Solo una stupida linea

“La strada della morte”, così la chiamano. E si continuerà a morire per una distrazione, una fatalità, finché chi di dovere non ricorderà che la statale 275, la Maglie-Leuca, è un’infrastruttura da mettere in sicurezza, non una torta da spartire fino all’ultima briciola

Di Thomas Pistoia

 

Potrei essere la lumaca di Sepulveda, ferma qui, sul ciglio, con le cornicchiole puntate verso l’orizzonte. E non mi dispiacerebbe neppure essere parte, ogni tanto, di quel miraggio canicolare che si manifesta nel solleone salentino, baluginando in lontananza. Vorrei essere l’acqua della pioggia di un temporale estivo, vorrei che mi sentiste come il vento che solleva la sabbia della spiaggia e sì, perché no? Vorrei farmi nuvola sospesa sul mare e stare equidistante da ciascuna delle antiche torri del litorale.

 

Vorrei e potrei, se lo volessi, essere tutto questo, perché adesso sono qualsiasi cosa e non sono altro che niente.

 

E con me, qui, altri, fatti della stessa sostanza degli schianti perduti lungo l’asfalto di una notte sbagliata, o di un giorno maledetto.

 

Non potete vederci, ma non confondeteci con i fantasmi, quelli sono un’altra cosa, loro hanno un’identità. Paradossalmente, rispetto a noi, sono vivi. Siamo, invece, memorie di anime che non sono più. Scie, tracce, illusioni di esistere ancora, andate via troppo in fretta, consapevoli ma incredule, vaganti.

 

Tutti qui, sulla strada della morte. E siamo tanti. Uomini, donne, bambini, millesimi di secondo nel fascio dei fari in corsa, invisibili ai vostri occhi, perché sfrecciate troppo veloci.

 

Io sono stato. Fino a qualche anno fa c’ero.

 

Avevo terminato il mio lavoro nella scuola, pensionandomi e cominciando una vita tranquilla, tra la famiglia, il bar e gli amici, serenamente. Ma aveva ragione quello che cantava la canzone per la sua amica: “Non lo sapevi che c’era la morte, quel giorno, che ti aspettava”.

 

Se poteste udirmi, dovrei dirvi, raccomandarvi, scongiurarvi di andare piano, di essere prudenti. Ma c’è questo posto nel mondo, in Salento, in cui la strada è comunque assassina e sceglie a caso, senza pietà. Inganna. Comincia da Lecce con un aspetto da normale superstrada. Qualche curva, ma niente che impedisca una marcia scorrevole. E allora voi guidate tranquilli, rilassati. Sorpassate, vi fate sorpassare, qualcuno azzarda oltre i cento, i centoventi, in barba ai limiti di velocità, ma qui non fa differenza: sulla statale 275, la strada della morte, ti giochi la pelle anche se vai a sessantacinque chilometri orari.

 

D’improvviso spariscono i guardrail che dividono le due corsie che vanno verso nord da quelle che vanno verso sud. Al loro posto compare una striscia bianca. Soltanto una stupida linea, capite? Una linea. Una pennellata, un passaggio di matita. Poi, il nulla. La strada si restringe, diventa a due corsie e si infila dentro i paesi.

 

In questa mia nuova condizione, non posso oppure non voglio rammentare cosa accadde a me qualche mese fa. E non so dire chi fu il primo a invadere la corsia opposta. Forse il mio cuore ballerino mi fece un dispetto? Oppure fu chi occupava l’auto che proveniva dal senso opposto a perdere il controllo? Un colpo di sonno? Una distrazione?

 

No. Non è colpa di nessuno. È la strada. È viva. È affamata.

 

Così noi restiamo qui. Noi, punti di fuga tra questo e l’altro mondo, aspettiamo.

 

Qualcuno, un giorno, la cambierà questa via maledetta, qualcuno la renderà finalmente sicura e lei smetterà di essere il crudele ibrido tra una superstrada e una mulattiera. Sì, un giorno, forse. Da decenni chi di dovere discute, propone, obietta, preventiva, ricatta

 

Perché qui siamo in Italia, non c’è opera pubblica che non sia vista come una torta da spartire tra tecnici e politici. Dopo un primo preventivo, all’improvviso, i costi salgono, forse perché qualcuno reclama la sua parte. E si infrangono regole, si ignorano o si cercano di ignorare vincoli paesaggistici e archeologici, perché bisogna fare in fretta, finché la torta è calda.

 

E gli scontri tra questi ingordi e incapaci durano da decenni.

 

La statale 275 è sempre qui, tra Maglie e Leuca, immutata e mortale.

 

Noi ombre, giorno per giorno, vi guardiamo passare, macinare chilometri e chilometri sulle vostre scatolette di lamiera.

 

Provate, provate ogni tanto a usare gli occhi del cuore. Quando la strada si restringe, quando si fa sera, forse per un attimo potrete incrociare il nostro sguardo. Siamo voi e voi potreste essere noi.

 

Che ore sono. A quest’ora di solito andavo al bar. Mi sedevo a un tavolo, giocavo a carte e parlavo con gli amici. I ragazzi del paese li conoscevo quasi tutti, molti erano stati alunni miei. Perché gli studenti non appartengono soltanto ai professori, ma anche un po’ a noi bidelli.

 

Che ore sono. Quanto tempo dovrà ancora passare prima che il buonsenso abbia la meglio sull’avidità? Prima che questi ridicoli burocrati si decidano a mettere da parte i propri interessi e a utilizzare il denaro dei cittadini per costruire una strada più sicura e rispettosa dell’ambiente e del patrimonio storico di questa terra?

 

Quante altre ombre come me verranno ancora a galleggiare qui, su questo asfalto maledetto?

 

Non ce ne andremo finché non avremo pace. Resteremo di guardia, sentinelle invisibili al confine tra ciò che c’è e ciò che è stato.

 

Forse inutili, come la sterpaglia che si affaccia ai bordi della corsia.

 

Frustati da colpi di vento.

 

Quando ci passate vicino.

 

Per saperne di più

SS 275, la cattiva strada

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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