La Terra di un 'fuoco' acceso da dieci anni

Paolo Paticchio, fondatore e animatore di Terra del Fuoco. Come immagino la Puglia dei prossimi 10 anni? Senza rifiuti tossici interrati, senza un numero crescente di malati per inquinamento

//LA STORIA DELLA DOMENICA// Terra del fuoco Mediterranea da dieci anni col Treno della Memoria porta i ragazzi pugliesi verso il Futuro

di Simona Palese Ci sono alcune storie, che per raccontarle, devi raccontare anche un pezzo di te. Del tuo territorio e di com’è cambiato negli anni. Delle persone che ti circondano, che prima erano ragazzini e poi no. Cioè, devi realizzare che anche tu prima eri ragazzina e poi no. Ecco, questa è la storia di Terra del Fuoco Mediterranea che compie dieci anni, ed è anche la storia di come un gruppo di ragazzi (allora) diciottenni, in dieci anni sia arrivato a segnare il passo dell’impegno sociale di questa Puglia. Nel 2004 Paolo Paticchio, che oggi ha ventotto anni ed è assessore alla Cultura, all’Ambiente e alle Attività produttive di Castrignano dei Greci, ha dato vita a questa esperienza. Ma mi chiede subito di non focalizzare questa chiacchierata solo sul bilancio di questi dieci anni “anche perché non vorrei sentirmi troppo vecchio”. Però un passaggio sul raggiungimento degli obiettivi, lo dobbiamo fare. “Dieci anni fa tra gli obiettivi avevamo quello di attivare i ragazzi che avrebbero costituito la cosiddetta ‘classe dirigente’ del Salento oggi. Quelli che avrebbero dovuto fare, tra errori e passi giusti, delle cose in Puglia. Se guardo intorno a me non solo alla politica, ma anche alle altre associazioni, alle nuove imprese, all’innovazione che si sta producendo qui, forse un piccolo contributo lo abbiamo dato anche noi.” Non è un caso che la prima grande manifestazione di Terra del Fuoco Mediterranea sia stata realizzata nel 2005. Erano i primi anni di un nuovo fermento pugliese, e a Melpignano, con l’associazione di questi diciottenni e Libera, c’erano in piazza don Luigi Ciotti, l’appena eletto presidente Vendola, Sergio Blasi e soprattutto più di duemila ragazzi arrivati da tutto il Salento. Per una due giorni che metteva al centro il tema delle mafie e dell’antimafia, usando i linguaggi più diversi e attuali. “Il tema dell’antimafia e quello della battaglia per i diritti sono strettamente legati, perché laddove mancano i diritti, in ogni situazione in cui lo Stato e le istituzioni latitano, si inseriscono le organizzazioni criminali che, oggi ancor di più rispetto a dieci anni fa, sono connesse con le amministrazioni e la finanza, con la politica e con le imprese. Sono in grado di fornire lavoro, liquidità.” Paolo mi spiega, partendo da qui, uno degli ultimi campi di volontariato organizzati da Terra del Fuoco Mediterranea, a Rignano Garganico, nel cosiddetto “ghetto degli schiavi neri dei pomodori”. “Abbiamo portato cinquanta ragazzi a sporcarsi le mani, a supportare e sostenere nelle fatiche quotidiane 1500 giovani migranti che hanno conosciuto il caporalato, la schiavitù, le umiliazioni peggiori che questa terra potesse infliggere loro”. Con lo stesso approccio che sta perfettamente in equilibrio tra la formazione non formale e l’elaborazione pratica delle esperienze, l’associazione ha organizzato per tre anni la Otranto Legality Experience, una summer school dedicata alla comprensione dell’azione internazionale delle mafie. Come pure il progetto, in collaborazione con Aforisma: dei laboratori di cittadinanza attiva e di mestieri all’interno del carcere minorile di Lecce. “In tutte le nostre iniziative, cerchiamo di sostanziare l’idea che il volontariato non deve bastare, non deve sopire e acquietare le nostre coscienze. Quello che dico sempre ai ragazzi che partecipano alle nostre iniziative, è che devono salutarci con una voglia di fare più grande di quando arrivano, con la smania di realizzare, concretizzare, produrre cambiamento.” Ancor di più il discorso sta in piedi quando si parla dell’attività più importante e continuativa di Terra del Fuoco Mediterranea: il Treno della Memoria, appunto. Nella prima edizione pugliese i partecipanti erano un centinaio, ora sono diventati settecento ogni anno. Seimila giovani tra i 17 e i 24 anni sono partiti da Lecce in treno per Cracovia, a visitare i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dopo aver partecipato a incontri e dibattiti che dentro e fuori dalla scuola li preparano a un viaggio che cambierà la loro vita. “Ovviamente il viaggio in sé rappresenta il momento emotivamente più alto e coinvolgente. Ma quello a cui puntiamo di più è il valore che si genera subito dopo, sui vari territori a cui i ragazzi tornano.” La necessità di passare dalla consapevolezza all’attivazione, quindi. “Esattamente. Non voglio che ci accontentiamo di fare solidarietà. Noi dobbiamo pretendere la giustizia sociale. Soprattutto dopo ogni Treno della Memoria, che per me è una politica pubblica ed educativa, e che in quanto tale deve produrre cambiamento e valore sul territorio.” L’immagine è che ogni ragazzo che partecipa diventi poi ambasciatore dell’esperienza e dei valori. Anche attraverso la tecnologia, a cui l’associazione è sempre attenta. C’è un’applicazione e ci sono i gruppi facebook che aiutano a diffondere i contenuti, a creare rete tra i partecipanti. E servono anche ad attualizzare la memoria, a renderla presente, diffondibile. “Noi abbiamo il dovere morale di dare un futuro alla memoria, di non cristallizzarla, di non renderla un elemento estraneo al presente, da venerare e proteggere e basta”. Portare la memoria nel futuro. Questo il grande tema con cui Terra del Fuoco Mediterranea apre il suo undicesimo anno sociale, attraverso un’assemblea aperta che si terrà il 10 ottobre al Convitto Palmieri a Lecce. Un tema che sarà declinato in tre assi di lavoro che saranno il tema generazionale, il lavoro, l’ambiente. Cosa chiedereste alla Puglia del futuro? “Noi chiederemmo grandi opere, ma quelle vere, che hanno a che fare con la visione che abbiamo del futuro di questo territorio. Pensiamo alle grandi opere di bonifica, ad esempio. Vorremmo un territorio senza discariche abusive. Una Puglia e un Salento senza rifiuti tossici interrati, senza un numero crescente di malati per inquinamento. Questo potrebbe unire sia il lavoro che il futuro, sia i diritti che l’economia. Ecco, Terra del Fuoco Mediterranea vorrebbe un territorio davvero sano. Su cui costruire al meglio le risposte da dare domani.” E se immaginiamo che tra le mani operose che si sporcano e costruiscono il Futuro di questa Puglia, ci siano anche quelle dei migliaia di giovani che hanno fatto il pieno di Memoria, possiamo avere tutta la fiducia che serve. FOGLIA LO SPECIALE CHE IL TACCO HA DEDICATO ALLA PRIMA EDIZIONE DEL TRENO DELLA MEMORIA

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