Il Forum delle Giornaliste del Mediterraneo, un ponte contro i muri

Fondato da Marilù Mastrogiovanni, dà voce alle giornaliste che fanno inchiesta nei territori difficili e nelle periferie dei paesi paesi euromediterranei

 

di Ada Martella

 

Il Forum delle Giornaliste del Mediterraneo non è un semplice convegno, è una grande piazza fluttuante – perché quest’anno le città interessate saranno 3, Taranto, Bari e Brindisi – una di quelle piazze tipiche di ogni paese del Mediterraneo. Lì dove si incrociano voci, racconti, scambi, suoni, canti, commerci, litigi, in una parola la vita. Le voci, i racconti, le testimonianze di questa speciale piazza che è il Forum saranno soprattutto – come da tradizione – quelle delle donne, da ogni angolo del Mediterraneo, e oltre. E sono sempre voci coraggiose, di denuncia.

Il tema di questa quarta edizione del Forum è una domanda provocatoria “Are women’s rights human rights?”, che suona quasi retorica. Ma, di retorico non ci sarà nulla.

O meglio, alzando il tiro della provocazione, se tale deve essere – retorica – allora come bisogna considerare la ‘Giornata internazionale contro la violenza sulle donne’ (il 25 novembre) istituita da parte dell’ONU già 20 anni fa, la ‘Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali’ che il prossimo anno compie 70 anni, la Revisione Universale Periodica 2019 sui diritti delle donne’ presentata all’ONU l’11 ottobre 2019? Tutti questi importanti manifesti d’intenti in molte parti del mondo sono pura retorica, poiché largamente disattesi, ignorati, inesistenti.

E Giulia Giornaliste, promotrice del Forum – con il prezioso finanziamento del Corecom Puglia, Consigliera di parità regionale, Amnesty international, FNSI – quest’anno ha alzato l’asticella della provocazione, mettendosi in piazza e ponendo a gran voce questa urticante domanda, attraverso i reportage, le testimonianze, i documentari che le giornaliste, attiviste, testimoni verranno a raccontare. Si parlerà di guerre ‘dimenticate’, come quelle nello Yemen o in Libia, di un’avvocata incarcerata e condannata ad essere frustrata (!!) per aver difeso altre donne in Iran, di ‘mafie di periferia’ dove non arrivano i media mainstreming, delle donne curde, baluardo contro l’Isis, di cosa significa chiedere-ottenere-difendere i diritti più basilari per i bambini e per la salute in Somalia, di cosa significa a Taranto difendere il diritto alla salute, soprattutto in questo preciso momento storico. Ma sono solo alcuni esempi.

Il denominatore comune di tutte queste testimonianze è la voce di chi racconta. Sarà la voce delle donne, declinata nelle varie lingue del Mediterraneo.

Non è un particolare da poco. Perché – per fare un esempio eclatante – essere freelance nelle zone di guerra del Medioriente è già di per sé rischioso, ma se sei una donna questo rischio è più che raddoppiato.

E quindi, ancora una volta “Are women’s rights human rights?”. Per le giornaliste, avvocate, attiviste, il diritto di testimoniare su chi non ha diritti è un diritto-dovere tutelato?

‘Affinchè qualcosa esista, deve essere raccontato’, e la parola, il racconto hanno una forza dirompente, primordiale. Bisogna venire nelle tre piazze del Forum (Taranto, Bari e Brindisi) e porgere l’orecchio, solo così si potrà immaginare cosa accade in questo grande lago che è il Mediterraneo, si potrà comprendere questo doppio binario delle tante difficoltà che riguardano sia con la quotidianità delle donne che testimoniano – siano esse professioniste o attiviste – sia con la quotidianità di tutti coloro, di intere comunità, paesi che subiscono le peggiori ingiustizie. Lì dove, le Carte dei Diritti dell’Uomo sono pura retorica.

Questa retorica non riguarda solo i paesi non occidentali. Per farsene un’idea, basta venire a sentire le testimonianze della giornalista Francesca Mannocchi, tra le maggiori esperte del traffico dei migranti in Libia, su cui ha scritto numerosi articoli e realizzato diversi documentari, smascherando i collegamenti con lo stato italiano. Decisiva è stata la sua intervista con il trafficante libico ad Abd al Rahman Milad “al Bija”, ex capo della cosiddetta guardia costiera della città libica di Zawiyah, accusato di essere un criminale in combutta coi trafficanti di migranti (venerdì 22 a Brindisi). Fresco di stampa in questi giorni la graphic novel ‘Libia’, realizzata dalla Mannocchi con Gianluca Costantini, autore delle tavole.

