Io ballo da sola

Qui è tutto dannatamente più difficile che altrove. Ed è per questo che è qui che rimango.

Fuori dal Festival è dove devo stare.

 

Di Barbara Toma

(foto: Maurizio Buttazzo)

 

 

“Chi non danza non sa cosa succede”

 

E infatti io inizio a non essere più tanto sicura di saperlo.

E il risultato è che oggi non posso scrivere nulla che non sia autoreferenziale.

 

Io sono una una danzatrice, una coreografa. Ho studiato danza tutta la vita e tutto quello che faccio, anche scrivere, lo faccio con un approccio fisico.

La danza si impara danzando, così come la vita si impara vivendo.

E lo strumento della danza è lo stesso che usiamo per vivere: il corpo.

 

L’esercizio fisico per me è come una preghiera, mi ricongiunge alla terra, a me, a Dio.

E la creazione mi libera.

 

Senza praticare la danza io soffro, mi sento reclusa in un corpo sofferente e fuori luogo in qualsiasi situazione. Senza praticare la danza lentamente muoio.

 

Vorrei solo poter danzare e poter fare il mio lavoro, sempre. Insegnare, praticare, fare ricerca, creare, condividere la mia esperienza con altri, con umiltà e passione. Non chiedo altro.

 

Ed è per questo che scegliere di trasferirmi qui a Lecce è stato davvero assurdo e controproducente, per ora.

 

 Qui non ci sono compagnie di danza contemporanea, non ci sono accademie di danza professionali, non ci sono case di produzione per la danza o teatri dediti alla programmazione e promozione della danza contemporanea.

Onde per cui qui non ci sono danzatori.

Se altrove in Italia il mio era già un mestiere difficile, restando qui è quasi impossibile per me lavorare.

Senza danzatori, senza case di produzione, senza allievi, senza un punto di riferimento, senza colleghi in città.

I miei colleghi qui hanno delle scuole di danza, oppure praticano una danza lontana dal mondo della sperimentazione contemporanea.

I miei punti di riferimento qui sono i colleghi attori e registi.

Gli unici.

 

Però questa è la mia città, qui dovrebbe essere la mia casa, qui mi piacerebbe crescere le mie figlie, forse.

 

Tra ulivi, menhir e sapori antichi, insieme ai figli dei miei amici di una vita, tra l’amore dei parenti e i ricordi di chi non c’è più…

 

A che serve studiare e lavorare una vita lontano, se poi non torniamo a contribuire a cambiare le cose portando la nostra esperienza a casa?

 

Già. A che serve?

 

E allora eccomi a Lecce. A vivere ancora di rendita della carriera fatta lontano da qui. A fare fatica per andare avanti. A chiedermi se non sia meglio abbandonare l’idea e ripartire.

 

La cosa triste è che sono sola qui. Ma, come spesso accade, questa potrebbe anche essere l’unica cosa positiva. Perché sono la sola qui ad avere il mio background e la mia esperienza.

 

Io, tra una figlia e l’altra, sto provando a vincere questa scommessa con me stessa. E spero tanto di riuscirci. Ma è dura. E’ davvero dura.

Talmente tanto che oggi non ho voglia di scrivere nulla. Perché oggi ciò che mi preoccupa maggiormente sono io. E a nessuno interessa leggere dei miei problemi, dei miei dubbi, delle mie bollette e delle mie preoccupazioni come mamma.

A meno che la mia non sia una situazione simile a quella di tanti altri professionisti della mia generazione.

A meno che io non sia solo una delle tante persone che hanno provato a tornare ‘a casa’ forti delle loro esperienze, per poi scoprire che del loro curriculum e della loro voglia di fare qui importa poco a nessuno, che se non conosci le persone giuste, se non hai costruito la tua rete di contatti qui…

 

Tutto ciò che accade altrove qui non conta.

Qui, come dice la mia amica Marilù, “Siamo fuori dai Festival”.

 

Qui è tutto dannatamente più difficile che altrove.

Ed è per questo che è qui che rimango.

Fuori dal Festival è dove devo stare.

 

 

 

 

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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