Staisinergico e un obiettivo: rigenerare

Racale. Ultimo degli incontri del laboratorio di coworking e rigenerazione urbana, con una convinzione: i semi piantati germoglieranno

Di Valentina Isernia RACALE – “La partecipazione diretta di tutti verso intenti comuni e condivisi”. E' stato questo il filo conduttore dei quattro giorni di laboratorio di coworking e rigenerazione urbana voluti e realizzati da Staisinergico e che giungono alla conclusione con l'appuntamento odierno. Un percorso completo, che è partito affrontando questioni di primo piano come la necessità di un sistema nuovo di fare impresa, che dia spazio alla cooperazione sottraendolo alla competizione; ha riportato a galla l'attitudine “al fare rete”, principio tutt'altro che alieno alla cultura mediterranea; ancora, ha generato confronti tra modelli diversi di coworking, realtà giunte da vicino e da lontano per condividere e a loro volta formarsi e ha riportato a galla il concetto di rigenerazione urbana, del rinnovamento e valorizzazione di edifici già presenti sul territorio che attendono solo di essere “riportate in vita”. I lavori di oggi torneranno a fare luce proprio sul concetto di rigenerazione urbana, grazie al dibattito “Recuperare luoghi tra teoria e pratiche”, alle ore 10.00/13.00 e 15.00/16.00 presso l'ex Asilo Nido di via Piave a Racale, tenuto da Roberto Covolo di “ExFadda – L'officina del Sapere” ed Enrica Longo, architetta specializzata in Rigenerazione urbana che vive a Berlino, dove insieme ad altri colleghi ha fondato RARE office, e che ci ha spiegato che cos'è la rigenerazione urbana e qual è la sua valenza sul territorio. “E’ un processo complesso – ha detto -, finalizzato alla riqualificazione non solo fisica, ma soprattutto sociale, culturale ed economica del territorio. In questo senso non deve essere considerata come prerogativa dei tecnici, ma un invito all’azione rivolto all’intera comunità di riferimento. Quello che ci prefiggiamo – ha aggiunto – è il miglioramento della community livability (vivibilità per la comunità) intervenendo con azioni integrate per promuovere ed accrescere la qualità ambientale e sociale di un determinato contesto”. “La rigenerazione urbana – ha continuato Longo – è un concetto abbastanza recente, di cui si sta ancora ampiamente discutendo e la cui sperimentazione è solo in fase iniziale. Sono poche le regioni italiane che hanno già iniziato a normarla. Stiamo quindi assistendo ad un’evoluzione delle politiche urbanistiche che tende a rimettere i cittadini al centro del processo, per una ‘città a misura di persone’, che valorizza le specificità ambientali e culturali dei luoghi e la messa a sistema delle risorse latenti”. Longo ha fatto poi riferimento al fattore emotivo e sociale riferito alla pratica di rigenerazione: “A differenza del semplice recupero territoriale, l’introduzione della variabile ‘qualità sociale’, normalmente percepita dai cittadini in termini di benessere, varietà delle interazioni, sicurezza, ricchezza di opportunità lavorative, culturali e ricreative, introduce anche il fattore emotivo”. Ma quali sono le pratiche di recupero dei luoghi e quali le difficoltà di passare dalla teoria alla pratica? “Anche per quanto riguarda i tool kit attuativi della rigenerazione urbana – ci ha risposto – l’Europa è un grande campo di sperimentazioni. Certamente possiamo individuare delle pratiche ormai consolidate e condivise fino ad essere incluse nei protocolli di Lipsia (2007) e di Toledo (2010). La compattezza e la multifunzionalità dei nuovi insediamenti, la diversificazione, l’agopuntura, la sostituzione e la decostruzione per il recupero del preesistente sono alcune delle tecniche che si applicano durante i processi di rigenerazione”. “Imprescindibili però, anche in queste fasi, rimangono le pratiche di cooperazione e partecipazione in cui devono essere coinvolti attivamente tutti i portatori di interesse per un determinato progetto, poiché tali pratiche rappresentano lo strumento fondamentale per generare senso di identificazione con i luoghi e di riappropriazione degli stessi da parte delle comunità. Altrettanto centrale è la necessità di creare nuove economie per il rilancio territoriale e nuove forme di welfare per rispondere ai bisogni che le popolazioni esplicitano, consapevolmente o inconsapevolmente, in questo momento storico (progetti intergenerazionali, trasmissione dei saperi, sostegno alle fasce disagiate, politiche di affitti calmierato, co-housing, ecc.)”. “Ecco perché la rigenerazione urbana può a tutti gli effetti legarsi alle dinamiche del coworking, inteso come strumento amplificatore di esperienze, idee, risorse e competenze che, ‘ascoltando’ e supportando il contesto territoriale in cui opera, si fa propulsore di processi di crescita. Il passaggio dalle teorie alla pratica non è sempre facile – ci ha detto in conclusione -; le maggiori difficoltà si incontrano proprio nel superare gli attriti tra ciò che è squisitamente tecnico e ciò che è emotivo ed emozionale e nel trovare un collante che li unisca. I vuoti normativi sono un ulteriore ostacolo ai processi rigenerativi. La partecipazione, inoltre, non è sempre vista di buon occhio: se in molti paesi europei è una pratica consolidata, in Italia l’approccio partecipativo, seppur in continua affermazione, non è ancora scontato”. Toto Patera, sociologo e dottore di ricerca in Pedagogia dello sviluppo e Angelo Corallo, coordinatore del settore Ricerca a Ingegneria dell’Innovazione a Lecce e presidente di Innovars, concluderanno i lavori con il dibattito “Imparare a fare rete per imparare a fare impresa“, che si svolgerà dalle 16.00 alle 20.00. Il dibattito verterà su uno dei principi guida di Staisinergico: “Fare le cose insieme, mettere in condivisione strumenti, competenze, relazioni crea non solo una crescita esponenziale nella quantità e nella qualità dei lavori che si possono realizzare, ma soprattutto migliora la vita”. Ecco, sono questi i semi piantati nelle quattro giornate intense del laboratorio Staisinergico nel terreno reso fertile dalla spinta verso il cambiamento. Germoglieranno, certamente germoglieranno. Articoli correlati: Staisinergico, tappa a Racale Staisinergico: modelli di coworking a confronto Staisinergico. Fare insieme a Melpignano Staisinergico, i leoni del Serengeti son tornati

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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