Beni confiscati. Liberiamoli

INCHIESTA. Su 66 beni confiscati in Puglia solo 15 sono utilizzati. 30 infangati in burocrazie, altri abbandonati. I Comuni rifuggono da ‘situazioni scomode’

Di Salvatore Ventruto Abitazioni indipendenti, terreni agricoli ed edificabili, appartamenti, garages, ville, complessi industriali. È variegata in Puglia la mappatura dei beni definitivamente confiscati alle mafie. Secondo i dati presenti sul sito “Liberailbene” della Regione Puglia, sono sessantasei i progetti di utilità sociale, promossi da comuni e cooperative, che prendono corpo da beni sottratti alla disponibilità della criminalità organizzata. Non tutti i progetti risultano però essere operativi. Solo quindici fanno, infatti, riferimento ad un bene “utilizzato e gestito”. Proprietà che una volta rappresentavano il potere dei boss e che adesso sono divenute sportelli informativi per immigrati, centri di assistenza per disabili e di accoglienza per minori, strutture educative per ragazzi dai 15 ai 18 anni, laboratori artistici, centri di aiuto e ascolto per donne vittime di violenze. Trenta sono invece i beni classificati “in fase di progettazione” e ben ventuno risultano “non essere utilizzati”, nonostante siano ormai a tutti gli effetti nella piena disponibilità dei Comuni. Solo dodici i progetti riguardanti la Provincia di Lecce, di cui sei relativi a beni già “utilizzati e gestiti”, cinque “in fase di progettazione” e uno “ non ancora utilizzato”. La provincia di Bari risulta essere la più prolifica, con ben 30 progetti, di cui solo sette però già totalmente avviati e gli altri in fase di progettazione. Sono, invece 4 i beni abbandonati e non utilizzati, nonostante siano stati oggetto di confisca definitiva. Record negativi per la provincia di Taranto (solo due beni confiscati) e per quella di Brindisi, dove su 13 beni confiscati ben 9 sono in stato di abbandono o inutilizzati. SULLO STESSO ARGOMENTO LEGGI ANCHE: Beni confiscati. L'agenzia per la gestione c'è, ma non si vede

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