Droga all’ombra delle “Veneri”, chieste dieci condanne

La pena più alta invocata per Pio Giorgio Bove, 34 anni, di Parabita: 16 anni di reclusione, perché ritenuto a capo dell’associazione. La requisitoria della pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce nel processo, con rito abbreviato, scaturito dall’inchiesta chiamata Le Veneri, dal luogo d’incontro degli appartenenti al gruppo

LECCE – Le Veneri, grotta di rilievo archeologico tra Parabita, Matino e Tuglie, era diventata luogo di incontro per definire gli affari imbastiti sulla droga, tra canali di approvvigionamento e zone di spaccio: la pm della Dda di Lecce ha chiesto la condanna di dieci imputati sugli undici a processo, con rito abbreviato, a conclusione dell’inchiesta chiamata con il nome del sito di interesse preistorico e sfociata negli arresti il 6 luglio 2020.

 

LA REQUISITORIA: LE RICHIESTE PER IL PRESUNTO CAPO E IL SUO BRACCIO DESTRO

La pena più alta è stata invocata per Pio Giorgio Bove, 34 anni, di Parabita: la rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la condanna a 16 anni di reclusione, dopo aver contestato all’imputato il ruolo di capo dell’organizzazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Cocaina, hashish e marijuana, stando a quanto contestato dalla pm Carmen Ruggiero impegnata nella requisitoria del processo in corso di svolgimento nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce.

Bove risulta già coinvolto nel processo figlio dell’operazione Bamba,  condotta dai carabinieri della compagnia di Casarano a maggio 2011, su un sodalizio criminale dedito allo spaccio di stupefacenti. Con questa accusa, Giove è stato condannato a nove anni di reclusione.

Il nome di Bove, inoltre, è finito nel procedimento penale aperto sull’omicidio di Peppino Basile, il consigliere comunale e provinciale di Italia dei Valori, ucciso a Ugento, sotto casa sua, la notte a cavallo tra il 14 e il 15 giugno 2008. Del 34enne di Parabita parlò il collaboratore di giustizia Giovanni Vaccaro, le cui dichiarazioni  sono state ritenute dalla procura assolutamente irrilevanti.

Secondo l’accusa, l’uomo più vicino a Giove, quello di cui il 34enne si fidava, era Salvatore Martello De Maria, 47 anni, di Tuglie, per il quale la pm ha chiesto la condanna a 14 anni di reclusione.

Gli elementi raccolti dai carabinieri di Gallipoli, hanno evidenziato la partecipazione di De Maria alle attività approvvigionamento della droga, seguendo le indicazioni che venivano impartite da Giove e sempre in base alle istruzioni del capo, si è occupato dei rapporti con i fornitori della zona di Monteroni, per poi procedere allo spaccio tra Matino a Parabita.

 

LE ALTRE RICHIESTE DI CONDANNA

Queste sono le altre richieste di condanna avanzate dalla pm: 12 anni per Antonio Manco, 32, di Parabita; dieci anni di reclusione per Giorgio Bove, 25 anni di Matino; otto anni e tre mesi, per Metello Durante, 30, di Tuglie; otto anni per Cosimo Francone, 51, di Tuglie; otto anni per Addolorata Donadei, 31, di Parabita; otto anni e tre mesi per Michel Perdicchia, 30 anni, di Matino; quattro anni e quattro mesi per Andrea Maniglia, 45, di Monteroni; sei anni per Antonio Giordano, 34, di Monteroni.

La richiesta di assoluzione è stata chiesta per Giuseppe Imperiale, 38, di Tuglie.

Il conto presentato dalla pm della di Lecce è al netto della riduzione di un terzo della pena, per effetto della scelta del rito processuale alternativo al dibattimento.

 

L’INCHIESTA LE VENERI: 12 MESI DI INDAGINE DEI CARABINIERI DI GALLIPOLI

L’inchiesta Le Veneri è partita nel 2018, dopo l’arresto di Pio Giorgio Bove: nella sua abitazione i carabinieri trovano una pistola semi automatica calibro 9, nascosta in un’intercapedine del frigorifero e 236 munizioni di guerra. Le indagini sono andate avanti per 12 mesi, durante i quali i militari di  Gallipoli sono stati impegnati in osservazioni, pedinamenti e sequestri, con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Durante le conversazioni, per riferirsi alla droga, gli imputati parlavano di strumenti di lavoro, come turbine, zappe o motoseghe e per indicare i ricavi si faceva ricorso alla parola documenti.

Nella giornata di domani, martedì 12 gennaio, inizieranno le arringhe dei difensori degli imputati: Alberto Corvaglia, Luigi Corvaglia, Stefano Pati, Mariangela Calò, Stefano Palma, Angelo Ninni, Luca Laterza, Maria Greco, Giovanni Carlino e Alessandra Luchina.

 

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