Terrorismo, blitz in Puglia: in carcere 4 andriesi per finanziamento jihadisti

Sono disoccupati, si cerca il finanziatore. Verifiche su versamenti denaro anche qualche giorno prima dell’attentato in Russia il 18 febbraio 2018. Oltre mille operazioni per un totale di un milione di euro tramite il circuito dei money transfer in 49 Paesi tra il 2015 e il 2020, raccolte da almeno 42 collettori esteri che a loro volta le mettevano a disposizione di combattenti e militanti del califfato. L’inchiesta della Dda di Bari chiamata Il Libanese dopo la segnalazione della procura Antiterrorismo di Parigi su 4 francesi combattenti in Siria. Ascoltati i genitori: hanno versato denaro al libanese Marc Haddad. Quattro mandati di arresto europeo e 15 indagati

di Stefania De Cristofaro

ANDRIA – Un’agenzia di money transfer ad Andria al centro di versamenti di somme di denaro destinate al finanziamento di jihadisti del califfato e quattro andriesi arrestati e condotti in carcere con l’accusa di finanziamento del terrorismo internazionale. Versamenti anche qualche giorno prima dell’attentato in Russia il 18 febbraio 2018. Versamenti oggetto di indagini che proseguono anche per cercare il finanziatore: la persona o le persone che hanno foraggiato i quattro pugliesi, senza alcun lavoro.

LE INDAGINI SU SCALA INTERNAZIONALE: UN MILIONE DI EURO A FRONTE DI MILLE OPERAZIONI

Su scala internazionale, è stato raccolto oltre un milione di euro, dal 2015 al 2020, attraverso più di mille operazioni in favore di 42 stranieri nel ruolo di collettori di denaro per finanziare lo stato islamico in 49 Paesi.

Scenario tanto assurdo quanto pericoloso, emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, sfociate oggi nel blitz che costituisce solo un tassello del puzzle internazionale nel quale si inseriscono quattro mandati di arresto europeo per ragazzi francesi diventati combattenti in Siria e almeno 15 indagati per il finanziamento della jihad.

GLI INDAGATI FINITI IN CARCERE E L’ACCUSA FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE

In carcere sono finiti Walter Lopetuso, nato e residente ad Andria, 30 anni; Pasquale Petruzzelli, nato e residente ad Andria, 42; Vincenzo Terlizzi, nato in Germania e residente ad Andria, 29, e Gianmarco Valente, nato a Bari e residente ad Andria, 32.

Per tutti, stando a quanto contestato nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, Angelo Salerno, l’accusa è di aver “erogato in concorso tra loro e con altri, denaro destinato a sostenere l’attività delle organizzazioni combattenti antigovernative in Siria e nello specifico finanziare gli jihadisti appartenenti e affiliati all’autoproclamatosi stato islamico”.

Il circuito usato è quello dei money transfer operator, con invio delle somme da un centro servizi di Andria, a “collettori esteri” che a loro volta le mettevano a disposizione di combattenti e militanti jahadisti.

Sono stati documentati versamenti di somme fra 300 e 950 euro, riscosse in diversi paesi, tra cui Libano, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Russia, Serbia, Ungheria.

LE INDAGINI PARTITE DALLA SEGNALAZIONE DELLA PROCURA ANTITERRORISMO DI PARIGI

Le indagini sono partite dalla comunicazione arrivata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo il 4 dicembre 2018: veniva segnalato che il 21 novembre precedente c’era stata una riunione presso la sede di Eurojust organizzata dal Desk francese per descrivere l’indagine condotta dalla procura antiterrorismo di Parigi su finanziamenti in favore di stranieri in Paesi a rischio terrorismo, tramite il circuito dei money transfer operator. I destinatari erano definiti collettori di denaro in favore dei foreign fighters terrorist nei territori del califfato.

Due i finanziamenti segnalati per competenza alla Dda di Bari: uno eseguito da Walter Lopetuso e l’altro da Pasquale Petruzzelli, entrambi residenti ad Andria, tutti e due in favore di Marc Haddad, 37 anni, nato in Libano, dove poi ha riscosso il denaro. Da qui il nome dato al blitz, Il Libanese appunto.