Così come sarà un’opportunità unica ascoltare dal vivo la voce di Yassin Isse Wardere, che solitamente racconta alla radio di ‘The Voice of America’ – il servizio ufficiale radiotelevisivo del Governo federale degli Stati Uniti – le storie del Corno d’Africa, la difficile condizione delle donne (giovedì 21 a Taranto e 22 a Bari). Accanto al direttore dal Corno d’Africa per l’emittente americana, ci sarà anche Shukri Hussein Warsame con i suoi figli. L’attivista somala – ora rifugiata in Kenia, con quel che rimane della sua famiglia – porterà la sua storia personale, la tragedia di cosa significa essere impegnati in Somalia per garantire il diritto alla salute a donne e bambini, motivo per il quale suo marito, medico, e due dei suoi figli sono stati assassinati.

Cosa significa essere ricercatrici, attiviste o giornaliste rinunciando al proprio nome, alla propria identità? Ne porteranno testimonianza la curda Silen Arslan – ricercatrice presso il Michael Nicholson Center for Conflict and Cooperation dell’Università dell’Essex e attivista per i diritti umani e per la pace – e la giornalista turco curda Berfin Hezil, vittime del governo di Erdogan che, oltre a cancellare la toponomastica curda, costringe i curdi ad adottare un nome turco (22 novembre a Bari).

Si inizia a Taranto il 21 di novembre, ed è un ‘inizio col botto’, perché è proprio in questo luogo della Puglia che è più viva la necessità-urgenza di presidi di democrazia, di un giornalismo ‘militante’. La ‘piazza’ di Taranto per le organizzatrici/giornaliste del Forum – per inciso, autrici di importanti reportage sulla città e sul suo ‘cancro’ – rappresenta in qualche modo il fronte, per chi fa il mestiere di raccontare. Taranto è ancora un luogo estremo – come è estrema la sua bellezza dileggiata – segnato da ferite aperte, contraddizioni, sciacallaggio anche mediatico, dalla retorica della politica, suo malgrado emblema di un Sud del mondo abbandonato, dopo essere stato sfruttato e irrimediabilmente avvelenato. Sempre per inciso, varrebbe la pena riprendere in mano il romanzo ‘Dismissioni’, del grande giornalista-scrittore napoletano, Ermanno Rea, in cui si racconta – nuda e cruda – la storia della dismissione di un altro mostro gigante italiano, l’Ilva di Bagnoli.

Ed è in questo luogo così ferito, anch’esso un paese in guerra (messo all’angolo con la scelta tra salute o lavoro), che ad aprire i lavori della quarta edizione del Forum sarà Pauline Ades Medel, responsabile di Reporters senza frontiere per l’Unione europea e i Paesi balcanici. E a chiudere questa prima giornata di lavori sarà un’altra importante realtà internazionale, attraverso la voce di Emanuele Russo, presidente di Amnesty international-Italia.

 

 

Le raccomandazioni all’Onu

Nella seconda giornata del Forum – 22 novembre a Bari – verrà presentato un importante documento, ossia le raccomandazioni portate all’Onu per quel che riguarda la condizione delle donne in Italia.

Il 4 novembre l’Onu ha messo sotto esame l’Italia sul tema dei diritti umani. Il nostro paese è infatti chiamato a fare il cosiddetto «terzo ciclo» della Revisione periodica universale (Universal Periodic Review – UPR), una procedura per cui – ogni quattro anni circa – tutti gli stati membri dell’Onu si sottopongono ad un esame complessivo in materia di diritti umani.
Una rete di organizzazioni delle società civile, hanno preparato e presentato ai rapporteurs delle Nazioni Unite un rapporto dettagliato sui diversi aspetti che riguardano la condizione delle donne in Italia, e delle raccomandazioni presentate all‘ONU a Ginevra l’11 ottobre. Il Forum of Mediterranean women journalists è tra le organizzazioni firmatarie delle raccomandazioni indirizzate all‘ONU.

 

La mostra

Al Forum anche la mostra fotografica «Snapshots from the borders» di Graziana Capurso. Grazie al progetto triennale cofinanziato dall’Ue «Snapshots from the borders», gestito da 31 partner, tra autorità locali di confine e organizzazioni della società civile, la Regione Puglia, coadiuvata dal supporto tecnico dell’IPRES (Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali) e da due ricercatori Elisa Calò e Nunzio Mastrorocco, e Graziana Capurso, giornalista inviata della Gazzetta del Mezzogiorno, hanno partecipato ad un viaggio organizzato dal comune di Agios Athanasios, verso la frontiera mediorientale. Obiettivo: confrontarsi con le autorità cipriote sulle varie modalità di gestione del fenomeno migratorio sull’isola.

