La casa siamo tutte

foto di Maurizio Buttazzo

La Casa delle Donne di Roma non può chiudere

Di Barbara Toma

Quando ero piccola vivevo con mia madre a Roma, andavo all’asilo in via del Governo vecchio, alla casa delle donne, luogo che mia madre ha contribuito ad occupare e far nascere.  Oggi, 45 anni dopo, il comune di Roma trova una scusa per chiudere quel luogo storico. Una notizia che mi ferisce, sopratutto perché accade per mano della prima Sindaca della capitale.

Io sono Barbara, mi trovo a 579 km di distanza da Roma ma anch’io, nella mia piccola città, ho avuto il bisogno di rivolgermi ad un centro di accoglienza per donne e sono stata felice di sentirmi accolta e ascoltata.

Ma sono anche Eva, che piange di nascosto perché si vede grassa.

Sono Sara che cammina con la gonna nuova per strada e si sente imbattibile.

Sono Fatima che appena gira l’angolo di casa si toglie il foulard, si scioglie i capelli e si mette il rossetto.

Sono Marianna che mi consola, anche lei ha subito delle violenze, e mi racconta cose terribili.

Sono Lila che non sa dove andare ma non può tornare a casa.

Sono Greta, che guadagna meno dei suoi colleghi maschi.

Sono Noemi, che ha perso la vita per mano del suo ‘fidanzato’.

Sono Valentina che si chiede se l’amore dev’essere davvero come nei film porno.

Io sono Alessandra che ha 18 anni, lavora, studia e cresce il suo bambino.

Io sono Valentina che corre via piangendo perché qualcuno ha detto che non sarà mai presidente della repubblica.

Sono Pamela che si spoglia davanti al fotografo perché pensa di fare carriera.

Sono Lorella che oggi legge il titolo di copertina di ilVenerdi di Repubblica : ‘I bitcoin spiegati a mia madre’ e si indigna.

L’ennesimo caso di immagine distorta e stereotipata della donna nei media.

Io sono Frida e la maestra di scuola mi dice sempre che non devo fare le cose da maschi.

Io sono Ida che soffre il solletico e parla veloce.

Io sono Vivian e spero che mia figlia sia bellissima e magra, così avrà fortuna nel lavoro.

Io sono Rachele e sfido da sola una ruspa per difendere gli abitanti di una casa a 14.000 chilometri dalla mia.

Io sono Ester, e amo Valeria ma non posso sposarla.

Io sono Alat, e sono qui perché nel mio paese c’è la condanna a morte per chi, come me, ama esprimere le proprie opinioni.

Io sono Sofie e ho avuto 6 aborti in anestesia totale.

Io sono Ida e prima di ricevere una pillola del giorno dopo ho dovuto trovare un ospedale in cui era di turno un medico che non fa obiezione di coscienza.

Io sono Maria e i miei parenti pensano che la mia vita sia triste e inutile perché non ho figli.

Io sono Heidi, e ho saputo della morte di mio figlio guardando la tv, ucciso da un poliziotto in manifestazione.

Io sono Cindy che si chiede se è normale che il ginecologo la visiti senza guanti.

Io sono una turista inglese in vacanza in Italia con mia figlia, i dipendenti dell’hotel in cui alloggiavo mi hanno drogato e violentato in 10, per poi vantarsene in chat.

Io sono Chiara e sono una santa perché mi ami.

Io sono Chiara e sono una puttana perché non mi conosci.

Io sono Carla e lascio che il mio uomo mi ordini di tacere quando parlo e  si rivolga a me solo con nomignoli dispregiativi o insulti.

La Casa delle donne è un simbolo della lotta per i diritti e la libertà femminile per tante donne di tutte le generazioni.

La sua esistenza è fondamentale per ciascuna di noi.

1 Commento

  1. Valentina Stamerra

    Non è più tempo di scherzare su queste cose, che si riapra subito la casa delle donne! Che si prendano i soldi dal patriarcato! Le donne sono a CREDITO da millenni! Ma che scherziamo!

    Reply

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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