LE INDAGINI DEI FINANZIERI DEL NUCLEO DI POLIZIA ECONOMICO FINANZIARIA DI BARI

I finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria di Bari, coordinati da Luca Cioffi, hanno fatto venire a galla altri versamenti eseguiti da Gianmarco Valente e Vincenzo Terlizzi, sempre in favore di stranieri ritenuti collettori di fondi al pari di Haddad. La stessa persona a cui, stando a quanto emerso dalle indagini coordinate dalla procura antiterrorismo parigina, erano destinate le somme trasferite da 4 francesi in favore di figli che si trovavano in Siria come combattenti al fianco di associazioni di matrice terroristica e sui quali pende un mandato di arresto europeo.

Veniva usato il circuito della società di servizi finanziari Wester Union per inviare denaro al money transfer in Libano, agente nella città di Horsh nel distretto di Al-Matin in Libano.

Il quadro emerso a livello indiziario è che quelle transazioni di invio delle somme di denaro fossero destinate a “sostenere organizzazioni autogovernative combattenti in Siria così come nell’area dei Balcani e dei Paesi dell’est Europa” e a finanziare “gli jihadisti appartenenti a rete radicali attive in quei territori”.

L’INTERROGATORIO DELLA MAMMA DI UN RAGAZZO FRANCESE JIHADISTA E I MANDATI DI ARRESTO EUROPEO

Nell’ordinanza di custodia cautelare è stato riportato l’interrogatorio reso dalla mamma di un ragazzo francese diventato jihadista, dal quale è emerso che il figlio Jeremy “ha combattuto per lo stato islamico”, che “alcuni suoi fratelli europei sono morti al suo fianco”, che “hanno pochi soldi” e che per questo lei li ha inviati per Wester Union”. “Mi dava un nome – ha spiegato la donna -e io li inviavo in Turchia o in Libano”. E’ risultato che quel denaro, pari a 600 euro, è stato raccolto da Marc Haddad e che lo stesso aveva ricevuto denaro da altri francesi.

Cinquecento euro dal padre di un ragazzo francese e 800 euro dalla madre di una giovane francese.

IL GIP: QUADRO INQUIETANTE, OLTRE MILLE OPERAZIONI DI TRASFERIMENTO DENARO

Per il gip, così come per i pm della Dda Antimafia di Bari, il quadro è “inquietante” e comprende oltre un migliaio di operazioni di trasmissioni di denaro che vedevano come beneficiari diversi collettori posti in aree geografiche a rischio di terrorismo. Certo che esista una rete di persone che raccoglie quel denaro, verosimile che quel denaro sia destinato ad associazioni terroristiche internazionali presenti in due macro aree: una nella zona turco-libanese medio-orientale e l’altra nella zona dei Balcani e dei paesi dell’Est Europa.

L’analisi condotta dai finanzieri ha messo in evidenza non solo l’uso distorto del money transfer ma anche transazioni con importi appena inferiori alla soglia massima prevista e ripetuti.

Quanto ai collettori ne sono stati, al momento individuati 42 e 15 sono formalmente indagati per finanziamento a gruppi terroristici, a partire da Marc Haddad. Il caso ritenuto più emblematico, così come è riportato nell’ordinanza cautelare, si riferisce a Mohamed Ahmad Albik che da solo fino al 6 gennaio 2020 è risultato beneficiario di 285 trasferimenti di denaro inviati da 49 nazioni, dalla Romania, Indonesia, passando per il Kenia, la Svezia, gli Stati Uniti, il Brasile, il Venezuela e ancora la Francia, il Marocco, l’Egitto, la Libia il Qatar.

LA CONSAPEVOLEZZA DEL FINANZIAMENTO DI CONDOTTE CON FINALITA’ DI TERRORISMO

Dalle indagini del Gico del Nucleo Pef della Guardia di Finanza “si ritiene che siano stati acquisiti nei confronti degli indagati importanti elementi probatori circa la consapevolezza che il denaro spedito sia andato a finanziare condotte illecite con finalità di terrorismo”, sostiene la procura. Proprio perché consapevoli del fine, hanno “sentito l’esigenza di escogitare sistemi per raggirare i presidi imposti dalla normativa antiriciclaggio e di conseguenza evitare il rischio di segnalazioni per operazioni sospette all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia”. Le operazioni di invio del denaro sono state frazionate e c’è stato, inoltre, il coinvolgimento di altre persone come prestanomi tra familiari e amici.