Le fotografie in mostra durante la tre giorni del Forum delle Giornaliste del Mediterraneo 2019, sono il frutto di questa esperienza. Durante il viaggio Graziana Capurso, accompagnata dai due delegati dell’IPRES, ha avuto modo di seguire, immortalare e approfondire le «best practice» di Cipro in materia d’accoglienza, visitando il centro di Kofinou, costruito nel 2004, diviso in tre settori fatti di case prefabbricate dove i migranti, uomini, donne e famiglie con bambini, possono sostare per almeno 6 mesi e l’hotspot di Kokkinotrimithia (Pournara), centro di prima accoglienza dell’isola dove i richiedenti asilo vengono accolti fino a 72 ore, ai fini della registrazione e della copertura delle esigenze di emergenza in arrivo.

La mostra, finanziata dal progetto “Snapshot from the borders”, è stata ideata e progettata da Marilù Mastrogiovanni, direttrice del Forum of Mediterranean women journalists e da Marcello Carrozzo, fotoreporter sociale, che ha firmato la fotografia del premio “Peace reporter”. Entrambi sono docenti al Master in Giornalismo dell’Università di Bari. Graziana Capurso è loro talentuosa allieva. Oggi collega.

 

 

Il premio

Il Forum è anche un premio, “Peace reporter”, per sancire il ruolo delle giornaliste sui territori di periferia e valorizzare il loro giornalismo come “ponte che abbate i muri, presidio di Democrazia, dunque di Pace”

Quest’anno, il premio sarà costituito da uno scatto di Marcello Carrozzo, fotoreporter sociale, pluripremiato fotogiornalista nei territori di crisi, docente al Master in Giornalismo dell’Università di Bari. L’opera è stampata in “fine art”, una tipologia di stampa in colori vegetali su carta di cotone, destinata ai musei, con certificato di autenticità: 30 copie numerate e ologrammate, con firma dell’Autore saranno il premio per le reporter.

 

 

La ricerca inchiesta

Nell’ultimo giorno del Forum – 23 novembre a Bari – verrà presentato il documento “Tra precarietà e minacce: lo stato dell‘Informazione in Puglia. Uno Sguardo a “Sud” di genere e generazionale sul fenomeno mondiale della “Pressphobia”.

Si tratta di un importante lavoro di ricerca-inchiesta condotta tra figure professionali e utenti del giornalismo pugliese – finanziato dal Corecom e realizzato da Master in Giornalismo (Dipartimento For.Psi.Com., Università di Bari) in collaborazione con l’Ordine regionale dei giornalisti e Assostampa – che ha portato alla prima mappatura del giornalismo regionale.  Una mappa utile per capire da due punti di vista opposti – i professionisti dell’informazione e gli utenti – in che modo il mondo della comunicazione della Regione Puglia sia influenzato, deviato, impedito o distratto da intimidazioni, ricatto occupazionale, generation e gender gap, discriminazioni, sessismi e tetto di cristallo.

È la prima volta in Italia che viene realizzata una mappatura del giornalismo regionale, cercando un riscontro sul territorio a fenomeni già rilevati da accreditati studi nazionali ed internazionali. La presentazione della ricerca sarà introdotta dalla presidente del Corecom Puglia Lorena Saracino.

La ricerca analizza e mappa i fenomeni, la percezione interna ed esterna che se ne ha e le abitudini di fruizione dell’informazione, nel tentativo di tracciarne i bisogni e individuare nuovi format d’informazione.

In questa quarta edizione del Forum – costruito intorno alla domanda “Are women’s rights human rights?” – il risultato è un J’accuse preciso, puntuale, realizzato con metodo scientifico, che inchioda alle responsabilità tutti i vertici delle redazioni dei principali giornali regionali, dal Tgr Rai a seguire.

A contrappunto di questo J’accuse sullo stato dell’informazione pugliese, nelle pagine del Tacco d’Italia vogliamo ricordare la figura di Luigi Russo, indomito giornalista d’inchiesta salentino, morto il 17 di novembre. Uno dei pochi a non aver mai smesso di raccontare e denunciare la mafia in Salento, declinata in tutte le sue voci: dalle discariche tossiche abusive e interrate, al malaffare dei depuratori che non depurano, dalla nebbia politica mediatica sulla questione Tap all’affaire Xylella, e via via. Una grande perdita umana e professionale, e questa non è retorica.

 

Crediti deontologici per i giornalisti

Ricordiamo ai colleghi giornalisti che per tutte e tre le giornate del Forum saranno riconosciuti crediti deontologici, ben 36 in totale.

CFU per studenti

Anche gli studenti di diverse facoltà dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che parteciperanno al Forum si vedranno riconosciuti crediti formativi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Info sull'autore

Ada Martella

Giornalista professionista e skipper

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