Degli eroi, delle eroine e delle loro lotte

di Barbara Toma

Questa settimana è iniziata con un sacco di buoni propositi e mille progetti.

Ma sono mamma di due bimbe piccole, per giunta single, e lo sanno tutti: se hai figli piccoli e fai progetti, verranno puntualmente boicottati!

E infatti:

  • alla piccola è venuto un herpes all’occhio, niente di grave, ma non verrà riammessa in asilo prima di 5 giorni.
  • la grande invece ha la tosse, in più è gelosa della piccola che al mattino resta con me mentre lei va a scuola, per cui passa i pomeriggi a brontolare e chiedere attenzioni e boicotta qualsiasi mio tentativo di lavorare.

Naturalmente tutto questo accade durante i miei ultimi giorni di premestruo e primi di ciclo e, soprattutto, nella seconda metà del mese, periodo in cui preferisco stare a casa il più possibile per evitare di spendere soldi che non ho, perché oramai verso il 20 sono puntualmente preoccupata per il conto già prosciugato e devo calcolare al centesimo qualsiasi spesa per riuscire ad arrivare fino alla fine del mese. Che tutto questo porti con sé un gran senso di serenità e sollievo, ca va sans dire!

 

Per cui addio pazienza, addio ‘quality time’ con le bambine, addio progetto di lavoro da scrivere urgentemente, addio ore in teatro a provare da sola, addio tutto e benvenute giornate all’insegna di cacca, nanna, pappa, lavatrici, continuo risistemare giochi ai loro posti e servizio taxi alle varie attività extra scolastiche!

Eh Già.

 

Ecco, in settimane come questa, che per tante persone nella mia situazione sono la norma, capita di sentirsi stanchi anche solo dell’allegria dei bambini, capita di pensare ‘ma perché ho procreato?!’

Capita di non desiderare altro che il momento in cui si addormentano, certo che capita, eccome!

E capita anche di svegliarsi in piena notte e rimanere con gli occhi sbarrati, di accendere la tv solo per distrarsi e riprendere sonno, e di imbattersi in trasmissioni come ‘La tata’, in cui 4 mamme vengono spiate nel loro quotidiano tran tran in famiglia e poi giudicate dalle altre mamme e da ‘una esperta’. E quando ti capita, guardi quelle mamme interagire con i figli e ti senti sollevata. Perché non sei messa poi così male!

Ma non è forse ciò che pensiamo tutti? Cosa accadrebbe se ad essere spiati e giudicati nella nostra intimità, nel nostro modo di interagire con i nostri figli, partner, parenti, amici, fossimo noi?

Sicuri che non ci ritroveremmo di fronte a 4 palette alzate dal lato FLOP?

 

La verità è che siamo tutti  chi più chi meno, impegnati in una perenne lotta per la sopravvivenza.

Siamo solo umani, tutti facciamo degli errori, tutti ci stanchiamo, e tutti abbiamo momenti in cui vorremmo abbandonare il gioco…

 

Io mi sento una lottatrice, a volte mi sento addirittura una supereroina, non lo nascondo, e sono anche sicura di non essere l’unica!

 

Vivo in una città in cui una famiglia su cinque versa in gravi difficoltà economiche, le famiglie costrette a vivere sotto la soglia della povertà sono in continuo aumento, mentre le persone pronte a donare parte della loro spesa per loro sono sempre meno. Perché qui lotta la maggior parte delle persone. E non è facile ricordarsi che c’è chi combatte guerre ancora più dure della nostra, bisogna fare uno sforzo per fermarsi e accorgersi degli altri, e di solito ci deve accadere qualcosa per far sì che ci si ricordi delle proprie, immense, fortune.

A me l’altra mattina è capitato di ritrovarmi di fronte al dolore smarrito e incredulo di una coppia che ha perso una figlia ventenne. Era la loro unica figlia. Camminavo, tra ragazzini in lacrime, in quel maledetto corridoio della camera mortuaria, e sono rimasta attonita di fronte alla scoperta che c’erano altre tre famiglie private di giovanissimi figli, anche una bimba, tutti e tre erano stati in cura all’oncologico. Macabra combinazione, sicuramente. Ma tant’è. Sono tornata a casa e mi sono ricordata di essere fortunata. Che le mie lotte sono piene di vita.

 

Poi, ho aperto i giornali e ho letto articoli che compatiscono un uomo, detto Filippone, parlano della sua ‘lotta’ finita in tragedia.

 

Ma da quando un uomo che uccide la moglie e poi butta la figlia giù da un ponte è un uomo stanco di lottare? Qui non c’entra la lotta, questo è un assassino.

Che le battaglie non sono quelle che portano a uccidere una bambina e una donna.

E il fatto che si sia suicidato non trasforma l’assassino in una vittima da giustificare.

 

Perché resta il fatto che se scegli di uccidere non ti è capitata una tragedia, se scegli di uccidere tu la tragedia la provochi.

 

Gli eroi, le eroine che lottano ogni giorno, sono ovunque, sono silenziosi, sono tutto intorno a noi (a volte siamo anche noi) e non uccidono.

 

 

 

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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