Escluso che si sia tratto di versamenti per operazioni commerciali conseguenti ad acquisti on line che sono quasi sempre fatti per cifre con diversi decimali, come ad esempio 199,99 euro.

I PROFILI FACEBOOK E LA FOTO DI SADDAM HUSSEIN CON UN MITAGLIATORE DA GUERRA E LE PERQUISIZIONI

Il gip, inoltre, ha evidenziato che sul profilo Facebook di Pasquale Petruzzelli sono presenti amici che “denotano una chiara vicinanza agli ambienti estremisti islamici”. C’è anche l’immagine di Saddam Hussein con un mitragliatore da guerra. Risulta che dall’8 novembre 2002 al 12 giugno 2018 ha attivato e disattivato 28 schede telefoniche.

Quando i finanzieri, l’11 giugno 2019 eseguono le perquisizioni, gli indagati iniziano a contattarsi via telefono: “Si dimostravano preoccupati per le ripercussioni che la vicenda avrebbe potuto avere”. E stato anche documentato un incontro per parlare evitando di essere intercettati: “Non te lo posso dire fratello caro per telefono, ci dobbiamo vedere e ci dobbiamo vedere di persona, calcola che stai pure tu. Hai capito?”. Questo è il contenuto della telefonata intercettata fra Lopetuso e Terlizzi. “Ci dobbiamo vedere tutti quanti e dobbiamo ragionare, va bene? Mi raccomando fai uno squillo”.

GLI INDAGATI PRIVI DI REDDITO E IL FINANZIATORE DELLE OPERAZIONI DI INVIO DEL DENARO

E’ dalle stesse intercettazioni che, secondo i pm, emerge un altro elemento che rappresenta un tassello fondamentale dell’inchiesta: il finanziatore, al momento rimasto ignoto. La persona o le persone che hanno foraggiato le operazioni di trasferimento di denaro a cui gli indagati fanno riferimento all’indomani delle perquisizioni. Del resto che ci fosse un finanziatore dietro i 4 andriesi è certo perché tutti “sono privi di reddito e non hanno potenzialità economica per reperire il denaro”.

Le intercettazioni, stando a quanto si legge nell’ordinanza di arresto, “evidenzierebbero ruoli nelle attività di organizzazione di finti incidenti stradali e riscossione dei risarcimenti assicurativi”.

Nulla ad oggi è emerso dai profili Facebook, ripuliti da contatti direttamente o indirettamente riferibili a combattenti precedentemente individuati dai finanziari attraverso le foto che li rappresentavano imbracciando fucili e armi in genere.

ATTENTATO IN DAGHESTAN QUALCHE GIORNO DOPO LE TRANSAZIONI FATTE DAGLI INDAGATI A DUE RUSSI

C’è un’altra circostanza che va necessariamente chiarita ed è stata riportata nell’informativa di reato della Finanza e riguarda il fatto che dopo l’attentato terroristico in Daghestan (Russia), avvenuto il 18 febbraio 2018, a distanza di qualche giorno sono state accertate “anomale transazioni di invio denaro effettuate dagli indagati in favore di due russi, Ruslan Davletshin e Halim Davletshin”. Ai due russi sono state inviati 4.890 euro, frazionati in 5 transazioni, nel corso del 30 gennaio 2018, tutte effettuate dal money transfer andriese attraverso 5 nominativi.

Cinque i morti il 18 febbraio 2018: erano fedeli che stavano celebrando la festività ortodossa di Maslenitsa, uccisi a colpi di fucile da un concittadino poi ucciso dalla polizia.

“Proprio l’area russo balcanica, presso la quale risultavano essere state effettuate dagli indagati trasmissioni di invio denaro, costituisce epicentro dell’estremismo islamico nell’area europea e sotto il profilo della minaccia jihadista un’area particolarmente sensibile per la sicurezza interna e per quella dei Paesi europei”.

Per il gip non è escluso che gli indagati possano ripetere il reato e coinvolgere altre persone, cosa già avvenuta – sostiene il gip – nel momento in cui hanno fatto affidamento su sei persone con lo scopo di “evitare eventuali segnalazioni per operazioni sospette a proprio nome”. Oltre al fatto che concreto è il rischio di inquinamento delle prove vista la cancellazione di foto e contatti su Fb.

L’operazione “Il Libanese”

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