Oggi sto nera

di Barbara Toma

Oggi così:

Ogni mattina mi sveglio e sono felice dell’incessante canto degli uccellini nel mio giardino e del sorriso delle mie bimbe. Poi esco. E, puntualmente: nuova spazzatura abbandonata in campagna, gente assatanata nel traffico pronta ad uccidermi per non essere partita subito al verde, sottospecie di uomini pronti a fare battute e/o trattarmi con maleducazione solo perché sono una donna, la dura consapevolezza che non vi è alcun modo di trovare lavoro, la totale mancanza di solidarietà da parte di altre donne, bambini di 12 anni che, in presenza dei genitori tutt’altro che indignati, anzi, divertiti, dicono: “Io e i miei amici ci mettiamo d’accordo e ci scambiamo le fidanzate così ce le giriamo tutte”… e poi le incredibili trafile alle quali vengo sottoposta da settimane solo perché ho deciso di far venire una ragazza alla pari da Tunisi!

Ma come, un’extracomunitaria?! (Per entrare in Italia ha bisogno di più permessi lei di un criminale di guerra). Metto tutto insieme. Sì. Tutto. Perché è tutto collegato. Tutto insieme ciò che vivo ogni giorno mi restituisce l’immagine di un Paese ignorante, egoista, retrogrado e senza molte speranze. E ci metto dentro anche il mio portafogli: vuoto a parte tre carte d’identità con su tre cognomi diversi. Eh si, certo, perché qui il cognome dei bambini può essere solo quello del padre! ( A questo punto c’è sempre qualcuno che replica: “No guarda che ora puoi aggiungere anche il tuo se vuoi!” Seee, certo! Con il consenso del padre!!).

No, no, non sono andate male queste elezioni, sono andate esattamente come dovevano andare. E io oggi sto nera. Solo gli uccellini cantano ancora. E mia figlia.

Ora, domani tutti a parlare di diritti delle donne dai, forza!

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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