Il “modello rosso” di Nichi Vendola

La Puglia come le altre Regioni

Le caratteristiche del “modello rosso” di Nichi Vendola. Che si leggono nel programma elettorale del centrosinistra e si colgono nelle parole del Presidente. Nell'auspicio che alla teoria, ora, segua la pratica.

Il successo di Nichi Vendola alle elezioni regionali è un dato di fatto. Un successo che ha entusiasmato chi l’ha votato, che poi sono tutte quelle persone che credono ancora che le cose possono cambiare. Devono cambiare. Migliorare. Ora Nichi Vendola, il Presidente dei pugliesi, come sembra gli piaccia considerarsi, deve iniziare a lavorare sulle questioni più urgenti, quelle che più di altre sembrano angosciare la popolazione pugliese: 1. la disoccupazione, specie quella giovanile; 2. la sanità, dopo il riordino «dall’alto» del Presidente uscente; 3. la crisi dei settori produttivi locali, prima di tutto il TAC (tessile-abbigliamento-calzaturiero). Nichi Vendola dopo aver incantato le piazze, scaldato i cuori, dovrà dimostrare e fare quanto ha detto. Cioè promuovere un “modello” regionale simile a quello delle altre “regioni rosse” (Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria), quelle dell’“Italia di mezzo” – come la chiama Francesco Ramella nel suo ultimo saggio recentemente pubblicato da Donzelli dal titolo Cuore rosso? Viaggio politico nell’Italia di mezzo. Un “modello” che dovrebbe quindi sostanziarsi in primo luogo in un metodo, quello del decentramento e della concertazione dello sviluppo tra gli attori locali; e, in secondo luogo, in contenuti in grado di orientare l’agenda politica verso la produzione di beni pubblici al servizio di uno sviluppo sostenibile, in grado di coniugare la crescita economica con la qualità e l’equità sociale. Quel “modello rosso”, ben rappresentato dall’esperienza delle province centrali dell’Emilia Romagna (Bologna, Modena, Reggio Emilia) che alla crescita dell’industria e del benessere ha saputo coniugare una buona qualità dei servizi collettivi e un’efficiente azione amministrativa, fondata sulla stabilità politica di queste zone, tanto che lo storico inglese Donald Sassoon riferendosi all’Emilia parla di una regione dove vige il buongoverno. Riprodurre questo modello socio-economico nella nostra Regione è quanto si auspica chi ha votato Nichi Vendola. È quanto vuole Nichi Vendola. Il “modello”, infatti, che Nichi Vendola immagina per la Puglia, prevede, naturalmente, l’orizzontalizzazione delle relazioni tra gli attori collettivi territoriali (istituzioni pubbliche, organizzazioni degli interessi, sindacati, ordini professionali ecc.), secondo il metodo della concertazione e sulla base del principio di sussidiarietà, sia verticale che orizzontale. La regolazione sociale dunque come governance locale. Non più scelte “dall’alto”, imposte dalla giunta regionale al territorio, come pare abbia fatto in questi anni il Presidente Fitto, barricato nel suo Palazzo, ma decisioni prese “dal basso”, fondate perciò sulla partecipazione e sull’accordo. Le caratteristiche di questo “modello rosso” si leggono nel programma elettorale del centrosinistra, ma le ho anche ritrovate nelle parole scandite con passione da Nichi Vendola nel suo tour salentino. Parole che non vanno però dimenticate, una volta passato l’entusiasmo della vittoria. Quello che è stato detto, il “modello rosso” che si è annunciato, ora dovrà realizzarsi, altrimenti aveva ragione Fitto quando parlava di demagogia. Spero che non si voglia dargli la soddisfazione di dire: avevo ragione! È certo però che non sarà cosa semplice «stravolgere» la cultura e il modo di fare di noi pugliesi, abituati a trattare in modo individualistico con i “poteri” locali, con partiti e partitini, sindaci, assessori e consiglieri.Prendere a modello le “regioni rosse” non è cosa difficile, almeno in teoria, ma attuare il “modello rosso” nella nostra regione è tutt’altra cosa. Buon lavoro Presidente!

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