armonia di canti celesti che proveniva da quel luogo, riconobbe le spoglie del santo vescovo e corse a dare la notizia ai concittadini di Gangres. Questi trasportarono il suo corpo in città e gli diedero giusta sepoltura e la donna ossessa, che, pentita, venne al suo sepolcro, fu liberata dallo spirito maligno e così gli altri uccisori del santo. Tanti sono i prodigi che si attribuiscono ad Ippazio, molto amato e venerato a Tiggiano. In particolare, in questo piccolo comune salentino, viene associata al santo la caratteristica “pastanaca”, cioè la carota, che si espone durante la importante fiera di Sant’Ippazio, che si tiene in paese negli stessi giorni. Un tempo, la fiera era punto di riferimento non solo per i commercianti tiggianesi e dei paesi vicini, ma addirittura per alcuni contadini che si spingevano nel comune salentino fin da Napoli, per vendere i loro prodotti. Da qualche anno, è stata istituita, proprio in occasione della fiera, la “sagra della pestanaca”, con la premiazione del coltivatore che riesce a produrre la pestanaca più rappresentativa. Questa carota è stata inserita dalla Camera di Commercio di Lecce nell’elenco dei prodotti agro alimentari salentini tipici della Regione. La pestanaca è evidentemente legata al culto di Sant’Ippazio e in particolare al protettorato del santo sull’apparato genitale maschile. Essa è, infatti, un chiaro simbolo fallico e alcune credenze popolari le attribuiscono qualità di virilità e fertilità. Anche quest’anno, la festa avrà sicuramente un ottimo successo di fedeli e visitatori che non vorranno mancare al tradizionale appuntamento tiggianese. Nella grande fiera, che si tiene la mattina del 19 gennaio, sono venduti, oltre alla preziosa carota, anche attrezzi agricoli, utensili per la casa e prodotti dell’artigianato locale. Verrà poi celebrata la messa da Vito De Grisantis e, nel pomeriggio, si svolgerà la processione con la statua del santo per le strade del paese. A sera, lo sparo dei fuochi pirotecnici, in un tripudio di suoni e colori, concluderà la festa.

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