Un politico entra in casa di un mafioso

Un politico entra in casa di un mafioso, i due prendono un caffè e discutono delle future elezioni amministrative. Il mafioso offre voti, il politico garantisce favori. Me li sono sempre immaginati così i rapporti tra criminalità e istituzioni. Forse, però, sarebbe troppo rischioso incontrarsi nelle abitazioni, qualche passante potrebbe notare qualcosa. Allora, immaginiamo di nuovo la scena in una vecchia masseria di campagna, come nei film. Plausibile, ma novecentesca come immagine. Allora spostiamoci a Milano, BIT, Borsa Internazionale del Turismo. Il politico è lì per “promuovere l’immagine territorio, per accrescere l’attrattività turistica e creare nuovi modelli di sviluppo”; il mafioso è lì perché è un operatore turistico, ricicla i soldi sporchi in ristoranti e stabilimenti balneari, commercia droga nelle discoteche, assume bagnini e parcheggiatori come lavoratori stagionali che poi voteranno il suo amico politico secondo le indicazioni del gruppo criminale.

C’è molto di stantìo nell’ascoltare la proposte della politica salentina e i soporiferi resoconti della stampa locale. E’ tutto un susseguirsi di frasi fatte su come “il turismo debba rappresentare lo snodo cruciale dell’economia”, “il turismo fermerà l’emorragia dei giovani verso il nord”. Balle. Semplicemente dipingono uno scenario impossibile da realizzare per mascherare l’incapacità di generare altre proposte e di garantire veramente un percorso di sviluppo. Dati ufficiali dell’Agenzia Nazionale del Turismo al 2012: la provincia di Lecce non è nemmeno tra le prime 20 provincie italiane per numero di presenze turistiche (Allegato 1); la Puglia è undicesima in Italia per numero di presenze tra le regioni italiane e quattordicesima per numero di presenze straniere (Allegato 2); se si va a considerare il numero di posti letto per numero di abitante, che è una sorta di indicatore sulla diffusione dell’economia turistica, la Puglia è quattordicesima in Italia, con 0.06 posti letto per abitante, la media nazionale è 0.08 (Allegato 3).

Le quattro città italiane più visitate sono Roma, Milano, Venezia e Firenze. Nessuna di queste si permette il lusso, anche solo di immaginare, di poter vivere solo di turismo. Roma ha i servizi, Milano la finanza, la sanità, le imprese e la moda, Venezia ha Porto Marghera e Mestre alle spalle, Firenze ha grandi industrie storiche (la Pignone è il quartier generale della General Electric in Italia), manifattura e agricoltura. Come possono, Lecce e il Salento, pensare di poter sopravvivere solo di turismo? E’ assolutamente fuori da ogni logica economica e sociale.

Rimini e la riviera romagnola sono in crisi dal punto di vista dell’attrattività, ma hanno strutture che garantiscono presenze congressuali durante autunno, inverno e primavera e nell’entroterra romagnolo agricoltura, allevamento e piccole imprese garantiscono la sopravvivenza del territorio. Nel Salento si parla di “destagionalizzazione” da decenni, ma per fare sbarcare i crocieristi ad Otranto bisogna votarsi alle divinità perché concedano bel tempo, come nel Medioevo. Non un singolo centro congressi è stato costruito. Solo Bari, con il quartiere fieristico, riesce a garantire una decente infrastruttura per chi volesse organizzare un congresso.

Allora, torniamo alla scena iniziale. Non credo che politica e criminalità abbiano ancora bisogno di incontrarsi per spartirsi il territorio. Hanno gli stessi obiettivi, gli stessi interessi. Condividono la stessa strategia: mantenere il sottosviluppo del Salento. I politici per incapacità, i mafiosi per soldi. La classe politica salentina, specchio di quella italiana, sarebbe incapace di affermarsi in una terra di lavoratori pagati onestamente che non siano succubi del clientelismo. I mafiosi hanno bisogno della mancanza di diritti per avere manodopera a basso costo e per strutturare quella “mafia sociale” che caratterizza la criminalità salentina.

C’è un ultimo tassello che manca: la la beatificazione di politici locali e delinquenti come illuminati creatori di sviluppo. A questo ci pensa la stampa locale (sennò che Ivan sarebbe?).

 

 

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Info sull'autore

Francesco Ria

Ricercatore in una prestigiosa Università americana. Come il sottomarino sovietico di "Caccia a Ottobre Rosso" usa cambiare improvvisamente e senza motivo direzione. Di solito polemico solo per passare il tempo.

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