Ex Ilva, Consiglio di Stato: “L’area a caldo non si chiude”, ma Taranto dice “basta”

Bocciata in appello la sentenza del Tar di Lecce che aveva imposto la chiusura. L’analisi della sentenza e la reazione dei cittadini.

Di Daniela Spera

Ribaltando la sentenza del Tar Lecce che aveva invece confermato, dopo una prima sospensiva, gli effetti dell’ordinanza, il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi di ArcelorMittal e di Ilva in amministrazione straordinaria sostenendo che ‘il potere di ordinanza non risulta suffragato da un’adeguata istruttoria e risulta, al contempo, viziato da intrinseca contraddittorietà e difetto di motivazione’. E conclude che ‘va dichiarata l’illegittimità dell’ordinanza impugnata e ne va conseguentemente pronunciato l’annullamento.’ Un’analisi opposta a quella fatta dal Tar. La sentenza ha provocato la reazione delle tante associazioni tarantine che hanno manifestato il proprio dissenso con un flash mob davanti alla Prefettura.

Riferendosi alla sentenza CEDU del 24 gennaio 2019 il Consiglio di Stato ha ritenuto che ‘proprio l’intrapresa realizzazione delle misure procrastinate per anni, anche a causa della turbolenta situazione finanziaria e delle note vicende giudiziarie penali che hanno coinvolto l’impresa, segna una linea di discontinuità rispetto ai fatti che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha preso in considerazione nella sua sentenza di condanna.’ Lasciando intendere che i giudici europei si siano riferiti ad una situazione passata che non riguarderebbe lo stato attuale degli impianti.

Il Comitato Legamjonici, che ha promosso il ricorso alla Cedu nel 2013, sostiene che ‘il Consiglio di Stato dimentica che a partire dal 24 giugno 2019, data in cui la sentenza Cedu è diventata definitiva, il Comitato dei Ministri europeo che sovrintende al percorso sui rimedi rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo sta aspettando inutilmente da due anni di sapere dallo Stato italiano cosa nel concreto sta facendo per tutelare la salute dei cittadini di Taranto.’ Il Comitato europeo, infatti, a fronte di carenti prove documentali, anche del tutto prive della certezza dei tempi di realizzazione degli interventi da attuare, ha chiesto al Governo ulteriori informazioni in merito al piano d’intervento da presentare entro il 30 giugno prossimo. Secondo il Consiglio di Stato invece ‘le misure previste dal Piano risultano in corso di realizzazione e non emergono, dagli atti endoprocedimentali o dal provvedimento gravato, particolari ritardi o inadempimenti rispetto alla loro attuazione.’ ‘Evidentemente non sa’ ha commentato Legamjonici’ che ArcelorMittal ha chiesto continue proroghe per l’attuazione di vari interventi previsti dall’A.I.A.’

E’ evidente che in merito al principio di precauzione, il Consiglio di Stato ha dato una interpretazione molto diversa sia rispetto al Tar Lecce sia rispetto alla Corte europea che, proprio in base a questo principio, ha condannato l’Italia. Eppure nella stessa sentenza si legge che ‘il principio di precauzione affida alle autorità competenti il compito di prevenire il verificarsi o il ripetersi di danni ambientali ma lascia alle stesse ampi margini di discrezionalità in ordine all’individuazione delle misure ritenute più efficaci, economiche ed efficienti in relazione a tutte le circostanze del caso concreto’. ‘Quindi-si chiede Legamjonici- l’esistenza di una discrezionalità solleva, di fatto, l’autorità competente dalla responsabilità di attuare interventi tempestivi a tutela della salute pubblica?’

LE REAZIONI DELLA POLITICA E DELLE SIGLE SINDACALI

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che attendeva la sentenza ha così commentato: ‘Il governo procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone’.

E sull’ex Ilva, Ilaria Cinieri, dell’assemblea nazionale Pd, responsabile Agorà Democratiche, ha affermato che ‘abbiamo trascorso troppi anni tra lacrime e decreti. Sembra il territorio l’unico garante della possibilità di andare oltre questo incubo. Dal 2012 non ci si è mai stancati di chiedere ascolto, rilanciando costantemente iniziative di informazione e sensibilizzazione’. ‘La politica – ha aggiunto Cinieri – costruisca un orientamento leale e plurale, umano, in scienza e coscienza, sul futuro della nostra città perché da qui possiamo raccontare un cambiamento’.

