Fermiamo il mondo

E un altro 25 novembre è passato come da manuale. Tutti a spendere una buona parola per le donne e millantare solidarietà con le vittime condannando ogni tipo di violenza (compresa quella che nessuno sembra riconoscere nei restanti 364 giorni dell’anno…).

Salvo poi archiviare il caso prima della fine della giornata per rendere omaggio al prematuramente deceduto re del pallone: il grande Maradona.

E così la giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne è volata via prima del solito e i media si sono affrettati a cancellare i programmi dedicati per far spazio al campione.

Ma non prima di deliziarci con il tradizionale contributo alle donne della TV di stato! Se lo scorso anno, per l’occasione, la Rai ci propose un servizio sui vantaggi dell’avere una relazione con una donna dell’est, quest’anno ci ha addirittura omaggiato con un bellissimo tutorial su come fare la spesa restando sexy e indossando i tacchi a spillo. Per fortuna le polemiche sono arrivate puntuali e numerosissime, tanto da costringerli a prendere provvedimenti chiedendo pubblicamente scusa e sospendendo il programma contestato (‘detto fatto’ condotto da Bianca Guaccero ).

Peccato lo abbiano sospeso solo per 15 giorni.

Peccato lo abbiano sostituito con delle vecchie repliche dello stesso, in cui la presentatrice propone un tutorial sulla biancheria femminile più sexy.

Peccato che alla fine il tutto si sia tramutato in critiche e pesanti insulti alle protagoniste dell’ignobile servizio, ma non alla rete e ai suoi autori (tutti di sesso maschile).

Inutile dire che la stampa estera non ha perso l’occasione per ribadire quanto il nostro sia un Paese retrogrado e maschilista. Come contraddirli?

Parentesi Rai chiusa si è tornati a parlare di Maradona. Almeno per 48 ore sembrava essere sparita la pandemia.

Ma il Natale è alle porte, ed è troppo importante, per cui si è subito tornati alla preoccupazione per il prossimo DPCM: potremo fare il cenone? Potremo andare a sciare? Sono problemi!

Ma alla fine cosa resta di questo ennesimo 25 novembre volato via più veloce che mai?

Resta la morte di Dilva Francescati , Loredana Scalone, Aycha El Abioui e Aurelia Laurenti, tutte morte tra il 23 e il 26 novembre, assassinate dai loro partner.

Restano le tantissime denunce archiviate, inascoltate, dimenticate.

Restano le migliaia di donne vittime di femminicidio in vita. Ovvero private dei loro figli, vittime due volte: prima dei loro aguzzini e poi delle istituzioni alle quali si sono rivolte per trovare giustizia e protezione.

Donne che, contro ogni logica, da vittime sono diventate imputate, accusate di essere madri alienanti solo per aver voluto proteggere sé stesse e i loro figli (non ci sono dati certi, ma esistono numerosissimi gruppi di sostegno a queste donne, che dimostrano si parla di numeri davvero importanti, una vera emergenza nell’emergenza).

Restano tutte quelle donne che, proprio perché informate dei fatti e spaventate da ciò che leggono, e addirittura spesso incoraggiate dai loro stessi avvocati, desistono dal cercare giustizia e si vedono costrette a scegliere di affrontare da sole il difficile rapporto con un ex compagno maltrattante e la gestione dei figli con colui il quale le ha vessate, minacciate, insultate e maltrattate e che continua ad avere potere sulle loro vite imponendo regole e continuando indisturbato a perpetuare su di loro violenza psicologica.

Restano tutte quelle donne vittime di quella violenza ‘invisibile agli occhi: la violenza economica, la violenza psicologica, lo stalking, l’uso dei figli come armi per inferire, provocare e disturbare la loro tanto agognata e sofferta serenità dopo aver avuto il coraggio di allontanarsi dai loro compagni violenti.

Quante sono? Quante donne combattono ogni giorno per avere una vita serena per sé stesse e i loro figli?

Conosciamo solo la punta dell’iceberg, le storie di quelle donne che hanno avuto la forza e la possibilità economica per avviare una battaglia legale contro tutto e tutti, gli ex, le CTU, i giudici e gli avvocati pro Pas…

Ma le donne prive di possibilità economica e senza una famiglia o un supporto alle spalle sono la maggioranza, e loro restano da sole. A combattere una guerra silenziosa e invisibile agli occhi dei più.

A subire il giudizio di chi attribuisce loro la colpa di aver scelto male il proprio partner o di non saper gestire una separazione in modo pacifico.

A vivere ogni giorno con il dubbio di aver fatto la scelta sbagliata: meglio fingere che il mostro, palesemente incapace di provare amore o empatia per chicchessia, sia un buon padre (e quindi lasciare che le vostre piccole creature innocenti passino regolarmente del tempo da sole con lui) o meglio denunciare al mondo la sua violenza e il modo in cui usa esplicitamente i figli solo per avere potere, rischiando di diventare le imputate e indebitarsi per poi vedersi strappare via i figli?

Restano tutte quelle donne che 364 giorni l’anno, non trovano ascolto e non vengono credute.

Intanto il cosiddetto direttore di un cosiddetto quotidiano si permette di scrivere un editoriale in cui definisce uno stuproaccanimento sulla passera . Intanto guai ad andare otre il classico post sulle donne e permettersi addirittura di criticare il grande Maradona ricordando che nella vita privata usava la violenza contro le sue compagne, si rischia di venire puniti duramente. Come è successo alla cantante Elisa che, rea di aver scritto un post che osava mettere il campione in cattiva luce,è diventata bersaglio di una pioggia di minacce e di insulti della peggior specie. Alla faccia della libertà di espressione.

Questo è il nostro bel paese.

Noi continuiamo ad essere solo oggetti alla mercé degli uomini, in TV e nella vita.

Mentre in Bolivia il nuovo governo ha eletto Sabrina Orellana Cruz, donna indigena quechua da sempre in prima linea, Ministra della Cultura, della Decolonizzazione e della Depatriarcalizzazione. Una nuova figura istituzionale senza precedenti.

Si può fare, si può fare!

E allora, mie compagne di genere, diamoci da fare. Non dimentichiamoci che se ci fermiamo noi si ferma il mondo!

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