La storia siamo noi

La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. È un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino.

Oriana Fallaci

Vengo da un intenso periodo di prove in teatro, entravo al mattino e uscivo con il buio.

Le ultime giornate passate a vedere e rivedere più volte lo stesso spettacolo. Ripetuto ogni volta per intero, mettendo tutte le scene in fila, in modo da dare al regista la possibilità di capire cosa funziona e cosa no e agli interpreti la possibilità di memorizzare, così da potersi sentire sempre più a loro agio in una struttura dettata da appuntamenti e tempi precisi e, quindi, liberi di fare spazio allinterpretazione.

Nel nostro gergo queste repliche senza pubblico si chiamano filati.

Alla fine di ogni filato si discutono le note con gli interpreti, si correggono gli errori, si provano i cambiamenti e poi si ricomincia.

Riflettevo su quanto sia estremamente poetico questo aspetto del nostro mestiere, che ci vede impegnati ad ogni prova, nellannotare tutte le imperfezioni e gli errori, senza alcun giudizio, semplicemente per correggerli.

Tutto questo gran lavoro a servizio dello spettacolo, tante persone (regista, coreografa, datore luci, attori, musicisti, costumista..) unite e concentrate solo ed unicamente su come migliorare il lavoro.

E così che funziona a teatro.

Anche se la nostra star, Francesca, attrice e ballerina professionista affetta da sindrome di down, con anni di esperienza e lunghe tournée alle spalle, non è mai molto incline ad accettare questa pratica e odia sentirsi dire cosa ha sbagliato.

Lunico modo di continuare a crescere sempre di più è annotare tutti gli errori e correggerli replica dopo replica. Sempre, anche dopo il debutto.

Pensa che bello se funzionasse così anche la società.

Se lavorassimo tutti costantemente alla individuazione e memorizzazione degli errori per assicurarci di non ripeterli più. Per migliorare.

Invece no. Siamo estremamente vulnerabili, influenzabili, distratti, dannatamente privi di memoria.

E lo siamo anche grazie a una politica che ci ha fortemente voluto così, che ha fatto in modo che studiassimo poco e male, che fossimo informati solo su alcuni fatti, e che fossimo stremati, disillusi, disperati, incazzati, ciechi, concentrati solo sulle nostre miserie e pronti a sfogare la nostra frustrazione su qualcuno.

La memoria è importante

per non ripetere gli errori del passato

per non cadere ogni volta nelle stesse trappole infernali

per non sporcarci le mani con gli stessi crimini di cui abbiamo incolpato chi è venuto prima di noi.

La vita è una replica secca:

niente prova generale,

niente filati,

niente repliche

si va direttamente in scena e lo si fa una volta sola.

Fare la cosa giusta, come diceva il film cult di Spike Lee, diventa fondamentale.

Come fondamentale è anche saper improvvisare, seguire listinto, riconoscere le possibilità che si presentano e scegliere velocemente che strada prendere. Da che parte stare.

Ecco, appunto.

Da che parte stare.

Oggi non essere dichiaratamente razzisti o fascisti e astenersi dal prendere posizione non basta più.

La cosa giusta non è vivere con i paraocchi,

far finta di nulla,

accettare tutto come fosse normale,

negare levidenza.

Per anni sul mio comodino ha trovato posto un piccolo libricino dal titolo:

indignatevi!

è tempo di tornare a leggerlo e regalarlo.

INDIGNIAMOCI!

Come Vittoria, che su un bus pieno di gente, di fronte alla scena di una donna di 60 anni che ha negato il posto a sedere a una bambina di 7 sol perché africana dalla pelle scura, a differenza di tutti gli altri, non è rimasta in silenzio e ha reagito in difesa della piccola.

Come 4 giovani bolognesi che, per non permettere che odio e populismo vincano le prossime elezioni, decidono di scendere in piazza e agire. E si ritrovano al centro del dibattito politico solo per aver detto ciò che dovrebbe essere ovvio, ma che nessuno dice:

NO ALLA VIOLENZA, NO ALLA VENDITA DI ARMI ITALIANE AI DITTATORI NEL MONDO, NON AL RAZZISMO, NO AD OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE, NON ALLA POLITICA DELLA FINZIONE, COSì LONTANA DALLA VITA REALE

E come è facile deriderli, trovare i difetti, sminuire le loro azioni comodamente seduti sulle poltrone di casa, eterni spettatori passivi della vita.

Non amo particolarmente le sardine.

Ma accetto sempre di buon grado linvito a scendere in piazza.

Perché è tempo di difendere chi agisce contro loscena banalità del male proposta dalla nostra politica che, in modo attivo o passivo, è tutta complice del crescente odio.

Etempo di ribadire lovvio.

Io voglio restare umana.

Innanzitutto aprendo gli occhi e il cuore, poi prendendo parte, alzando la voce quando necessario, facendo notare le ingiustizie, quando ne sono testimone, o lodando la bellezza della solidarietà, quando me la ritrovo davanti.

Non voglio restare inerme. Non voglio restare in silenzio.

Voglio reagire.

Scendere in piazza ogni volta che qualcuno protesta contro odio e populismo.

Voglio poter dire alle mie figlie che si, io cero, ma ho lottato perché le cose cambiassero.

Cerchiamo di migliorare la memoria, mettiamo un po’ più di creatività nellinterpretazione, usciamo fuori dallo schema codardo del nascondersi dietro le critiche e le chiacchiere da bar o da tastiera.

Cambiamo qualche scenario, correggiamolo in corso questo spettacolo chiamato vita.

Mettiamoci la faccia.

La storia siamo noi.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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