Da parte di Fim Cisl (Roberto Benaglia e Valerio D’Aló), Fiom Cgil (Gianni Venturi) e Uilm (Rocco Palombella) è arrivato l’invito al Governo a mettere da parte indugi e attese perché di tempo ne è passato sin troppo. Per le sigle sindacali è necessario il ‘rilancio dei lavori ambientali e di messa a norma, rilancio industriale con gli investimenti, produzione orientata alla qualità e all’innovazione, tutela della salute e del lavoro, riassorbimento dei cassintegrati visto che il mercato dell’acciaio va ora a gonfie vele’.

Su una linea diversa Usb, per il quale oggi è arrivata una sentenza che offre più tempo alla politica per fare quello che da tempo avrebbe dovuto fare sul piano del lavoro e dell’ambiente.

Infine, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, firmatario dell’ordinanza ora annullata definitivamente, ha dichiarato: ‘Ho la coscienza a posto, ho fatto tutto quello che era nei poteri del sindaco per provare a difendere la mia comunità’. E comunque per il sindaco di Taranto ‘la battaglia continuerà finché non ci sarà un tavolo per l’accordo di programma che sancisca la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento’.

LE REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI

‘Il Consiglio di Stato ha negato lo spegnimento dell’area a caldo, andando in contrasto con la sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio che ne imponeva la chiusura. Ancora una volta viene quindi negata giustizia a Taranto’, questo l’incipit di una lunga nota firmata da 60 associazioni da diverse parti d’Italia tra cui Giustizia per Taranto, Legamjonici e Peacelink.

‘Tuttavia, nonostante questa battuta d’arresto ’aggiungono le associazioni, ‘la battaglia che conduciamo da anni non si ferma ed ha ancora svariati e fondati motivi per essere combattuta e vinta: i fantomatici piani del Governo per l’ex-Ilva, infatti, restano assai precari e non supportati né a livello economico, né tecnico e né da evidenze che escludano ulteriori ricadute sanitarie sul territorio. A ciò si aggiungono la condanna comminata nel 2019 allo Stato italiano da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la pesantissima confisca degli impianti dell’area a caldo decisa qualche giorno fa nel processo Ambiente Svenduto, cui si è aggiunta anche quella pecuniaria di oltre due miliardi di euro ai danni di Ilva in Amministrazione Straordinaria.’ Di seguito si riporta la nota integrale.

‘TARANTO DICE BASTA’

ll Consiglio di Stato ha negato lo spegnimento dell’area a caldo, andando in contrasto con la sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio che ne imponeva la chiusura. Ancora una volta viene quindi negata giustizia a Taranto, nonostante la sentenza del Tribunale amministrativo di Lecce avesse emesso una sentenza con opportuni richiami a precedenti espressioni dello stesso Consiglio di Stato. Un giudizio che, alla luce delle nuove evidenze scientifiche e sanitarie che sottolineano ancora eccessi di mortalità e di mortalità e di malattie correlate agli inquinanti immessi dall’impianto siderurgico sul nostro territorio, non esitiamo a giudicare, come sempre, sbilanciato verso la produzione e il profitto piuttosto che la vita. Investire sui prodotti invece che sul capitale umano è una strategia economicamente perdente, politicamente miope e retrograda, foriera di ulteriori fallimenti economici e sociali cui la nostra comunità non intende arrendersi.

Tuttavia, nonostante questa battuta d’arresto, la battaglia che conduciamo da anni non si ferma ed ha ancora svariati e fondati motivi per essere combattuta e vinta: i fantomatici piani del Governo per l’ex-Ilva, infatti, restano assai precari e non supportati né a livello economico, né tecnico e né da evidenze che escludano ulteriori ricadute sanitarie sul territorio. A ciò si aggiungono la condanna comminata nel 2019 allo Stato italiano da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la pesantissima confisca degli impianti dell’area a caldo decisa qualche giorno fa nel processo Ambiente Svenduto, cui si è aggiunta anche quella pecuniaria di oltre due miliardi di euro ai danni di Ilva in Amministrazione Straordinaria. La confisca degli impianti darà, di fatto, la possibilità ad ArcelorMittal di recedere dal contratto di acquisto, lasciando Invitalia a gestire da sola una situazione che ormai fa acqua da tutte le parti. Quella pecuniaria, invece, pone un pesante macigno sulle possibilità economiche del Governo di dar seguito ai piani di riconversione annunciati, che comunque restano improbabili tanto quanto la possibilità di rendere compatibile la fabbrica con le vite dei tarantini. A pendere inoltre sulla nuova compagine societaria, che in un paradosso tutto italiano vede in Mittal un socio ed al contempo un concorrente dello Stato, ci sono anche gli esposti che la città continua a produrre per dimostrare l’esposizione ancora attuale agli inquinanti industriali.

La crisi che attanaglia la fabbrica si trascina ormai da anni e dimostra l’impossibilità di trovarvi soluzione come la politica si ostina a concepire. In questo momento storico c’è l’irripetibile opportunità di attingere ai fondi europei per compiere scelte realmente risolutive dei drammi della nostra comunità. Occorre un programma di risanamento e riconversione che coinvolga tutta la città e attorno al quale scrivere una nuova e sana pagina di storia per Taranto.

– Giustizia per Taranto

– Legamjonici

– Taranto Respira

– Peacelink

– Associazione Verdi Taranto

– Una Strada Diversa

– Hermes Academy

– Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto

– Coordinamento Taranto Pride

– CasArcobaleno – Rifugio LGBTQIAP+ Taranto

– Asso-Consum Nazionale

– Asso-Consum Taranto

– AIL sezione provinciale di Taranto

– La casa delle donne Taranto

– Taranto L.I.D.E.R.

– Bread&Roses spazio di mutuo soccorso, Bari

– Comitato Nazionale Territorio Ambiente e Democrazia

– No al Carbone

– Rete Nazionale Mamme da Nord a Sud:

ABRUZZO

ABITO su misura – tutela dei beni comuni

Comitato Difesa Comprensorio Vastese

Comitato Familiari Vittime Casa dello studente – Rete nazionale Noi non dimentichiamo

Mobilitazione Acqua Gran Sasso

Viviamo il Liri – Comitato a difesa del Fiume Liri

Forum H2O Abruzzo

BASILICATA

COMITATO MAMME LIBERE (di Policoro-Basilicata) x la tutela dei figli

GECO – Genitori Consapevoli Basilicata

“Mediterraneo No Triv”

CAMPANIA

Noi genitori di tutti – Onlus

Rete di Cittadinanza e Comunità- Terra dei Fuochi

Stop Biocidio

Mamme Vulcaniche

Comitato Donne 29 Agosto -Acerra

FRIULI-VENEZIA GIULIA

No all’Incenerimento Sì al Riciclo Totale di Rifiuti -Fanna (PN)

LAZIO

Rifiutiamoli

LOMBARDIA

Mamme Castenedolo Brescia

Mamme Comitato Cittadini Calcinato

Mamme Contro l’inceneritore di Mantova

Mamme No Smog Sud Milano

Mamme del Chiese

MARCHE

Ondaverde onlus Falconara Marittima

Mal’aria Falconara Marittima

MOLISE

Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro

PIEMONTE

Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso

Non Una di Meno di Alessandria

Comitato Stop Solvay di Alessandria

SARDEGNA

Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile

SICILIA

Comitato STOP VELENI

Coordinamento per il territorio contro la discarica Armicci-Bonvicino di Lentini – Siracusa

TOSCANA

Comitato No-Wi-Fi Toscana

SOS – La Piana del Casone – Scarlino

Obiettivo Periferia- Pistoia

Biodistretto del Montalbano

Alleanza Beni Comuni- piana fiorentina

Comitato di Salute Pubblica Piombino-Val di Cornia

Acqua Bene Comune-Pistoia

VENETO

Mamme NoPfas – genitori attivi – zone contaminate

Vicenza senza Elettrosmog

No alla Discarica di Torretta-Verona/Rovigo

Rete Commissioni Mensa Nazionale

Il flash mob a Taranto in occasione della sentenza del Consiglio di Stato Foto di Cristiano Toffoletti
Il flash mob a Taranto in occasione della sentenza del Consiglio di Stato Foto di Cristiano Toffoletti

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